Trame. 3 – Festival dei libri sulle mafie

«La trama è il filo che costituisce la parte trasversale del tessuto; avvolto sulle spole, viene introdotto per mezzo della navetta tra i fili dell’ordito per ottenere l’intreccio del tessuto». La Treccani conferma che la trama serve, molto in breve, a tenere insieme un tessuto; che sia di stoffa, vegetale, animale, sociale, narrativo, il dato già acquisito resta la sua coesione. Non potevano scegliere parola migliore – penso entrando per la prima volta a Montecitorio – per battezzare questo “festival dei libri sulle mafie” che si terrà per il terzo anno consecutivo a Lamezia Terme, dal 19 al 23 giugno. Iniziativa lodevole perché in alcune terre e contesti l’aggregazione serve e salva più che altrove. E potrei anche finirla qua: definizione, oggetto, luogo, raccomandazione.

Invece, poso gli oggetti antipatici al metal detector e passo con un cartoncino pinzato alla tasca – conferenza in sala Aldo Moro – da questa parte del Palazzo, «è necessario tenerlo sempre in vista, signore». Qui dentro sono tutti puliti, sistemati ecco, il vestito non fa una piega e sorridono quando ti guardano o camminano in sordina, è il loro lavoro; se no conversano in mezzo a tanto legno e ottone, tramando fili di voce nelle miriadi cubiche d’aria impassibile per i metri d’altezza ai soffitti dipinti. Qui si fa la nostra Storia, o almeno si ratifica quella che per lo più è decisa in case che non sono palazzi dove la gente sorride, per viuzze lontano da quel piazzale: l’Italia, spesso e non sempre, è un mistero che conoscono in tanti, il segreto di Pulcinella.

Ma non voglio andare fuori trama, e poi ho deciso di venire qui dando una tregua ad alcuni miei pregiudizi, già tanto solleticati dai tank media telematici: ai festival fiere saloni e compagnia bella sui libri si registra sempre tanta affluenza; con la galassia pubblicistico-immaginativa sulle mafie si fanno tanti bei dindi. Non dico sia facile, ma ogni tanto è bene ricordarsi che esistono anche le persone vere, ascoltare senza filtro le cose che fanno in carne e ossa, sentirle parlare della lotta che portano avanti lontano da qui, in una realtà ad aria compressa. Continue reading

La magia esiste

Questa è la prefazione che ho firmato per il libretto Favole di bambini palermitani, curato da Ludovico Caldarera e pubblicato recentemente da Salvatore Coppola. La copertina è di Silvestro Nicolaci e forse rende il senso di questa antologia, unica nel suo genere, meglio delle parole. Tra le cose che ho fatte e a cui tengo di più. Disponibile sul sito dell’editore o a Palermo, presso il Teatrino delle Beffe, libreria Modus Vivendi e altre indipendenti.

«La magia esiste» è qualcosa che andrebbe insegnato ovunque e ricordato a tutti. Ma come insegni una cosa se non la sai più riconoscere? Ti rivolgi a chi se ne intende, a chi vede ancora bene tutti i nessi e non fa differenza fra una nuvola e un palazzo, un barbone e un meteorite, un vecchio albero e un amico. Ci sono bimbi nei paraggi?

Lo chiedo per me e giro la domanda a chi si accorge di loro sempre meno. Gli adulti. Stregati da un mondo senza fantasia, in questi tempi difficili spesso non riescono a vedere a un palmo dal loro naso quadrato e si allontanano sempre più dietro ai Fatti – ciascuno i suoi. Nella nostra amata Palermo, e quasi ovunque, così sono finite persino le briciole di Hansel…

In una favola tutto sarebbe più semplice, i bambini lo sanno. Ma sanno pure che nella realtà il Cavaliere mascherato non può vincere da solo “Mister X”, bisogna essere in tanti e uniti. E se li ascolti, ricordi la magia che si chiama «stare insieme», la chiusa di ogni favola.

