Qui in Sicilia

Riprendiamo dal blog del nostro Nino Fricano una riflessione sull’aria asfittica che in Sicilia spinge sempre più gente a emigrare e, al contempo, trasforma chi resta. Uno sguardo amaro dal Sud, forse parziale ma, per ciò stesso, potente e lucido come solo una denuncia “dall’interno” può essere. Qualcosa che ci sta a cuore e di cui abbiamo già parlato, anche in forma lirica. Una sveglia per chi pensa all’Isola ritratta nelle cartoline.

Tornando qui in Sicilia, costretto alla contro-emigrazione forzata, scopro la Sicilia degli adulti, degli arrivati-a-destinazione, di quelli che non hanno più “tutto da vivere, tutto da fare, tutto da immaginare”. Messo in stand-by il fermento di andarmene da qui a tutti i costi, mi guardo attorno. E cosa vedo.

Una terra bellissima, di una bellezza scomposta, eccessiva, contraddittoria, che prende alle viscere, che smuove il sangue, la schiuma, i fluidi. La vegetazione, ribelle e selvaggia, così altezzosa nella sua splendente deformità e durezza. Il sole, ti si conficca nel cervello e ti inietta energie che non sono le tue.

Una terra che ti riempie e ti svuota con poche zampate febbrili, muovendosi veloce, volando alto, come un rapace dei più belli e terribili. E la gente, la gente, modellata da millenni di “giochi di potere sulla nostra pelle”. I loro contorni si sono delineati piano piano, per sfregamento, contro una superficie spinosa, piena di chiodi aguzzi, quale è la Sicilia.

Sarà il contesto economico, sarà l’economia massacrata da governanti criminali – quasi come in Congo o in questi stati africani, ricchissimi e ridotti alla fame dallo schifo del potere – non so perché, ma qua la cifra sociale, lo spirito collettivo, sembra proprio essere quello della mediocrità. Leggi tutto “Qui in Sicilia”

La resa di Henry Miller

henry millerAmore assoluto come libertà assoluta di due persone che liberamente si cercano e liberamente si trovano e si amano senza nessuna forzatura e in perfetta sintonia. L’Utopia dell’arrendersi vicendevolmente, dell’abbandonarsi alla fiducia totale. I Grandi Artisti sono sempre stati affascinati dalle altezze impossibili delle utopie e dalle sbarre invalicabili del possibile, dell’insopportabile stridore tra l’ultra-astratto e l’ultra-concreto. Henry Miller è uno di quelli che più ha approfondito, in lungo e in largo, tutte le sfaccettature dell’amore. La resa è forse il suo concetto più importante, espresso stupendamente in un lungo brano della sua Crocifissione Rosea.

In Tropico del Cancro, nella girandola di ritratti di amici e conoscenti, parole significative escono dalla bocca del personaggio discutibile – beh, tutto in Henry Miller è discutibile – di Van Norden.

In un certo senso Van Norden è pazzo, ne son convinto. La sua unica paura è di restar solo, e questa sua paura è così profonda e persistente che anche quando lui è sopra una donna, persino quando è saldato con lei non riesce a sfuggire al carcere che si è creato. “Provo ogni cosa”, mi spiega. “A volte addirittura mi metto a fare conti, o comincio a pensare a un problema filosofico, ma non serve. È come se io fossi due persone, una delle quali stesse lì a sorvegliarmi. Mi incazzo con me medesimo al punto che mi ucciderei….e in un certo senso è quello che mi succede ogni volta che ho l’orgasmo. Per un secondo, come dire? Dimentico me medesimo. Non c’è più nemmeno un me stesso allora…non c’è nulla….nemmeno la fica. È come comunicarsi. Dico veramente, dico sul serio.
(…) E in cambio di quell’attimo ti tocca sentire tutte quelle stronzate sull’amore…a volte mi fa impazzire…Mi viene voglia di buttarle fuori, immediatamente…di tanto in tanto lo faccio. Ma non basta a tenerle lontane. Perchè a loro anzi piace. Quanto meno gli dai retta, tanto più ti corrono dietro. Nelle donne c’è qualcosa di perverso…in fondo sono tutte masochiste…
“Ma allora cosa vuoi da una donna?” chiedo.(…)
Vorrei potermi arrendere a una donna” sbotta. “Vorrei che mi portasse via da me medesimo. Ma per far questo dovrebbe essere migliore di me; deve avere un cervello e non soltanto una fica. (…) Se soltanto riuscisse a farmi credere che sulla terra c’è qualcosa di più importante di me. Cristo, io odio me stesso!”.

