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Creazioni - page 21

CHIUDENDO I CERCHI di Federico Penza

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Il tempo miserabile consumi
Me, la mia gioia e tutta la speranza
Venga la morte pallida e mi dica
Pàriti figlio.

Dino Campana

Nelle ultime ore dell’anno, mentre tutti sono intenti a preparare le bottiglie da stappare, i botti da far esplodere, mentre prendono i calici del servizio buono, mentre mani di donna tagliano fette di pandoro, mentre tutti quanti svolgono egregiamente i propri rituali, io mi fermo e faccio memoria dell’anno appena trascorso.

E’ un’usanza che ho preso da mio padre, anche lui, poco prima del brindisi si isolava e ripensava ai dodici mesi precedenti. Poi veniva a brindare con noi e ci raccontava le sue dodici storie dell’anno appena passato. Era un tipo solitario, era il maggiore di sei fratelli e due sorelle, ma amava stare in disparte quando tutti loro si riunivano, lui era così, gli piaceva osservarli stare insieme e tanto gli bastava.

Ho ereditato da lui questo amore per la solitudine, questo osservare la gente dal di fuori del gruppo.

Mi piace sentire l’aria fredda contro il naso e avere le orecchie gelate, mi fa ricordare di essere vivo e che tutti i momenti che ho vissuto sono ancora dentro di me, tenuti ben fermi nella mia memoria e pronti a ritornare vivi non appena io lo desideri.

Ho preso l’abitudine di fare questo mio escursus diviso in mesi, ognuno dei quali hai il suo piccolo, o grande, evento. Ora vorrei spegnere la luce e ricordare. Keep Reading

L'ULTIMO DEI LETTORI AUTONOMI di Tonino Pintacuda

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lettori

Ho lavato le lenzuola e le ho stese di notte, così nessuno mi ha visto.
È successo di nuovo, ho rifatto quella cosa. E mi è piaciuto vedere come quel liquido gocciolava dentro di me. L’ho fatto di nuovo. Ho bevuto un altro libro a letto. Come facevo da bambino, sotto le coperte, con la torcia, senza tenere in considerazione i rimproveri di mia madre.

Pure che m’hanno chiuso qui perché non riesco a smettere. Keep Reading

Bagheria morì all'improvviso

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In occasione del lancio della nuova grafica editoriale, l’Approfondimento ha pubblicato in due puntate il racconto di Tonino Pintacuda “Bagheria morì all’improvviso”.
L’editing del testo è stato curato da Domenico Di Tullio.

Ecco il pdf: la prima e la seconda parte.

(La bella foto di Vincenzo Giammalvo è il migliore commento al nuovo volto di Corso Umberto I).

IL POSTO DELLE CUCUZZE di Tonino Pintacuda

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in attesa (stefa, once puck_midnight)
in attesa (stefa, once puck_midnight)

Mariuzzu e Marilù si conobbero grazie ad una zampata del destino che qui si arrota le unghia sui sogni degli innamorati. Dicono i vecchi che l’amore è l’unica cosa che ci salva, che smuove montagne e ti fa aspettare un altro maggio sul calendario.Ci credeva pure Mariuzzu, lui che le sparava grosse, così grosse che manco dovevi fare lo sforzo di tentare di credergli, però erano fesserie innocue, giganteschi palazzi di minchiate che satellitavano sempre più lontani dalla verità. E con la nuova coppia filavano giorni e minchiate, tutti e due, innamorati e gonfi di piccole piccole menzognuzze sempre più leggere.

Un giorno di novembre, il cugino di Mariuzzu incontrò Marilù e una sua amica al mercato del pesce. Lui cercava un tonnareddo da fare a tutto dentro, lei una spatola da digerire prima dei consueti due giorni che richiede la tonnina o qualunque altro pesce ammuddicato. Keep Reading

L’afferracazzintallaria

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Paolo Lo Cicero era un afferracazzintallaria.
Era questa l’efficace definizione usata da suo padre per segargli i sogni.

– Non ti ho mandato a scuola per vederti coi capelli ‘ngrasciati e la barba lunga. ‘Sti fumetti che disegni sono solo tempo sciupato. Tempo che non tornerà più.
– Questi non sono “fumetti”, è arte sequenziale.
– Chiamala come minchia vuoi, resti sempre un’afferra cazzi ‘nta l’aria. Devi mettere giudizio.

Finiva sempre così con suo padre. Keep Reading

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