Dittico, al genitore e all’amico

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Il genitore che soffre a leggere
poesie del figlio
dove manca un altrimenti detto
che gli sia già noto.
Il genitore che di quei versi
non misura candore e spavento
ma una distanza siderale
mai saputa prima.
Il genitore che non ha mai sentito
uscire quelle parole
di bocca al bambino, ormai
estraneo al suo cono d’ombra.
Il genitore che di questo non parla
perché, soffrendo, tocca
diminuire se si vuole
che l’altro cresca.
Il genitore che soffre quel suo lembo
staccato, dentro il figlio
da ricucire col filo invisibile
della speranza amorosa.

***

Impossibile riempirli
i tanti vuoti di esperienza
non condivisa,
ci saranno altre emozioni.
Ci saranno altre emozioni
se è inutile il resoconto dettagliato
o gli occhi ancora negli occhi
a cercare l’antico sapore.
Quella parte resterà dimenticata e muta
anche se ora pare che basti
il fianco delle parole,
ci saranno altre emozioni.
Ci saranno altre emozioni
anche se quello che ti sei perso è perso
ed è poco ripetere
ti voglio bene.
Allora le righe bianche, lo spazio vero
lasciato ad altre partenze
che presto ci faranno
insieme di nuovo.

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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