C’erano una volta e per fortuna ancora oggi, i laboratori creativi che Ludovico Caldarera conduce nelle scuole elementari e medie palermitane, ma anche nel suo prodigioso Teatrino delle Beffe. Con burattini costruiti, animati e interpretati da loro stessi, i piccoli partecipanti devono inscenare delle storie. Quindi, prima inventarle. Hanno totale carta bianca: nessun limite o tema da seguire, fantasia a briglia sciolta. Negli anni, il capocomico ne ha selezionate alcune così com’erano, senza apportare modifiche o correzioni sugli originali, e ora eccole qua. Continue reading

Roberto Roversi, ottantanove anni di cultura italiana

Oggi è il compleanno del grande Roberto Roversi. Riporto qui una nota di pochi giorni fa scritta dall’editore Luca Sossella, e l’intervista al poeta bolognese fatta da Michele Smargiassi per la Repubblica lo scorso giugno.

Ho incontrato (la prima volta) Roberto Roversi nel settembre del 1977 a Bologna in via Castiglione, nella sua libreria Palmaverde. Bologna bruciava. In centro. Se uno si prendeva la briga di andare a Osteria Grande, faccio per dire, poteva notare che nessuno si era accorto di nulla. Io avevo vent’anni, Roversi cinquantaquattro. La mia età di oggi. Siamo nati lo stesso giorno, il 28 gennaio. Sabato compirà ottantanove anni. Nel 2008 abbiamo pubblicato una edizione in mille copie di Tre poesie e alcune prose, le “tre poesie” del titolo (da lui voluto con forza, ma c’è qualcosa che Roversi non voglia con forza?) sono i suoi tre libri più importanti di poesia Dopo Campoformio (nella versione 1965), Le descrizioni in atto (1969-85) e i versi riuniti nel Libro Paradiso (1993). Vi sono inoltre due estratti dai romanzi Registrazione di eventi (1964) e I diecimila cavalli (1976), e una mia scelta di suoi scritti (tra 1959 e 2004) dal titolo Materiale ferroso. Sono felice di apprendere oggi, a inventario chiuso, che rimangono solo 226 copie del libro. Il punto di pareggio era a settecento copie, quindi l’edizione ha realizzato un ricavo superiore alle spese. Lo vedete che la buona poesia paga! E’ la cattiva che si fa pagare…

L’anno scorso gli avevo proposto di fare una lettura di suoi testi, non da parte sua, ovvio, ma da parte di coloro che hanno dei debiti nei suoi confronti. Mauro Felicori, all’epoca direttore dell’assessorato cultura, aveva reso possibile la lettura ad alta voce in un luogo che io avevo sognato, la Sala Borsa, spazio molto bello in piazza Maggiore. Non se ne fece nulla, malauguratamente ebbi l’idea di mettere a parte Roberto dell’iniziativa. Le sue armi dissuasive sono più precise del raggio laser. La faremo più avanti. Per il suo centesimo compleanno, nel 2023.

“Troppo bianchi questi muri”. Per 65 anni nessuna parete attorno a Roberto Roversi mostrava l’intonaco: solo dorsi di libri. Ma adesso, dall’appartamentino che condivide con la moglie Elena, collaboratrice d’una vita, al quarto piano di un palazzone assediato dai kebab, i libri sono quasi spariti. Annuisce, malinconico e sorridente, appoggiato al bastone, la candida barba risorgimentale arcuata alle punte come un monumento: “Quattro anni, la nostalgia si sente”. Il poeta libraio oggi ottantasettenne, il severo patriarca bolognese, amico e ospite di una generazione di grandi intellettuali italiani, l’eclettico autore di poemi, di prosa civile, teatro, di dischi pop con Lucio Dalla, ha ceduto nel 2007 la sua tana, la libreria antiquaria Palmaverde, ma da pochi giorni si è privato anche di gran parte della sua biblioteca personale: donata alla libreria Coop Ambasciatori, che l’ha messa all’asta volume per volume, versando il ricavato ai senzatetto. Solo qualche superstite nello studio, “ma li ricordo tutti, i libri della mia vita”.

