Leggere con i grassetti per la memoria: ‘Chirù’ di Michela Murgia

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Ci sono abitudini inspiegabili che firmano le persone. Il mio personale autografo è il modo in cui ho sempre scelto i libri da leggere: leggendo la prima e, se non convinta, l’ultima frase.

L’inizio di Chirù è come quelle canzoni belle al primo ascolto, quelle che calzano benissimo nel periodo che stai vivendo e che non necessitano dell’abitudine di ascolto. In qualche modo musicale, il primo messaggio che il libro mi offre è che tutto seguirà il canone della sincerità e dell’eleganza.

Chirù di Michela MurgiaCapisci che un libro è quello che fa per te quando qualsiasi momento in cui lo leggi è quello in grado di compiere su di te un progressivo atto di astrazione dalla realtà, in grado di farti perdere la fermata dell’autobus diretto all’ufficio una mattina feriale, di farti scuocere la pasta, di farti dimenticare di stendere la lavatrice.
Chi legge per piacere legge nei momenti liberi, e nella frenetica vita di ogni giorno i momenti liberi sono spesso i “momenti dell’attesa”. Quegli intervalli tra un dovere e l’altro nei quali ci si può concedere il lusso di fare qualcosa che non è solo strettamente utile necessario o doveroso e per questo è scelto, incondizionatamente.
L’attesa è stata ridisegnata magistralmente dalla Murgia quando, leggendo nei pensieri più ovvi e nascosti della viaggiatrice seriale che sono diventata, ha descritto con semplicità quello che sulla pelle di chi va via prima o poi viene inciso: il pericolo di chi ci aspetta.

Quando si viaggia si sta attenti a non perdere gli aerei, le valigie o gli appuntamenti, invece è da chi rimane sulla soglia a salutarci che occorrerebbe restare in guardia. Chi ci attende nella case da cui partiamo coltiva a modo suo la nostra assenza.

Un disegno così chiaro delle dinamiche che avvicinano e allontanano le persone, ha sciolto per un istante di benefica comprensione il nodo della mia domanda ricorrente: tornerò mai? Con la grazia di parole scelte una per una e difficili da immaginare diverse, questo libro risponde a domande informulabili, rende concreto e dedicato un universo di significati prima astratti e condivisi. Sembra che mi parli, e che mi abbia già letto a sua volta.

Oggi posso ascoltare con più umanità quella vocina dentro che ormai si limita a scuotere paziente la testa, e so che “torna indietro solo quello che è uguale a come è partito”.
I buoni libri sono quelli che ci offrono tanti temi in tante sfumature, e quindi la libertà di scegliere i grassetti da usare nella nostra memoria. I bei libri quelli che lo fanno con una tale forma da sembrare scritti da sempre, con una sincera bellezza che quasi dispiace leggerli per paura di finirli presto, per quella teoria che si mangia prima quello che ci piace di meno, lasciando per ultimi i sapori più gustosi.

Silvia Balacco

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