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Osservatorio - page 4

Censimento web letterario. Quarta puntata.

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Parodiata, ammirata e sempre seguitissima è Lipperatura, blog della giornalista di Repubblica e autrice televisiva Loredana Lipperini.

Originalissima è toilet, “racconti brevi o lunghi a seconda del bisogno”, la rivista è giunta al 19esimo numero e ha all’attivo anche un’antologia dei primi introvabili sei numeri. Racconti da leggere sulla tazza, nella più grande sala di lettura di tutti noi bipedi implumi.

Epilogo silente per Letture della San Paolo, rivista di letteratura d’ottima fattura che conviveva – e per questo ce ne occupiamo – con un sito impraticabile, danneggiato da paleolitiche gif animate. L’ultimo numero era, per un’amara fatalità, dedicato proprio alle riviste di letteratura. Muore la rivista e le sopravvive il sito tra cui spiccano i dossier che concludevano ogni fascicolo monotematico. Una miniera d’agili introduzioni ai protagonisti della letteratura, della pittura, della musica, del teatro e del cinema.

Tra i dossier, da leggere e stampare: Arthur C. Clarke , Dino Campana, Raymond Carver, Paul Celan.

Si presenta come rivista e blog di “sopravvivenza mentale” Ètempodiscrivere, un collettivo di letture e scritture dove far sopravvivere immagini, pensieri e utopie. Grafica essenziale, un tema di wordpress senza nessuna personalizzazione per un sito da leggere con piacere e salubre curiosità intellettuale.
Dalla filosofia all’etica, passando per il puro e semplice piacer di narrare che ha dato vita anche a un certamen letterario giunto in cinque anni alla dodicesima edizione.

Continua regolarmente ad essere aggiornato AbsolutePoetry di Lello Voce, dove si parla di poesia “in tutte le sue forme”, tra cui spicca il PoeGATOR, il primo aggregatore internazionale dedicato ai siti di poesia attivo in Italia.

Quello che un tempo fu il blog più linkato d’Italia, fenomeno di massa e di costume, è aggiornato con minor frequenza mantenendo una godibilissima qualità di scrittura che funziona anche in versione tascabile . Ci riferiamo – ovviamente – a Personalità Confusa. Ci fu un tempo che qualsiasi cosa leggevi ti spuntava un pezzo di colore, un’intervista, un best off di questo blog, perfino quando cercavi una scollacciata musa nei giornali mestruali da elegger come musa per fertili manovelle.
Il suo autore era universalmente osannato. E fu prontamente battezzato nostra blog-star nazionale. Tanto che tutti i blogger prima o poi ne hanno imitato stile e contenuti, invano. “Personalità Confusa è un’entità digitale multipla. I testi del suo blog sono scritti da uno speciale programma installato sul server collegato in wireless con quattro diversi esseri viventi: una pecora, un tonno, una pianta di gerani e un impiegato che sta perdendo il posto di lavoro. Ognuna delle quattro creature ha un piccolo modem wireless innestato nell’encefalo: da lì, attraverso un grande social network neurale, gli impulsi e le idee vengono trasmessi via satellite in Azerbaijan dove un server pirata, grazie a innovativi software illegali, frulla tutto, elabora, digerisce, rutta e quindi aggrega i materiali e compone i post, ossia gli articoli che si possono leggere sul blog.”.

Taglio fuori da queste note, per implicita scelta metodologica, i blog degli scrittori o quelli dedicati a un singolo autore o a uno specifico genere letterario. Fa eccezione il già citato Giulio Mozzi, o meglio, tutto in minuscolo, “giulio mozzi”, per l’inseparabilità tra autore e l’imprescindibile suo bollettino di letture e scritture.

Altri e forse migliori frutti del web letterario italiano meriterebbero spazio, ma, come s’è già scritto, questa resta una prima ricognizione, perfettibile come ogni umana impresa.

Conclude Luigi Mascheroni dalle pagine dell’ultimo numero di Letture:

“Se, come diceva Gianfranco Contini, l’Ottocento è stato un «secolo di prosa», il Novecento merita l’onore di essere considerato il “secolo delle riviste”. E il successivo, cioè questo? Ci sarà ancora spazio nel Ventunesimo secolo per le riviste?

Tramontato forse per sempre, o comunque pesantemente rimaneggiato nella forma e nei contenuti, il “tradizionale” foglio culturale (messo in crisi dal calo generalizzato dei lettori, dai costi crescenti del lavoro editoriale, dalla spietatezza del mercato, dalla concorrenza dei supplementi di informazione culturale e libraria dei quotidiani), di certo però sopravviverà l’idea di rivista.

