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caro pupo di zuccaro

Pesci d’acqua dolce nel grande mare salato

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Caro pupo di zuccaro,

devi sapere che, in Italia, tutti vogliono la rivoluzione ma preferiscono fare le barricate con i mobili degli altri. Lo diceva Flaiano cinquant’anni fa, lo penso ancor oggi quando ritorno nella scuola che per un giorno si è trasformata in seggio elettorale. Si dirà che viviamo tempi liquidi, fluidi, che non hanno bisogno di contenuti ma soltanto di qualche flessibile contenitore. Si dirà che vogliamo vivere di sensazioni, rinunciando ai ragionamenti. Si dirà, appunto.

In questo Paese al quale non interessa più il percorso ma il risultato, stiamo perdendo di vista cosa abbiamo sotto i piedi: una strada dissestata, lastricata di pressapochismo e qualche buona intenzione. Si parla di responsabilità in modo irresponsabile verso la propria storia, si discute di confronto in un dialogo che si tramuta presto in affronto, si cerca di trovare profondità in pozzanghere vaste come le nostre sicurezze.

Arrovellandoci in argomentazioni funzionali alla sopravvivenza delle nostre bolle, non sappiamo più in quale direzione andare. Idealizziamo una rotta che non riusciamo a seguire, incapaci di affrontare le onde di una realtà che travolge ogni tipo di aspettativa. D’altronde non sappiamo più dove si trovino la poppa e la prua, interessati come siamo a dir per primi di aver avvistato la terra ferma. Pesci d’acqua dolce, ci siamo trovati nella vastità del mare salato.

Sempre tuo, Alessandro

Caro pupo di zuccaro…

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Caro pupo di zuccaro,
devo confessarti che da un po’ di tempo, nel buio delle sale cinematografiche, al riparo da occhi indiscreti, capita spesso di commuovermi dinanzi a storie che poggiano sulla delicatezza dei sentimenti, sulla pienezza dei silenzi che non imbarazzano, sulla solidità dei pochi principi che ci poniamo come guida.

Sarà che troppe gocce iniziano a perdersi in quella fiumana che chiamiamo vita. Sarà che le domande sono sempre più delle risposte e le certezze, le mie certezze, hanno bisogno di essere alimentate dalla dolcezza dei piccoli gesti. Sarà che ho cominciato a distinguere con più chiarezza quali sono le priorità nel sempre più ristretto campo delle possibilità.

Le nostre sono cronache contro lo svanire. Così dicevamo quando la letteratura ci sembrava l’unico modo per confrontarci e misurarci con la realtà. Del resto, pur ingenui com’eravamo, abbiamo sempre saputo che non siamo altro che il ricordo che lasciamo. Oggi non ti nascondo che credo meno nelle parole: nella loro presa, nella loro resa, nella loro difesa. Chissà domani.

Sempre tuo, Alessandro

 

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