Tag archive

lavoro a milano

3 anni, due cuori e
la scoperta della milanesità

by

C’è chi ha scritto bestemmie sul cuore
però i conti per sé li sa fare
e il totale non cambia anche se fa star male.
Però non piange mai
se non è davvero solo…
I duri hanno due cuori
col cuore buono amano un po’ di più
I duri hanno due cuori
col cuore guasto
odiano sempre un po’ di più ooohhhh! 

Ligabue canta che i due hanno due cuori. Uno guasto e uno buono. Ne servono almeno un paio per affrontare a testa alta questi anni. Ci dicono che la crisi ci ha tolto ogni sogno e tutte le speranze, le stesse che i nostri genitori sacrificio dopo sacrificio ci hanno messo nel petto. Ma se qualcosa questa vita milanese mi ha insegnato è proprio la differenza tra illusioni e sogni. Mia madre e mio padre mi han tirato su con la filosofia dei vecchi paladini di Francia, gli stessi che vedevo all’opera dei pupi in piazza Madrice. Gli stessi che vivono per sempre nei colori dei fratelli Ducato.

Spazzate via le illusioni, restano le speranze, quelle vere. Quelle che da noi sono il marchio degli ‘afferracazzintallaria‘. Tre anni dopo quel biglietto di sola andata per Milano la vita elargisce ancora lezioni che mi fanno sbattere la testa al muro. Ma la testa resiste. Ho visto l’ultimo capolavoro del nostro Peppuccio Tornatore qui a Milano, al cinema Eliseo in via Torino, l’arteria che collega i Navigli al Duomo. La sala era piena di milanesi in pelliccia e Moncler d’ordinanza. Le immagini scorrevano terribili nella pellicola che il regista baarioto ha dedicato al crollo delle illusioni. La storia del banditore d’asta Virgil è la migliore metafora di questi anni. Lui che per tutta la vita ha preso la vita con i guanti è diventato un pupo nelle mani di chi credeva amico. La migliore offerta è quella che da sempre Billy ha fatto a Virgil Oldman che era troppo impegnato a lucrare sulle sue donne dipinte per accorgersi di avere un solo vero amico. E l’unico personaggio vero nel teatro dell’assurdo che è la vita è la Nana, la vera Clara. L’ultima illusione di Virgil cade e resta solo un automa. A questo cerca di ridurci questa vita, se gli permettiamo di svacantarci cuore e cervello per inseguir facili guadagni. Ma la crisi rappresenta da sempre un momento proficuo per l’umanità tutta. Usiamola. Keep Reading

La vita, i panzerotti e tutto quanto

by

Silvia B. torna sulle colonne dei Pupi dopo il suo bellissimo esordio, 4 densissime pagine scritte mentre il treno la riportava a casa per Natale, da Milano a Bari.

Partenza la mattina alle 8.00 dalla nuova casa, e planning definito, solito schema.

Colazione educata al bar degli sciuri sotto casa. E vabbene, facciamola anche oggi sta’ parte:”una brioche per cortesia” con voce ferma che non tradisce le origini, come dire, non proprio “Gioa style”. Ma quello si chiama cornetto, gran pezzo di scemo ingessato dietro il bancone, che sembra tu venda rubini e diamanti, sono cornetti come quelli che hai in testa. Il mio ragazzo da bravo esponente del partito dei terroni, contrariato dall’assenza del solito Caffarel nel piattino del cappuccio (anche qui…. cappuccino!) ne frega due nel cestino riposto insieme alle stoviglie pulite. E io lo guardo con gli occhi colmi di orgoglio e ammirazione.

Ci sono stati e ci sono momenti in cui in me prende il sopravvento un senso civico spudorato e tutto milanese, e disapprovo questo genere di iniziative. Ma non oggi, io oggi sono arrabbiata, sono tre notti che non dormo e che non respiro, non ci sento più da entrambe le orecchie, ho ancora mal di gola. Io oggi sono arrabbiata e se potessi prenderei a cazzotti sul muso anche la nebbia.

Quindi affanculo barista mister puzza sotto il naso che non ci ha dato il cioccolatino. Le mie valigie non sono vuitton, il mio piumino non è un moncler, e non vedo che ore sono su un rolex. Ma esigo il mio cioccolatino. E se non me lo dai tu, tu che ti credi figo come no Martini no party, sarò costretta a prendermelo da sola.

Non so esattamente quanto questa città mi abbia cambiato il carattere. Ci sono episodi che mi fanno pensare che devo al maestoso Duomo e a tutte le sue sfumature un pò di grinta in più, un pò di determinazione che prima non avevo. Anche se non me la sono cercata con intenzione. Perchè questa grinta è un contatore che si alimenta ogni giorno, ad ogni speronata all’anima che Milano mi offre. Ma se non ci fossero state queste prove così amare… sarei quella che sono oggi? Non forte, piango ancora, mamma mia quanto piango! Ma oggi ho la sensazione di sapere, magari non sempre ma almeno il 60% delle volte, che se ho un posto che voglio raggiungere, attraversando fiumi di gente e correnti opposte, io lo raggiungerò. E che c’è una parte di me, che è salita piano piano come un’edera, svezzata da questa nebbia e questo freddo tagliente, che non è disposta più ad ascoltarsi in silenzio mentre le pestano i piedi. Keep Reading

Trent’anni di sano orgoglio terrone. Pantacalze da neve a parte!

by

Eccomi al giro di boa dei fatidici 30 anni. Qui in questa città che giorno dopo giorno è diventata la mia casa. Come dice un’altra illuminata neo-milanese “le radici le senti più forti quando lasci la tua terra”. Mesi vissuti come sempre schiacciando a tavoletta sull’acceleratore questi ultimi che ci separano dalla scorsa puntata.

Progetto dopo progetto, proprio un paio di giorni fa ho firmato il contratto che mi legherà per un altro anno alla città della Madonnina. Già la certezza semestrale era stata un passo avanti, ora si fa sul serio. Un anno intero. Posso finalmente prenotare con generoso anticipo i biglietti aerei per tornare a Bagheria. Sarà che come dice il Professor Monti “il posto fisso non esiste più”. E chi l’ha mai voluto. È vero, il paradigma del lavoro assicurato dalla culla alla tomba ha creato mostri come Fantozzi. Ma tra un caffè e una sigaretta fumata nelle troppe poche pause che la Lombardia concede, ho avuto modo di confrontarmi con i miei coetanei cresciuti ad altre latitudini. Uno spaccato completo del Belpaese. Nessuno vuole il posto fisso, basterebbe soltanto lo stipendio assicurato! A guardare i ragazzi che dividono con me le stanze del nostro ostello di lusso, il mondo sarà dominato da infermieri e ingegneri gestionali e informatici. Tutti qui, pronti a inamidarsi camicie e calzini spargendo curricula. Keep Reading

Go to Top