Libri come olio di ricino

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Libri come olio di ricino. Oggi, giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, apri il sito della Treccani e lo trovi chiuso, con la scritta “Leggi un libro” e “Siamo spiacenti, oggi il portale Treccani è spento” e questo perché l’istituto “promuove” la giornata mondiale di turno. Leggi un libro? Certo. Allora chiudo il sito del vocabolario! Che bella idea. Si sa, chi apre il sito della Treccani è uno che non legge mai libri: la cosa più sensata da fare è invitarlo a leggere anche altro, invece di ostinarsi a trangugiare solo dizionari.

Oggi, giornata mondiale del libro e del diritto d’autore (chissà di chi è il copyright sull’idea Unesco delle giornate mondiali) arriva al culmine l’iniziativa #ioleggoperché, pubblico grido con hashtag annesso in favore della lettura: sono previsti incontri nelle piazze di Milano, Roma, Cosenza, Sassari e Vicenza e una chiamata alle armi per i “messaggeri” della lettura (per saperne di più potete andare nel sito ufficiale). Il tutto all’insegna dello slogan “Il libro come esperienza da condividere. Un link per connettersi al mondo. Una rete cui appartenere. Una passione da diffondere”. Che tenerezza.

E dai, leggi un libro, su, un piccolo sforzo, non ti costa niente, te lo regaliamo noi, basta che dopo lo leggi, eh? A Palermo, oggi Modusvivendi regala il terzo libro, se ne compri due. Iniziativa lodevole come molte altre che la libreria indipendente adotta per resistere contro le concorrenti di catena e i monopolisti Mondadori e Feltrinelli; toccasana per i lettori accaniti che negli ultimi anni contengono gli acquisti per motivi di portafoglio. Peccato che in Italia, prima di arrivare al terzo libro, se ne dovrebbero leggere almeno due e invece, nel 2014, il 59% delle persone tra i 7 e i 70 anni non ne ha letto nemmeno uno. Dubito, perciò, che iniziative del genere possano avvicinare nuovi lettori alle librerie. Ma il libro cerca disperatamente di essere alla moda.

Così, fra le tante proposte, incontri, eventi e persino una nuova miniserie sul web, stasera ci sarà anche una messa prefestiva dedicata ai libri, in prima serata su Rai3, con tanti nomi glamour imbeccati dal celebrante Fabio Fazio, no: Pierfrancesco Favino, attore (nei panni di Fazio). Non dico che non ci sta: ci sta, per carità, ci sta tutto, non ho la puzza sotto il naso. Ci sta il book-crossing e reading letterario in metropolitana qui a Roma, le presentazioni, le ricorrenze e le infinite pagine web dei siti dedicati agli amanti dei libri, proiezione della lettura come fatto bulimico. Però, scusate, posso leggere pochi libri e lentamente, quelli che dico io? Quello trovato in soffitta sotto strati di polvere con le note scritte dal nonno, quello che un amico mi ha prestato anni fa e ancora mi fa l’occhiolino dallo scaffale, quello che ho trovato in bancarella e aspetta che colmi una lacuna sul lessico di casa Ginzburg. Non per forza quello che è appena passato in tv tra Enrico Letta e la Littizzetto, quello della quindicenne che racconta tutto il sesso già consumato, quello del giornalista che ti dice come pensarla sull’ultimo fatto di cronaca, quello da cui hanno tratto il film in 3D.

Il primo libro che ho letto, l’ho letto per imposizione dell’insegnante alle elementari o in prima media. Ora non ricordo se fu Capitani Coraggiosi di Kipling o Ivanhoe di Walter Scott, cioè non ricordo se ho odiato prima l’uno o l’altro, si può dire anche così. Quella imposizione mi fece riprendere un libro in mano, di mia sponte, solo all’ultimo anno di liceo, credo che fosse Ultime lettere di Jacopo Ortis. Giuro che nel frattempo, prima di ritrovare Foscolo, non ho vissuto male e ancora oggi, nelle case, le grandi librerie fino al tetto mi fanno un po’ impressione, mi danno come un senso di claustrofobia che mi fa subito cercare la finestra nella stanza.

Si vive benissimo senza leggere, così come si vive benissimo senza conoscere alcune persone, anche belle persone. Poi però ne incontri una e non sai più stare senza. Leggi di un baronetto che un giorno sale su un albero e non vuoi più staccarti dalle sue pagine. Succede per caso, e il caso prima o poi arriva sempre, fidatevi. Non leggete, dunque: saranno le terzine di un certo canto o le pagine iniziali di un vecchio libro a leggere il vostro… “dentro”, come direbbe Tea Falco. Allora non sarete lettori perché #fafigodirecheleggi libri, ma persone a cui forse andrà di raccontare che cose belle può immaginarsi e mettere su carta un proprio simile. E soprattutto sarete trasversali, sarete laici, da citare Tea Falco senza tema di venire etichettati male da accigliati dispensatori di passaporti culturali. Ecco, leggete e riuscirete a fottervene sempre più di quello che dovete essere. Sacra e profana è la lettura, indipendente l’animo formato da buone pagine. Mai incatenato a imposizioni, il verbo leggere, che condivide l’avversione per l’imperativo con alcuni altri verbi: il verbo amare e il verbo sognare.

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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