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Osservatorio - page 2

Uno vale uno, sempre lo stesso

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Il Movimento 5 Stelle, circa due mesi fa, ha mandato alle redazioni dei giornali una sorta di glossario “di riferimento” con cui è preferibile esprimersi tutte le volte che lo si nomina. L’iniziativa poteva sembrare eminentemente fascista, ma denotava anche la consapevolezza che una grande rivoluzione culturale, in quanto tale, deve investire anche il linguaggio. Parole nuove in base al contesto veicolano significati nuovi perché il M5S propugna una nuova chiave di interpretazione del mondo odierno, per dire. Discutibile o meno, mi aveva colpito questa attenzione al linguaggio. Ora, però, l’incombente campagna elettorale, trasformando quel linguaggio in slogan, ha messo le parole sottovuoto e io non posso fare a meno di notare certe sue derive ridicole che ricordando il mitico Flaiano (La situazione politica italiana è grave ma non seria) tendo a definire potenzialmente drammatiche.

Parole, ovvero quando gli slogan non funzionano e, anzi, nascondono la verità o qualche magagna da infiocchettare. “Uno vale uno”, per esempio: suggestivo ma ingannevole più di ogni altra cosa in un contesto che si definisca politico, promotore cioè di una visione del mondo condivisa, rispetto alla realtà circostante, che poi riesca a trasformarsi anche in processo decisionale collettivo. Tralasciando le molteplici varianti del primo aspetto, quello positivamente visionario per cui (quasi) ogni idea di Paese deve avere diritto di cittadinanza, si può infatti sindacare sul secondo aspetto: quello del processo decisionale.

In tal senso, “uno vale uno” sarebbe slogan onesto e verosimile in qualunque ambito decisionale in cui gli individui aventi diritto di parola fossero solo due, una situazione in cui entrambi possono esprimere liberamente ciò che pensano e valutare ascoltando le opinioni dell’altro, le quali, a loro volta, devono avere lo stesso peso specifico, quindi garantire a ciascuno il diritto di veto. Naturalmente, in caso di disaccordo, questa organizzazione immobilizzerebbe il processo decisionale in una tipica situazione di stallo alla messicana, tanto cara al regista Tarantino. Essendo invece il M5S una realtà fatta da più di due persone, il suddetto slogan non può che definirsi disonesto, inverosimile, fuorviante. Il tentativo forzato di farlo diventare onesto, verosimile, rappresentativo, anzi, basta a smascherare la realtà che esso cerca di promuovere. Mi spiego. Keep Reading

Serie tv come nuova letteratura?

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Lost

La serialità televisiva, da metà anni Novanta in poi, in qualche occasione è riuscita a creare piccoli gioielli che non hanno nulla da invidiare, per caratterizzazione dei personaggi e significato intrinseco dell’opera, al grande cinema o ai capolavori della letteratura mondiale. Vedere le serie televisive in maniera sociologica/antropologica non basta più. Hanno chiavi di lettura che vanno al di là della classica rappresentazione della società e dei suoi mutamenti, per quanto queste considerazioni siano degne di massimo rispetto e meritino notevole attenzione. Alcune serie tv non si limitano più ad intrattenere. Riescono a cogliere sfumature, dettagli con acume e sensibilità incredibile, dando spazio a riflessioni e considerazioni di altissimo livello. Ecco i personali magnifici sette di serie tv che hanno questa tanto decantata dignità letteraria. Iniziate a vederle, se non lo avete fatto. Se avete già visto parzialmente o totalmente, diffondete il verbo. E’ ora di fare sul serial. Keep Reading

Frivole utopie: cambiamo le parole di Zuckerberg

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Si può criticare un sistema – facebook – dall’interno? Non parlo affatto di abolizione ma solo di correzione, per stimolare una maggiore consapevolezza in chi fa uso delle sue dinamiche e dei suoi meccanismi. Qui, per esempio, si propone di modificare il linguaggio che lo caratterizza e attualmente ne dà una rappresentazione di valore, per sostituirlo invece con una terminologia neutra che ribadisca più onestamente il suo essere mero strumento tecnologico.

Pensando ai tanti araldi della resistenza mediatica, della controinformazione partecipativa, della democrazia dal basso, insomma agli stanatori pneumatici di complotti che pur difendono a spada tratta questa piattaforma blu, c’è da chiedersi perché nessuno veda in essa un esempio di tirannia espressiva, un abnorme schedario detentivo dei nostri usi, gusti, abitudini, opinioni, finalizzato al lucro sempre maggiore di chi specula sulla nostra guinzagliata libertà di parola. Il contrario della democrazia, insomma. Non vi siete accorti che, per come è stato sviluppato, facebook è la sublimazione delle vite nostre in pubblicità?

