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Osservatorio - page 3

Serino, King e Melissa P.

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Melissa P., grazie a Serino abbiamo finalmente capito che quella P sta per Poetessa

Abito il web letterario da dieci anni tondi tondi, leggo libri che ancora devono uscire, gioisco ancora quando il postino mi consegna la mia copia stampa d’un libro con cui lotterò per almeno un paio di giorni. Bene, so che la letteratura di consumo, quella che trovi anche al supermercato dovrei scansarla. Ma onestamente, perché? Posso fare un sereno outing, soprattutto dopo che Serino s’è definitivamente zappato i piedi definendo Melissa P. poetessa – e qui dopo due tesi di laurea combattendo con l’ostica Poesia di Celan e Zanzotto avrei dato fuoco a ogni copia esistente della pagina incriminata dell’amata Satisfiction. Se gridare ai quattro venti di desiderar una vagina riccia come una donna di colore fa ottenere diritto di cittadinanza (voglio essere una negra con grossa, negra e riccia fica/ che accumula bianco sperma di bianco di negro e poi/ partorisce figli bianchi o negri/tutti in piedi/ con il culo in aria aperto, i palmi delle mani/sudati), perché vergognarsi di voler leggere per semplice, puro e sottile piacere?

Ho letto 2666 di Bolaño, Horcynus Orca di D’Arrigo, Atemwende di Celan, Pedro Paramo di Juan Rulfo. Ma quando voglio semplicemente rilassarmi, spegnere attenzione e evidenziatore mentale, voglio solo parole che sommate assieme mi tengano compagnia sulle tre linee della metro milanese, ammazzino le 20 e passa ore di treno per tornare in Sicilia. Voglio leggere e rileggere Stephen King, che è soprattutto onesto. Racconta storie. Keep Reading

Stilos – dicembre 2010

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stilosTra le riviste letterarie più interessanti della scena italiana c’è sicuramente Stilos, prima inserto del quotidiano La Sicilia di Catania, poi testata autonoma dello stesso gruppo editoriale. Stilos spicca per la grafica elegante ed essenziale, la qualità dei contenuti e la cura per le immagini. Lo sguardo dal Sud è una caratteristica del progetto, con un’attenzione particolare per gli autori meridionali, ma c’è da dire che la redazione è ben ramificata in tutta Italia e la rivista offre ogni mese una rassegna esaustiva e aggiornata delle principali novità editoriali nazionali. Nel numero di Dicembre – Andrea De Carlo in copertina – c’è una stupenda intervista di Barbara Caputo a Breat Easton Ellis, l’autore di American Psycho, che parla del suo ultimo Imperial Bedrooms. Parla per modo di dire, in quanto il grande romanziere americano – incontrato al Grand Hotel Imperial di Torino – sembra più propenso al cazzeggio che alla discussione letteraria. Tanto che ad un certo punto rivela una delle sue impellenti curiosità sull’Italia. “Dov’è l’isola delle puttane di Berlusconi? – chiede  di botto – Tutti parlano di questo adesso. Beh, è come una rockstar nonostante i suoi settant’anni. Ma perché non pensano che sia un tipo divertente? Tutti vogliono un paparino, un nonno magari anche, però con i capelli tinti e la plastica”.

Notevoli anche le interviste a De Carlo, De Cataldo, Veronesi e Piperno. Da segnalare inoltre la conversazione “a più voci” su Napoli e la recensione di Aurelio Grimaldo del Romanzo Civile di Giuliana Saladino (1925-1999), leggendaria firma de L’Ora di Palermo, di cui Sellerio ha appena ripubblicato il romanzo più importante.

Spunti interessanti infine dalla recensione sull’ultimo Montalbano, Il sorriso di Angelica. “Camilleri e Montalbano – scrive Gianni Bonina – sono probabilmente in rotta di collisione molto più che Salvo e Livia. Che qui, per la prima volta in maniera palese, quasi davanti al lettore, subisce un tradimento per via di una ragazza molto più giovane di cui Montalbano si innamora con uno slancio di cuore e pancia senza precedenti…Il senso di montante avversione che Camilleri nutre per il suo Montalbano appare dunque tale da avere indotto l’autore a rendere il personaggio odioso al lettore, quasi nell’intento di educare il pubblico a disamorarsi. Segno che la fine annunciata da anni del commissario non è molto lontana, sicché Camilleri non vuole sin d’ora che siano versate lacrime in piazza alla sua prossima scomparsa”. (Nino Fricano)

