Amanti del prossimo

senti, non devi essere più bravo, ma meno costoso.
allora potrai anche essere meno bravo, ma lavorare.
sì, hai capito bene: cerchiamo gente poco preparata.
chi lavora per noi, però, non deve affezionarsi tanto.
ché lavorando s’impara e poi, si sa, ti Monti la testa.
«ma sono migliorato, sto qui da anni, merito di più».
senti, tu mi piaci, sto cercando di darti un consiglio.
la prossima volta lavora senza imparare, la prossima.
la prossima volta non invecchiare, la prossima volta.
e ora dai, che ho da fare: avanti il prossimo giovane.

 

Nel passaggio fra terre diverse

Nel passaggio fra terre diverse
vince quella che mi abita,
il giardino sulla roccia del monte Gallo
sveglio di cipressi, palmizi e alberi sdentati
fra scale ombrate d’oleandri
e lampioncini gialli in mezzo ai rami.

È dove un giorno io
m’è rimasta l’anima impigliata.

È dove ancora nelle sere d’ottobre
fronte ai gattini ciechi
un vento la scuote
e una luna fissa dal cancello
panche di legno e giare cucite
come parte di una Realtà innegabile¹.

È dove oggi non io
al risveglio nel letto di un’altra città.

¹ cito un verso da Semplicità  di J. L. Borges (Fervore di Buenos Aires, 1923)

Le sfince di Palermo

Santo è pà Giusé
ca ‘ntra le vampe
dei cortili balla
e le sabbie di scirocco.

Bello è pà Giusé
ca com’ i sfince
di Palermo mangia
e le carte quarantotto.

Questo è pà Giusé
ca ntra la varva
del sorriso canta
e lombra mia di sotto.

(Marco Bisanti)