Sopravviverà, chiaramente, nell’immenso spazio di Internet dove sono fioriti (e magari già appassiti) molti siti letterari e non solo (da Nazione Indiana a Fernandel, da Carmilla a Il primo amore). E sopravviverà questa idea – da coniugare nella forma che più sarà adeguata – perché più e meglio del libro (prodotto di un singolo, interessato a un ritorno personale) e più e meglio del quotidiano (prodotto di un’azienda, interessata a un ritorno economico), la rivista è stata e rimane il luogo migliore, da parte di un gruppo di intellettuali, per dare voce a una visione “diversa” (di volta in volta e di luogo in luogo rivoluzionaria, innovativa, contestatrice, tradizionalista…) della letteratura, dell’arte, del pensiero, della società. E per dare corpo, attraverso le contrapposizioni ideologiche, le utopie politiche, le battaglie letterarie, la sperimentazione dei linguaggi e la riflessione sui grandi temi etici e civili, a una certa anima della cultura”.

Censimento web letterario. Terza puntata.

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Tra siti che spariscono, blogger che smettono di digitare e riviste che interrompono le pubblicazioni, ecco un’infornata di realtà tuttora attive e in buona salute.

Lankelot è un portale di letteratura e sogni fondato dal letterato Gianfranco Franchi, adesso in libreria con il suo capolavoro Monteverde. Struttura ordinata per questa agorà virtuale che “nasce per dare sostegno al progresso: per costituire un’avanguardia dell’intelligenza. All’insegna della ricerca, della democrazia e dell’amore per la bellezza”.

Golem l’indispensabile ha un comitato direttivo di tutto rispetto: Gherardo Colombo, Carlo Bertelli, Umberto Eco, Renato Mannheimer, Danco Singer. La prima rivista culturale italiana concepita per il web nacque nel 1996, quando il web era l’eco d’una lontana promessa globale, su iniziativa dell’ex barbuto Umberto Eco, del giornalista palermitano Gianni Riotta e del fondatore d’Opera multimedia Danco Singer.

Significativa l’evoluzione della rivista Fernandel, in tempi che molti cercano un rilancio nella solidità della carta, adducendo l’irrinunciabile portabilità d’un manufatto in cellulosa nei luoghi principi della lettura: la ritirata e il letto. Fernandel fu la prima pubblicazione dell’omonima casa editrice, diventando ben presto una rivista affermata e amata, fu bimestrale dal 1994 al 2001, trimestrale dal 2001 al luglio 2007, per poi abbandonare la carta stampata scegliendo la rete, mantenendo la sua peculiarità: racconti e interventi sulla narrativa contemporanea. Piccolo, trascurabile e personalissimo aneddoto: l’intervista che ho rilasciato a Silvana Rigobon divenne il canto del cigno della defunta BombaSicilia.

Carmilla si presenta nello storico rosso e nero delle riviste sovietiche, ed è una zine di letteratura, immaginario e cultura d’opposione. Tra le ultime inchieste più spiccatamente letterarie da segnalare l’attenzione riservata alla New Italian Epic, chi non sa o ancora fatica a capire gli estremi dell’ultimo grande dibattito letterario trova qui esauriente succo degli episodi.

Da rivalutare La compagnia del libro, progetto ideato da Saverio Simonelli, che non disdegna l’ibridazione tra vari media: programma tv nel canale della Cei Sat2000 e sito web. L’intenzione è quella di “creare un luogo d’incontro in tv e in rete dove il libro è al centro”, ma è difficile intaccare il largo e meritato seguito dei tre grandi siti letterari italiani: Nazione Indiana, Il primo amore e La poesia e lo spirito.

Del settimanale RaiLibro la sezione più interessante continua ad essere la mediateca che rimette in circolo alcuni dei piccoli tesori del titanico archivio Rai. Su youtube è facile rintracciare alcune puntate della trasmissione abbinata, Cult Book, come quella dedicata a Altri libertini di Tondelli o al Signore delle mosche di Golding.

Via delle belle donne è una rivista quadrimestrale di letteratura, filosofia e arte ben scritta e organizzata come un palazzo: strettoie, pianerottoli, finestre, camminamenti, ponteggi, giardini e balaustre. Navigabile per sezioni  o comodamente stampabile dalla poco curata versione pdf, affiancata da un blog collettivo nato nel giugno del 2007 e fondato dalla siciliana Antonella Pizzo. I degnissimi contenuti meriterebbero un menabò migliore.

Una teiera e una vecchia pignata ci accolgono sulla nuova versione di BookBrothers che si presenta come un’associazione di pronto intervento letterario per una scrittura a trazione anteriore. Lo slogan e il nome riecheggiano i Blues Brothers: Books Brothers, everybody needs some book to love.

