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Fruizioni - page 20

"Monteverde": una letteratura di carne, sangue e incendio

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Il nuovo romanzo di Gianfranco “Lankelot” Franchi, pubblicato da Castelvecchi.

L’avevamo intervistato in occasione della pubblicazione di Disorder:

«La letteratura per me è carne e sangue, è tutta la mia vita. Dobbiamo combattere a oltranza e sognare una rivoluzione culturale. La massa non mi interessa e non mi interessa quella (larga) parte della nostra generazione rimasta uncinata al tubo catodico, a Feltrinelli, Stile Libero Einaudi e MTV. Cazzi loro.
Noi dobbiamo cambiare le cose, restituire centralità alle Arti e spiegare ai cittadini cosa significa cultura indipendente e nuova distribuzione delle opere d’arte. Noi dobbiamo denunciare i grandi gruppi editoriali e le influenze ideologiche e partitiche su certi gruppi editoriali. Noi dobbiamo spiegare che Mondadori e Feltrinelli taglieggiano legalmente la concorrenza, tra distribuzione e librerie. Noi dobbiamo sradicare e spargere sale sul passato. L’incendio l’hanno appiccato Dino Campana e Guido Morselli. Le loro esistenze pretendono giustizia. Dico che devono averla e che l’avranno. Da parte mia, avranno tutto il mio sangue, fino alla meta». Keep Reading

Dal «senso della fine»
alla «fine del senso»:
il romanzo infinito e il libro nudo

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Il romanzo infinito e il libro nudo: voglio che qualcuno mi spieghi il senso di una “figata”.

Il libro, ogni storia contenuta in esso, ha sempre rappresentato un immenso universo dentro una perfetta architettura finita. Al suo interno, in deposito, l’indispensabile requisito del senso: relazioni concordanti e discordanti fra le parti che vivono in questo spazio chiuso. Questo “meccanismo”, se così vogliamo chiamarlo, non dice altro (non c’è altro) che la maniera umana di concepire, di dare senso all’esperienza di vita e al tempo vissuto: narrativamente. Il cosiddetto “senno del poi” e la sua potenza di risignificare anche una vicenda vissuta con segno opposto è solo un esempio del principio che governa la potenza del racconto: il “senso della fine”. Anche le trame che si intendono descrivere “a finale aperto” rientrano in questo discorso. Esse non sono altro, infatti, che terre d’espansione per quella festa dell’interpretazione a cui ogni uomo-lettore di diritto è invitato. Ma si parla sempre e comunque di opere che vivono dentro precisi artifizi atti a produrre un effetto di senso – in questo caso – spaesante. Per restituire un qualche significato, persino l’effetto del non-sense, del dubbio e dell’indeterminatezza non esistono scappatoie da questo semplice principio: il mondo ha bisogno di “contorni” per avere senso. L’esperienza deve essere chiusa. Il senso è un’esperienza chiusa.

Eppure ieri ho letto il giornale. Due notizie diverse ma entrambe testimonianze di un mondo senza più contorni. Keep Reading

Del terremoto, di morti e feriti, di share e peluche, di registi e principi e cuochi e premier tra le macerie, di lego e sabbia, di vignette e dentiere, in Abruzzo.

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Percorsi di una città in lotta contro l'oblio

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Via Scippateste al Capo, Palermo
Via Scippateste al Capo, Palermo

Ad ogni palermitano piace ricordare quanto straordinaria e varia sia la storia della sua città, ma forse non tutti saprebbero dire dove si trova la via Scippateste o sarebbero in grado di dare indicazioni a chi volesse visitare la chiesa della Madonna della Mazza.  Keep Reading

Stiamo cercando di resistere

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La lettura ha un suo simbolo iconografico. È una fotografia scattata nel 1940, durante i bombardamenti tedeschi di Londra. Mostra le macerie di una biblioteca. Al di là del soffitto crollato si vedono i fantasmi degli edifici circostanti; al centro del pavimento, un intrico di travi crollate e di mobili in frantumi. Ma tutt’intorno gli scaffali sono rimasti in piedi, e i libri ancora ordinatamente allineati sembrano intatti. Keep Reading

In cerca d'indignazione e orgoglio

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È appena arrivato in libreria l’ultimo libro di Dacia Maraini, edito dalla Giulio Perrone editore. Il titolo generico “Sulla mafia” rende giustizia della varietà di questioni, che l’autrice affronta in queste pagine, tenute insieme dal comune denominatore della legalità, intesa come valore etico, politico, sociale.

Eppure non è solo un valore, un’esigenza tenace, quella della legalità e della giustizia, a tenere insieme questo volume, che accosta il monologo struggente e intenso di una madre con il figlio pentito, ormai morto, agli interventi della Maraini pubblicati sul Corriere della Sera tra il giugno del ’92 e il dicembre del 2008, in anni cruciali che vanno dalle stragi di mafia alla diffusione allarmante delle associazioni mafiose in regioni che, fino ad oggi, sembravano immuni da questo fenomeno.

Le parole dell’autrice intrecciano immagini e personaggi, quali Rita Atria, Maria Concetta Riina, il giudice Falcone, Emanuele Notarbartolo, che si richiamano e si sovrappongono, creando la storia intensa e complessa di ciò che è oggi l’Italia e la Sicilia, di ciò che avrebbe potuto essere, di ciò che vorremmo che fosse. Keep Reading

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