Vibrisse dieci anni dopo

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dieci anniIl bollettino di Giulio Mozzi compie due lustri. Tutto ebbe inizio via mail per tener i contatti tra Mozzi e quelli che frequentavano i suoi corsi di scrittura. Poi il boom e finalmente il nome trovato da Mauro Mongarli. L’aumento esponenziale degli abbonati al bollettino insospettirono i fornitori del servizio internet a cui s’appoggiava il curatore. Con pazienza spedì l’autorizzazione di ogni singolo abbonato, invano. Vibrisse sparì. Per tornare qualche tempo dopo sul web, in forma di blog, con un indirizzo tutto suo: vibrissebollettino.net. Crebbe la redazione, con la riproposizione della storica squadra e il ritorno di una delle più belle rubriche: “Dopo Carosello”.

Dal bollettino nacque anche la bottega di lettura e la casa editrice vibrisselibri, le vibrisse cartoline, la presentazione dei libri porta a porta e la gettoniera di vibrisse. Per ricordare solo qualcuna delle idee più luccicanti.

E oggi cosa resta di una delle voci più originali del web letterario? Quasi nulla, Mozzi che ha reso epici i suoi viaggi in treno per l’Italia vive di rendita. Ha ripreso le redini del bollettino ma per uno scritto degno d’attenzione ci sono almeno quattro-cinque post tappabuchi. Secondo uno schema ben preciso: musica, analisi iconografica d’un tema, retoriche e un paio d’articoli rilanciati dalle pagine culturali del web, dei quotidiani o di blog amici. Periodicamente Mozzi si presta anche alla riesumazione richiamando dall’oblio un suo riuscitissimo racconto dalle raccolte precedenti o ci fa sbirciare nel suo scrittoio, con lacerti del romanzo a cui lavora in maniera altalenante.

Vibrisse ha dieci anni, nel web corrispondono a più d’un paio d’ere geologiche: Vibrisse ha iniziato il suo cammino con gli stegosauri e oggi barcolla insieme alle auto ad idrogeno. Se la poesia e lo spirito ha fin troppi collaboratori (“purtroppo”, annota Mozzi tra i suoi link) , vibrisse soffre verosimilmente della situazione contraria. Si regge solo su Mozzi e sulle sue personalissime idiosincrasie.

Leggi anche la nostra intervista a Giulio Mozzi

Quel che resta del web letterario

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la vera protagonista del web letterario italianoChe cosa resta del web letterario italiano? Un gigantesco universo autosussistente popolato da commentatori compulsivi che fanno il giro delle combriccole spargendo veleno.

Basta guardare le statistiche che recentemente ha pubblicato Giulio Mozzi nel suo bollettino. La navigazione pruriginosa batte perfino l’onnipresente Silvio Berlusconi: Mozzi ha pubblicato gemme e memorabilia ma a stravincere è la vetrina di tette, cosce e culi.

Gironzolando nulla cambia: i post che ricevono più feedback sono quelli di polemica pura, un turbine di tiro al piattello col malcapitato. Sino alla vera e propria persecuzione via modem che subisce Loredana Lipperini nel blog contundente Lapeperini.

Sino al parossismo: il blasonato Nazione Indiana inizia una serie di interviste agli addetti ai lavori della Repubblica delle Lettere e quasi tutti si fermano a far l’analisi logico-grammaticale sulla formulazione – in verità formalmente infelice – delle domande.

La letteratura diventa pretesto per inscenare stupri verbali. Nel vuoto cosmico delle prospettive presenti e future si rimpolpa la vita sciupandola sul web. Scatti di contatore provocano orgasmi, l’invidia tracima. Se qualcuno viene segnalato da uno dei big, repentinamente da “simpatico” viene scagliato nel girone dei sopravvalutati.

La diagnosi è sempre uguale: è stato notato solo per averla fatta ancora una volta fuori dal vaso. Forse ha ragione Vasco Rossi che ha voluto trovare un senso a questa storia finanziando tra un concerto e l’altro Satisfiction.

vibrisse: ritorno alle origini?

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Il bollettino di letture e scritture fondato e diretto da giulio mozzi ha fatto da apripista per larga parte del web letterario italiano. Da tenere d’occhio quindi la discussione sulle sue possibili evoluzioni, che potrebbero coincidere con un ritorno alle origini, nella forma del bollettino via mail. Corsi e ricorsi?