L’autentica novità, però, è che stavolta siamo diventati prodotti volontari. La bacheca è la vetrina. Il prodotto si infiocchetta da sé e si poggia da solo in bella mostra. Non parlo delle aziende di vario tipo che, naturalmente, sfruttano in modo appropriato i social per espandere il loro marchio e fare più contatti, seppur ricorrendo a stalking di prima categoria. Parlo di noi persone. Se questa nostra incessante auto-promozione avrà spesso un magro riscontro nella realtà (se non affiancata da una pregressa e solida “presenza qualificante” sul campo) essa costituirà invece, a prescindere, l’ingente guadagno del padrone di casa. Eppure, qualcosa ci fa continuare spontaneamente per questa strada. Ecco la vera innovazione, la rivoluzione che a Zuckerberg frutta miliardi ogni anno: la trasformazione di ciascuno in prodotto volontario.

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Stilos di Febbraio, le perle di Claudio Magris

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Pieno zeppo di materiale il numero di febbraio di Stilos. Copertina dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Viene proposta una riflessione critica sul Risorgimento, con interviste agli storici Giordano Bruno Guerri e Gigi Di Fiore, autori rispettivamente de “Il sangue del Sud – Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio”(Mondadori) e “L’assedio che condannò l’Italia all’unità” (Rizzoli). Incontro inoltre con Sergio Romano, autore di “Vademecum di storia dell’Italia unita” (Rizzoli).

Da segnalare un bell’approfondimento su Calabria e ‘ndrangheta. Interviste al docente di letteratura Nuccio Ordine, al giornalista Paride Leporace ed a Gianluigi Nuzzi, autore, insieme a Claudio Antonelli, di Metastasi (Chiarelettere), che ha raccontato la storia di Giuseppe Di Bella, amico d’infanzia e per anni uomo di fiducia del boss Franco Coco Trovato, uno dei capi storici dell’organizzazione, il padrino calabrese che con il sangue ha colonizzato il Nord Italia.

Stilos propone interviste a Mauro Corona, Alberto Asor Rosa, Loredana Lipperini, Gianluca Morozzi, Emma Pomilio, Kadar Abdolah, Claudio Magris. L’incontro con il grande scrittore germanista, al caffè San Marco di Trieste, fornisce numerosi spunti di riflessione.

Considerazioni di Magris su provincia e città: “Quanto all’ambiente umano, la provincia indubbiamente e un intérieur che presenta aspetti potenzi altamente positivi, ma talvolta l’individuo non sa coglierne le opportunita, e allora diventa peggiore rispetto alla metropoli, dove la liberta individuale almeno viene garantita. La metropoli sottrae l’individuo al controllo geloso di una collettività, – pensi al Faust di Goethe: la tragedia di Margherita non sarebbe successa in una metropoli, – la metropoli è uscire da se, ha aspetti che la provincia non offre. Anche il Vangelo dice: “Lascerai tuo padre e tua madre”. Il Vangelo invita a staccarsi dal grembo materno. La mamma e anche il borgo natio, la piccola patria, l’identità nazionale e religiosa”. Keep Reading

Novità in Sicilia: riparte “L’Ora” e nasce “Sud”

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Bell’inizio 2011 per la Sicilia dell’informazione. Nascono due mensili che propongono di portare un po’ di aria nuova nel triste e martoriato giornalismo siciliano. Il primo è il magazine Il Sud, in uscita a febbraio il secondo numero. Il secondo è la riedizione del leggendario quotiano della sera L’Ora di Palermo, che rivive ne I Quaderni dell’Ora. (Nella foto adesivi promozionali a Bologna).

Il mezzogiorno al centro è lo slogan che campeggia sotto la testata di Sud, diretto da Antonella Sferrazza. Nel primo numero una bella inchiesta sull’emigrazione giovanile. “Il futuro in valigia”. Da segnalare l’intervista di Veronica Femminino a Franco Battiato. Che dichiara, categorico: “I giovani fanno benissimo a lasciare il Sud Italia”. Ma c’è una speranza di riscatto per il Sud? “Dovrebbe cambiare qualcosa dal punto di vista cosmico, la razza umana sta peggiorando” risponde il cantautore catanese. Che fare, allora? “Mai arrendersi ma continuare a lottare in vista della propria autorealizzazione, cercando il luogo più favorevole all’attecchimento delle proprie ambizioni”. Keep Reading

Stilos di gennaio, inchieste e letteratura sudamericana

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Stilos

Stilos riparte con una nuova campagna abbonamenti e con un progetto sempre più organico e stimolante. Il numero di gennaio spicca per la varietà dei temi e la qualità dei contenuti proposti. Oltre che le classiche interviste e approfondimenti su cultura, arte e letteratura, la rivista – nata a Catania ma distribuita in tutta Italia – offre ampi reportage di attualità.

Giornalismo con tutti i crismi, insomma, come l’inchiesta di Vincenzo Ruggiero Perrino sugli scavi di Pompei dopo i crolli del 6 novembre 2010. “Pompei e una vacca storica – dichiara Luca Goldini a Stilos – munta e spolpata in un patto scellerato fra politica, sindacato, malavita e chettefrega individuale”. “I crolli sono una metafora – commenta Vincenzo Consolo – di quello che e il crollo del nostro paese. Bondi e indegno di occupare il posto che occupa. I nostri sono beni unici al mondo, sono le uniche ricchezze, alle quali purtroppo neanche teniamo. Il nostro e un paese senza memoria, senza cura, e il crollo e culturale, morale, politico”. Keep Reading

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