“Specialmente quando ho una donna accanto, una donna mi mette a posto, più di ogni altra cosa. Questo solo chiedo alle donne, di dimenticarmici. A volte mi perdo nelle mie fantasticherie che non ricordo il nome della fica, o dove l’ho pescata. Buffo, vero? È bello trovarsi un corpo caldo, fresco, accanto a te quando ti svegli al mattino. Ti dà un senso di pulito. Diventi, come dire…spirituale…almeno fino a quando non attaccano quelle stronzate dell’amore eccetera. Ma perchè tutte queste fiche parlano sempre d’amore, me lo sai dire? A quanto pare non gli basta una bella scopata…vogliono anche l’anima tua…”.

In Insomnia, scritto nel 1974, un ormai anziano Henry Miller si innamora di una giovanissima e bellissima showgirl giapponese. Leggi tutto “La resa di Henry Miller”

Giovanni Canzoneri, il colore di una Sicilia che forse non c’è più

conti zaffarani“Tu pensi che la moneta faccia la felicità?”…
“Minchia!”…
“Può darsi, ma senza sticchio l’uomo cos’è?”
“Di nuovo questa storia! Tempo al tempo. Non ti preoccupare, bisogna avere un po’ di pazienza, e vedrai che arriverà il giorno che ti farai pure gli arretrati”…
“Ho quarantasette anni, e in quest’arco di tempo l’unica cosa che mi ha dato benefici sessuali è stata questa…” mostrandogli la mano dritta “…manco le buttane mi vogliono. Una volta sola sono andato, era una sera d’inverno e faceva un freddo cane ed ero ammantato sino all’osso, la signorina si rese molto disponibile quando le feci vedere i soldi e sorridente ‘ncuminciò a spogliarsi. Man mano che si levava un pezzo mi allisciava facendomi acchianare le quaranate. Rimasta nuda, come mamma l’ha fatta, cominciò a denudarmi. Ci accuminciò di sutta, prima ‘i cavusi poi ‘i mutanni e via discurrendo, e mentre mi svestiva, si stricava come una gatta in calore, ma quando mi scoprì il volto, rimase paralizzata, appresso cuminciò a vociare come una pazza, tanto che richiamò la presenza del magnaccio, che mi pigliò per i capelli e mi buttò giù per le scale nudo e crudo, dopo una bella passata di legnate”.
“Una volta…sentii dire che ogni uomo, sulla terra, ha a disposizione sette donne”
“E chi è questo cornuto che ne ha quattordici?”
“Pensi che sono minchiate?”
“Non lo so, di una cosa sono certo, venderei l’anima al diavolo per farmi una santa fottuta”.


Giovanni Canzoneri
ha 36 anni ma racconta un mondo antico, usi e costumi, modi di pensare di una Sicilia scomparsa. Humus arcaico, valori lontani, umorismo “diverso”. Il tutto con una lingua inconfondibile, imbevuta di dialetto, snella, agile, appassionante, spesso esilarante. Già, perchè Canzoneri – della Sicilia passata – non si concentra sul melodramma, sull’epica, sul pomposo, quanto piuttosto sui piccoli siparietti comici, sulle furbizie e le stupidità del popolo, sui dettagli di colore. Leggi tutto “Giovanni Canzoneri, il colore di una Sicilia che forse non c’è più”

”Messina Denaro, il mio vicino di casa”. Intervista a Giacomo Di Girolamo

Giacomo Di Girolamo fa il suo mestiere, e lo fa benissimo. Con umiltà e competenza riesce a fare giornalismo e antimafia in un territorio ostico e pieno di insidie. Con il suo ultimo libro, racconta Matteo Messina Denaro, che potrebbe essere il suo “vicino di casa”.