Quali ha tenuto con sé?
Ma è ovvio, quelli che devo ancora leggere. E anche quelli che voglio rileggere come se fossero nuovi.

È giusto rileggere?
A volte indispensabile. Manzoni letto a vent’anni è intollerabile, a cinquanta comincia già a migliorare, a ottanta è eccellente, lo leggi come guarderesti un paesaggio dall’alto.

E poi?
Qualche classico del Novecento e quelli dei miei vecchi amici: Vittorini, Bassani, Calvino, Volponi… Mi sono necessari per leggere tutto il resto, sono come un machete nella foresta tropicale.

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Ziska… è uno strepitesto!

 

Ziska, la strega delle piramidi non è soltanto una lettura d’evasione, ma è un ritorno al ritmo, al sapiente concatenarsi degli eventi, un piacere per chi sa apprezzare aldilà della storia, un valore aggiunto che solo un grande scrittore può regalarci.

Avevo già parlato del romanzo che ho tradotto per la Castelvecchi editore, qui. Ora ne ha parlato anche Pia Barletta. Per leggere la sua recensione andate su Strepitesti.

Aggiornamento: affinché l’intera homepage di Pupi non diventi un’egoistica rassegna stampa della mia traduzione di Ziska, segnalerò altre recensioni qui di seguito:

1) qui ne parla Corpi freddi con un articolo di Barbara Baraldi

2) qui ne parla Argonline con un articolo di Elena Cirioni

3) qui ne parla L’Oelil de Lucien con un articolo di Giuseppina La Ciura

4) qui ne parla Greenyellowale 

5) qui ne parla la Sovrana lettrice

6) qui ne parla la House of books 

 

Il tesoro nascosto di Marie Corelli

Di seguito alcuni estratti dalla mia post-fazione di Ziska, la strega delle piramidi, l’ultimo romanzo che ho tradotto per la collana che la Castelvecchi dedica ai classici riscoperti. In libreria dal 30 maggio. Qui potete dare una sbirciata anche alle prime pagine, e cliccando sull’immagine di copertina guardare il booktrailer trasmesso dal nostro canale youtube. Buona lettura!

Spesso si dice che ormai resta poco da inventare e che tutto è già stato pensato e già stato detto. Di sicuro la storia si ripete ma non per questo, fortunatamente, ci vieterà mai lo stupore di certi ritrovamenti. Così, come un reperto affiorato dalle sabbie del tempo, la figura di Marie Corelli sta ritornando alla luce grazie alla sua opera. Oltre a questa prima traduzione italiana di Ziska, negli ultimi anni da altre case sono approdati in libreria, rispettivamente i suoi primi due romanzi, L’idillio dei due mondi e Vendetta!, e Il principe del mondo.

Traino importante di questa riscoperta, non solo italiana, sono state le indagini dei cultural studies che hanno riconosciuto la valenza dei suoi numerosi scritti in quanto rappresentativi di gusti, valori, paure, opinioni, abitudini di lettura e dell’ossessione sessista della classe media inglese in epoca vittoriana. Ma a niente sarebbe valso il contributo accademico se la scrittrice e la multiforme prolificazione delle sue invenzioni non fossero stati realmente al centro della temperie che diede i natali al genere gotico, horror e fanta-esoterico permettendo di accostarla a gente del calibro di Poe, Stocker, Marsh, Rymer, Verne, Conan Doyle, e tanti altri.