La misteriosa sparizione delle pagine culturali

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Le pagine culturali s’estinsero presto rimpiazzate prepotentemente dal gigantesco globo autoreferenziale del web letterario. Sopravvivono paginoni che non disdegnano la nobile arte della promozione marchettara.
E le forbici s’arrugginiscono, le stampanti si seccano e la carta respira triste, incartando pesci.
Non si salva neanche quel che resta di gloriosi allegati, come Tuttolibri. Che ha generato una serie infinita d’emuli malfermi, come l’Almanacco dei libri di Repubblica che ogni sabato dimostra che abissi abbia raggiunto il giornalismo culturale, affidato a gente che non disdegna di promuovere i propri editori e la propria risicata cerchia d’amici.
Gli stessi parrucconi che non disertano mai quelle malmestose kermesse, giunte all’incartapecorimento ontologico.
E il Corriere lascia che a glorificar libracci sia D’Orrico.
Gli album di ritagli che scoppiavano di stimoli per saccheggiar opportunamente librerie sono un bagliore di tempi tramontati.
Che stanno indietro, al pari delle polaroid, dello scatto del rullino, del vhs e del vecchio dentone delle barrette kinder.
E la rete si scalda per il palese plagio del disegnatore della riduzione fumettistica de “Le cronache del mondo emerso” di Licia Troisi.
In questi anni di perenne rifacimenti di facce, tette, culi, mostri degli anni Ottanta, sacre icone come il vulcaniano Spock nessuno ha ancora trovato la voglia, l’energia e il piacere di ripensare seriamente le pagine culturali di quel che resta dei quotidiani.
Che già sbagliano in partenza abbinando spettacoli e cultura. Creando accostamenti che farebbero impallidire il genio pirandelliano che accostò tomi inaccostabili nelle mensole sorvegliate dal vecchio Mattia Pascal prima delle due sue dipartite.
E le giunoniche mammelle dell’ultima sopravvissuta al Grande Fratello or ora calendarizzata schiacciano inevitabilmente l’inedito di Montanelli, gli aforismi di Kafka e le pagine vive e sofferte d’uno sfigatissimo scrittore dell’altra faccia della Terra.

Le pagine culturali si sono estinte e il gigantesco globo autoreferenziale del web letterario non potrà mai rimpiazzarle. Quelle che sopravvivono sono soltanto paginoni che non disdegnano palesare la nobile arte della promozione marchettara.

E le forbici s’arrugginiscono, le stampanti si seccano e la carta respira triste, incartando pesci e uova.

Non si salva neanche quel che resta di gloriosi allegati, come Tuttolibri. Che ha generato una serie infinita d’emuli malfermi, come l’Almanacco dei libri di Repubblica che ogni sabato dimostra che abissi abbia raggiunto il giornalismo culturale, affidato a gente che non disdegna di promuovere i propri editori e la propria risicata cerchia d’amici.

Gli stessi parrucconi che non disertano mai quelle malmestose kermesse, giunte all’incartapecorimento ontologico.

E il prestigioso Corriere lascia che a glorificar libracci sia D’Orrico che ogni due pagine deve citar o Roth o Faletti.

Gli album di ritagli che scoppiavano di stimoli per saccheggiar opportunamente librerie sono un bagliore di tempi tramontati. Che stanno sempre più indietro, al pari delle polaroid, dello scatto del rullino, del vhs e del vecchio dentone delle barrette kinder.

E la rete perché si scalda? Per il palese plagio del disegnatore della riduzione fumettistica de “Le cronache del mondo emerso” di Licia Troisi.

In questi anni di perenne rifacimenti di facce, tette, culi, mostri degli anni Ottanta, sacre icone come il vulcaniano Spock nessuno ha ancora trovato la voglia, l’energia e il piacere di ripensare seriamente le pagine culturali di quel che resta dei quotidiani.

Che già sbagliano in partenza abbinando spettacoli e cultura. Creando accostamenti che farebbero impallidire il genio pirandelliano che accostò tomi dicotomici nelle mensole sorvegliate dal vecchio Mattia Pascal prima delle due sue dipartite.

E le giunoniche mammelle dell’ultima sopravvissuta al Grande Fratello or ora calendarizzata schiacciano inevitabilmente l’inedito di Montanelli, gli aforismi di Kafka e le pagine vive e sofferte d’uno sfigatissimo scrittore dell’altra faccia della Terra.  Non sarebbe l’ora di abolirle del tutto queste stitiche promozioni e pubblicare direttamente un bel necrologio per il giornalismo culturale?

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