Concludo questa puntata con tre progetti che non bisognano di presentazioni l’open-blog Letteraritudine del catanese Massimo Maugeri, Satisfiction ideata dal free-lance Gian Paolo Serino, prima blog di successo e ora free-press culturale e Mangialibri, con il riuscitissimo simbolo della rosetta di pane condita con una pagina di libro.

Censimento web letterario. Seconda puntata.

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Abbiamo visto calar tenebre e silenzi su molti blog letterari, riviste e progetti sono via via scomparsi, nell’oblio del non aggiornamento, scelta che sposano quasi tutti, preferendola al sicuro oblio d’un sito definitivamente chiuso.

Il nulla li ha infine vinti, anticipato da una fiacchezza nei contenuti, sempre più diradati sino alla scelta finale: “Non parole. Un gesto. Non scriverò più”. Concludeva vita e scrittura così Cesare Pavese nell’antenato di tutti i blog letterari, il suo diario “il mestiere di vivere”, ignoto al “solitario” Paolo Giordano, autore della fetecchia del 2008, quella “solitudine dei numeri primi” che prima o poi qualcuno ci ha regalato, certo di far cosa gradita.

Il bilancio comunque pareggia. Nuove voci conquistano meritata attenzione: Cabaret Bisanzio, mirabile sintesi tra impegno, letteratura e ironia, che annovera tra i fondatori il giallista palermitano Antonio Pagliaro, ricercatore fisico come Giordano, ma di ben altra pasta e spessore, tenutario del “blog inutile” xantology.

E l’affievolirsi dell’interesse per i blog – o, almeno, l’energico ridimensionarsi del fenomeno, coincide con la fine di progetti caduchi come ScrittoMisto, o dimenticabilissime antologie come La notte dei blogger della Einaudi, che di buono aveva solo la copertina col pc ricoperto da variopinti post-it. Giunta al numero due e poi sparita anche la rivista tutta al femminile i monologhi della varechina. In buona compagnia anche con quella che conosco meglio: il cantiere creativo BombaSicilia, giunto su carta e poi concluso.

Resistono tre blog – guarda caso tutti tenute da donne – da far diventare subito un piacere quotidiano: le foto e le didascalie di Buba, una “collezione di attimi” di Georgia Spaccapietra, dedicati a sua figlia; akatalēpsía o degli infiniti ritorni di Clelia Mazzini, lettrice instancabile capace di scovare in un’infinità di libri mirabili citazioni e aforismi e, infine, solo_in_linea della triestina Nadia Zorzin, pagine del suo moleskine disegnate con un unico tratto.

Nadia Zorzin ha pubblicato con la Untitl.Ed “ma-mma”. Casa editrice che pubblica “una sola collana, dedicata interamente ad autori che hanno scelto la rete come spazio privilegiato di espressione”. Una casa editrice che legge, accompagna e pubblica blogger “seguendo nel tempo il percorso di un autore in rete, e ricomponendone poi le tracce, Untitl.Ed prova a individuare l’arsenale del suo immaginario, il suo vocabolario effettivo, il timbro naturale della sua voce. Sarà a partire da questi elementi, e dal comune riconoscimento di quelle tracce, che l’autore verrà invitato a costruire il suo libro”. Il progetto prevedeva successive terne di libri. Il catalogo è fermo all’ottavo libro, proprio quella della Zorzin.

Censimento web letterario. Prima puntata.

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Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Nascono, mutano e muoiono di continuo blog più o meno letterari. Seguendo la definizione della puntuale guida di Giuseppe D’Emilio, i blog letterari sono – per evitar fraintendimenti – quelli in cui prevalenti sono riflessioni sulla letteratura,  recensioni librarie e produzioni di testi narrativi.

L’anno horribilis è stato senza dubbio il 2008. A sei anni dall’esplosione del fenomeno blog seccarono simultaneamente le fonti d’ispirazione di alcuni dei più memorabili weblog della repubblica delle lettere.

Herzog, lettere dal fronte ha chiuso il 17 marzo del 2008. E effe chiuse pure tutti i progetti che aveva partorito e avviato.

Buràn era uno tra i pià azzeccati progetti del web. La traduzione di post dalle varie parti del globo affidata ad altrettanti blogger italiani: “Ci sono mondi che si raccontano, là fuori. Mondi distanti e differenti, voci che chiedono ascolto. Buràn è una rivista letteraria che insegue e traduce storie dal Web di tutto il mondo, annullando distanze e silenzi”.

Sacripante – scritture in metamorfosi tentò di mettere assieme blogger per una rivista monotematica. Arrivò al numero 7, lasciando malinconica in copertina la faccia d’un vecchio lupo di mare, che si gratta per sempre il volto.