Eppure, escludendo un paio di nomi, Marie fu tanto glorificata dal pubblico quanto duramente osteggiata dalla critica maschilista dell’epoca che, nelle parole di Grant Allen sul “The Spectator”, almeno una volta fu costretta a riconoscerne comunque il «deplorevole talento». Solo una personalità come la sua poteva polarizzare in questo modo lodi e anatemi, essendo decisamente sopra le righe anche rispetto alla media eccentricità degli artisti che sulle ceneri dei ultimi romanticismi fecero propri i galvanizzanti stimoli delle nuove scoperte psichiche e scientifiche. Tutto di lei contribuì a crearne il mito. In certi ambienti era nota come la “Haggard femmina”, per il fatto che probabilmente le ragazzine trangugiavano i suoi libri ricavandone lo stesso piacere dei coetanei maschi che seguivano le avventure di Allan Quatermain. [...]

Vita. La sparuta serie di biografie rancorose che la riguardano ci riporta nel 1855 a una casa nella contea inglese del Surrey, proprietà di Charles MacKay, famoso giornalista, poeta e autore di canzoni. Molto probabilmente il primo maggio di quell’anno le faccende domestiche subirono una battuta d’arresto, visto che la governante Elizabeth Mills era impegnata a partorire a Londra la figlia illegittima del padrone. [...]

Opera. Saggiando il tessuto romanzesco di questa biografia sull’attuale interesse per l’opera corelliana, si potrebbe parlare di una vera e propria risurrezione vendicativa dell’autrice ‘modello Ziska’ sui passati pessimi giudizi che la riguardarono. [...] La vera risposta arrivava comunque dai tanti romanzi che Marie sfornò cimentandosi nei generi più vari. Unica nel creare atmosfere, delineare luoghi e personaggi, l’autrice di Ziska declinò in modo originale le influenze già elettriche del suo tempo. Quando tutti credevano a qualunque invenzione esoterica e ogni paesello aveva un centro di ricerca psichica, la sua idea dell’occulto, invece di sposare ciecamente la frenesia modaiola, rifletteva la ricerca di un preciso misticismo fantastico. Basti ricordare qui le due trilogie che la consacrarono presso gli amanti del genere e al contempo indussero i benpensanti a sospettare che avesse troppa simpatia per il diavolo. [...]

Ziska. Se è vero che ogni scrittore tenta di riscattare con la sua visione le storture del tempo in cui vive, anche il suo tredicesimo romanzo offre un campionario di temi che ben la rappresentano. Gli ingredienti tipicamente corelliani che ritroviamo in questa storia parlano di una sorta di religione dell’eterno amore incorporeo, di orrori erotici, trasmigrazione delle anime e reincarnazione, uniti a un forte scetticismo verso le teorie evoluzioniste, a una critica feroce della società moderna per la sua vacuità e alla denuncia-disprezzo del relativo maschilismo imperante. Ma l’importanza della strega delle piramidi non si esaurisce qui. Nell’introduzione alla recente ristampa americana, Curt Herr fa notare un evidente collegamento tra Ziska e altri due capolavori intramontabili del gotico vittoriano, il Dracula di Stocker e The Beetle di Marsh che a quanto pare attinsero a una sorta di universale ispirazione cupa regnante nell’Europa dell’anno 1897. [...]

Come ha osservato Carol Poster «col passare del tempo i libri di Marie Corelli, che furono stampati su carta acida, si stanno ossidando e disintegrando a una velocità preoccupante». Che corrano il rischio di subire lo stesso destino degli antichi papiri egizi coevi alla sua principessa Ziska? Forse il futuro le riserverà un’altra generazione di ammiratori trasferendo le sue opere dalle righe d’inchiostro ai bit delle ultime piattaforme digitali. Di certo il suo affezionato Henry Miller, osservò: «Nel caso di una riscoperta della sua opera si può star certi che sarà la donna più vilipesa e condannata, come lo fu in vita. Marie Corelli crea dipendenza o ti trasforma in un nemico giurato». Chi può dirlo? Magari, trattandosi di letteratura sovrannaturale, al prossimo giro la storia non si ripeterà.