Caro Giacomo, L’invisibile mi ha dato l’impressione del risultato di una vita di giornalismo. Sei giovane eppure hai già una bella esperienza. Puoi raccontarmi la tua storia nel giornalismo? Cosa hanno rappresentato per te la provincia di Trapani e Matteo Messina Denaro?
Ho cominciato a fare radio a 16 anni. Rmc 101, la radio di Marsala, la più ascoltata in provincia di Trapani. Mi mangio le parole (ancora oggi) eppure mi è toccata in sorte, la radio. Prima facevo i notiziari, poi dal 2000 ho cominciato a condurre programmi di approfondimento ed inchieste. Dal 2007 sono direttore della radio e del portale www.marsala.it. Facciamo 12 notiziari al giorno, programmi di approfondimento, dirette. Abbiamo ottenuto tantissimi riconoscimenti. Credo molto in un giornalismo non “resistente”, ma “residente”. Mi spiego: negli anni si è creato uno stereotipo sull’informazione in Sicilia del tipo “chi vuole raccontare la mafia, prima o poi finisce ammazzato”. Gli esempi, purtroppo, non mancano.
Tuttavia ciò si è trasformato in una sorta di alibi: la Sicilia è una terra irredimibile, solo gli eroi possono raccontarla davvero, e prima o poi finiscono ammazzati. Insomma, la delega a fare inchieste toccherebbe a pochi martiri. Mentre gli altri stanno a guardare e si preparano a battere le mani e a partecipare al corteo funebre. In realtà non è così. La Sicilia non ha bisogno di un giornalismo resistente, ma residente. Ovvero, di un giornalismo “ad altezza d’uomo”, in grado di raccontare, con semplicità, senza isterie, quello che succede nel territorio. Il mio compito è attraversare le vie della mia città, le città della mia regione, conoscere le persone, incrociare sguardi, e restituire a chi mi legge, a chi mi ascolta, la profondità degli sguardi che ho raccolto, il loro abisso, la violenza o la speranza che racchiudono. Matteo Messina Denaro è il mio vicino di casa, condividiamo moltissime cose, tante esperienze. Il prendere coscienza della sua vicinanza mi aiuta a non averne paura. Abbiamo paura di ciò che non si conosce, e fin quando deleghiamo la lotta alla mafia ai grandi inviati che vengono dal nord a raccontare la mafia ai siciliani le cose non cambieranno.

Com’è fare informazione in un posto come la provincia di Trapani?
Difficile come in altre parti d’Italia. Pochi mezzi, poche professionalità. Assenza totale di opinione pubblica, cioè di una società civile in grado di reagire alle inchieste pubblicate, agli scandali messi a nudo. Nessuna capacità di indignazione da parte dei cittadini, nessuna capacità di vergognarsi da parte di politici e imprenditori nonostante condanne pesanti. Nello specifico, comunque, in provincia di Trapani si avverte un isolamento maggiore verso chi denuncia o racconta certi fatti. Non è per complotto o per strategia. L’isolamento nasce perché c’è una resistenza culturale al cambiamento, e comunque si tende a guardare molto chi racconta un fatto non a cosa racconta. Su di me dicono che sono stronzo, comunista, spettinato, stravagante. Leggi tutto “”Messina Denaro, il mio vicino di casa”. Intervista a Giacomo Di Girolamo”

Biagio superstar

Sciortino netturbino
Il nostro eroe, spazzino per un giorno

Gli abbiamo rotto le scatole per quattro lunghi anni e solo ora, a millenovecento chilometri di distanza, abbiamo capito il perché. Non etica professionale. Non passione civica. Non birichineria cattedratica. No. No. La nostra era solo invidia.

Il notiziario online di Bagheria www.90011.it nasce nel settembre 2006, ad opera del geniale e scriteriato Giusto Ricupati. Fin dall’inizio noi, giovani o giovanissimi giornalisti, cominciammo a rompere le scatole al caro Biagio. Si, lui, l’ipertricotico sindaco della città delle ville. Alto, prestante, look variegato, parlantina sciolta, sorriso smagliante. Prima insegnante di volley, poi psicologo e operatore sociale. Un volto nuovo, pulito, affabile, nella paludosa politica locale siciliana. E, soprattutto, un gran bel pezzo di figlio. E noi invece, neppure lontanamente trentenni, un metro e settanta di media, già alle prese con stempiature più o meno evidenti. Roba da far girare il boccino. E così, spulciando i manuali di giornalismo, ci siamo attaccati all’impossibile per mettergli i bastoni tra le ruote. Ci piazzavamo tutti impettiti davanti al Comune, pronti a bacchettare ogni suo passo falso. Miserabili.

Certo. C’è da dire che il poveretto, ottimo assessore alla cultura nella precedente sindacatura, non è stato certo avaro di assist. Scandali e scandaletti si succedevano a raffica. Dagli scrutatori raccomandati ai soldi pubblici bruciati, alle gaffe assurde, alle situazioni grottesche. Per noi erano la manna dal cielo, ovvio. Mentre lui, costretto ad improvvisarsi sindaco, doveva fare i conti con una maggioranza bizzosa, un consiglio comunale incasinatissimo, una città che è un groviglio di emergenze. Privatizzazione dell’acqua, caos rifiuti, emergenze sociali, magna magna generalizzato, cani che si contendono ogni ossicino di potere. Insomma, il caos. Tanto per dire, in questi giorni si consuma il quarto rimpasto della giunta bagherese – un futuristico intruglio di Pd, Udc e liste civiche più o meno rappezzate. Un po’ come alla Regione, dove Raffaele Lombardo ogni giorno è costretto a raccattar frattaglie da Prima Repubblica. Leggi tutto “Biagio superstar”