Musicaos si fermò pure nel 2008 ma avvisa via twitter proprio in questi giorni il suo timoniere Luciano Pagano che “la nuova casa inizierà a riempirsi a breve”

Demetrio Paolin,  autore del primo saggio in pdf recensito anche dalle prestigiose colonne del Corriere della sera, è adesso in libreria con Il mio nome è legione. Lo scrittore torinese scelse di chiudere la sua amarezza d’un disturbo post trauma il 22 luglio, sempre del 2008 concludendo con Eliot: È questo il modo in cui finisce il mondo / È questo il modo in cui finisce il mondo / È questo il modo in cui finisce il mondo / Non già con uno schianto ma con un lamento.

E hanno chiuso i battenti anche i riuscitissimi cazzeggi letterari del traduttore Lucio Angelini.

Accanto a più o meno blasonati blog di letteratura che tramontano, altri prendono vita con le idee chiare e un piano redazionale dettagliato. Come il magazine di “lettura creativa” Finzioni, giunto già al terzo numero con una grafica leggera e ben curata. Un coinciso manifesto ci informa che “le idee buone sono sempre brevi. E innumerevoli. Ogni libro, reale o inesistente, le porta con sé. L’impegno di queste pagine, e di quelle future, sarà di parlare di libri attraverso le loro idee: brevi, diagonali, alla svelta. Sarà di non entrare in nessun libro ma circolare in tutti. […]Per questo vogliamo essere lettori, non scrittori. Crediamo che la lettura sia un atto creativo e, semplicemente, la trascriviamo”.

Lo scrittore, consulente editoriale e talent-scout Giulio Mozzi ha traslocato prima da dada.net su giuliomozzi.com per poi approdare a un sottodominio della sua creatura vibrissebollettino.net, per tornare infine a gestire solamente vibrisse, sfumando i confini già labili tra il bollettino e il resoconto del suo lavoro nel mondo dell’editoria. Il suo nuovo diario coincide semplicemente con la nuova casa del suo bollettino.

Lo scrittore Giuseppe Genna ha lasciato come mastodontico archivio i suoi Miserabili e ha ripreso ad accatastare materiali letterari e piccole perle nel suo sito personale.

Sopravvivono immutate Nazione Indiana e Il primo amore, quest’ultimo ha un equivalente cartaceo d’ottimo livello pubblicato dalle edizioni Effigie.

Sempre più seguito il blog letterario La poesia e lo spirito, capitanato da don Fabrizio Centofanti, che ha assistito sino all’ultimo quel grand’uomo che fu Don Mario Torregrossa, parroco della Chiesa San Carlo da Sezze d’Acilia.

Concludo questa prima, parziale, monca e incompleta ricognizione segnalando le ultime parole di Gino Tasca, che amò Shakespeare e scrisse sino a poche settimane prima della morte sulle pagine della sua compagnia di scrittura.

Censimento del web letterario italiano. Introduzione.

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Propizia l’estate per principiar un censimento della cosiddetta lit-o-sfera italiana, che sarebbe poi il web letterario dello Stivale. Sbirciare leggio leggio chi è rimasto, chi è passato a miglior vita, chi ha pubblicato, chi s’è arricchito d’esperienze, chi ha scelto di tacere e chi ha semplicemente traslocato su facebook scegliendo di praticar stipsi scriptoria inseguendo haiku. Son gradite, come sempre, fertili collaborazioni.

Gli spazi web dedicati alla letteratura e all’amor per libri e narrazioni avevano avuto un vero e proprio boom tra il 2003 e il 2007. Nascevano quotidianamente webzine, blog letterari, progetti condivisi, case editrici dedicate esclusivamente a pubblicar blogger che erano penne dannatamente buone. Poi pian piano si sono spenti.

Hanno chiuso blog che erano più seguiti d’un giornale. Piccoli generatori d’opinioni che avevano un pubblico affezionato e vastissimo.

A due anni di distanza – che nel web sono un’era geologica – si possono tirare finalmente le somme. Senza dimenticare che Facebook ha dato la spallata finale, vuoi la praticità, vuoi la rapidità, vuoi l’illusione della partecipazione più diretta (rispetto a uno scatto dei contatori dei vecchi blog, vedi chi ti legge, scegli a chi far leggere le tue note).

Che sia vero che FB e la possibilità di sbirciare autorizzati – sommo plus valore! – vite altrui sia la frontiera finale? Perché se il nocciolo è nella velocità e nella sintesi dovrebbe essere twitter a trionfare nell’italico web letterario.

Prima ai lettori dovevi offrire CONTENUTI, approfondimenti. Un commento dovevi sudartelo.

Sia ben chiaro: Facebook è e resta un utilissimo mezzo di comunicazione, con tutti i suoi pro e i suoi contro. Fa circolare idee e contenuti. Ma la forma è vistosamente sacrificata.

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