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demetrio paolin

Il male naturale a Milano

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The Hung © Paolo Castronovo
The Hung © Paolo Castronovo

A me piacerebbe che si seppellissero i morti nei pioppeti che ci sono dappertutto sui bordi della città, nelle anse del fiume e dei canali che la circondano. Sotto ogni pioppo seppellirei un morto e le radici dell’albero avvolgerebbero lentissimamente il corpo come fa il ragno crociato quando si butta sulla preda e la stringe a sé con tutte le otto zampe e poi la morde iniettando il veleno che non uccide ma paralizza, in modo che la carne rimanga viva e fresca per i pasti successivi: allo stesso modo le radici dell’albero mi avvolgerebbero e poi una, con lentezza vegetale, mi trafiggerebbe sottraendomi quel tanto di vita che serve per la vita dell’albero.

Stasera alle 19 a Milano allo Spazio Melampo di via Carlo Tenca, 7 verrà presentata la riedizione de Il male naturale, il capolavoro di Giulio Mozzi.
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«IL MIO NOME È LEGIONE» Meditare sul Male

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Il protagonista di questo breve romanzo si chiama Demetrio come l’autore. Dopo un periodo di lavoro come giornalista mosso da motivazioni di scrittore, migra nel discosto ufficio stampa di un sindacato. Questa scarna cornice fattuale segna due momenti biografici di Demetrio che sostengono il racconto, spezzato e composto a mosaico, della sua vita a partire dall’infanzia. Nella sua non linearità il testo è molto fruibile: si legge, come si dice, d’un fiato. Ciò che respiriamo in questo fiato è una meditazione sul male.

Il titolo Il mio nome è Legione (Transeuropa, pp.141, € 12,90) riprende una scena potente del Vangelo di Marco, quella dell’indemoniato di Gerasa, che alla domanda di Gesù «Come ti chiami?» rispose «Legione», poiché gli spiriti in lui erano una moltitudine. L’autore Demetrio Paolin individua con precisione il momento in cui Demetrio «muore» e in vece sua nasce Legione, la frantumazione del male. Si tratta di una scena d’infanzia, cristallizzata nel grido di sua madre di fronte alla malformazione del figlio minore, il piccolo Silvio. La nascita di Legione in luogo di Demetrio sbaraglia anche tutte le figure fin lì comparse nella vita del ragazzo: i genitori, lo stesso fratello, l’amico polacco. La vita sarà d’ora in poi una pianura abitata dal male. C’è una via d’uscita? Sì, intravista, quando Demetrio da adulto giunge all’accettazione non tanto del male, quanto della sua esistenza. Il male può essere visto come lontananza dall’essere e riconoscergli esistenza vale come sabotarlo in un paradosso.

Libro duro, nella sua focalizzazione pervicace sul male e sullo scandalo della sua esistenza,appena velato da un reticolo di citazioni letterarie forse non necessarie, apre uno spazio ipotetico per l’altro «scandalo», quello dell’esistenza del bene.

Dario Voltolini

fonte Tuttolibri,25/7/2009, p. 2

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il primo capitolo

Il mio nome è legione

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Censimento web letterario. Prima puntata.

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Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Nascono, mutano e muoiono di continuo blog più o meno letterari. Seguendo la definizione della puntuale guida di Giuseppe D’Emilio, i blog letterari sono – per evitar fraintendimenti – quelli in cui prevalenti sono riflessioni sulla letteratura,  recensioni librarie e produzioni di testi narrativi.

L’anno horribilis è stato senza dubbio il 2008. A sei anni dall’esplosione del fenomeno blog seccarono simultaneamente le fonti d’ispirazione di alcuni dei più memorabili weblog della repubblica delle lettere.

Herzog, lettere dal fronte ha chiuso il 17 marzo del 2008. E effe chiuse pure tutti i progetti che aveva partorito e avviato.

Buràn era uno tra i pià azzeccati progetti del web. La traduzione di post dalle varie parti del globo affidata ad altrettanti blogger italiani: “Ci sono mondi che si raccontano, là fuori. Mondi distanti e differenti, voci che chiedono ascolto. Buràn è una rivista letteraria che insegue e traduce storie dal Web di tutto il mondo, annullando distanze e silenzi”.

Sacripante – scritture in metamorfosi tentò di mettere assieme blogger per una rivista monotematica. Arrivò al numero 7, lasciando malinconica in copertina la faccia d’un vecchio lupo di mare, che si gratta per sempre il volto.

Musicaos si fermò pure nel 2008 ma avvisa via twitter proprio in questi giorni il suo timoniere Luciano Pagano che “la nuova casa inizierà a riempirsi a breve”

Demetrio Paolin,  autore del primo saggio in pdf recensito anche dalle prestigiose colonne del Corriere della sera, è adesso in libreria con Il mio nome è legione. Lo scrittore torinese scelse di chiudere la sua amarezza d’un disturbo post trauma il 22 luglio, sempre del 2008 concludendo con Eliot: È questo il modo in cui finisce il mondo / È questo il modo in cui finisce il mondo / È questo il modo in cui finisce il mondo / Non già con uno schianto ma con un lamento.

E hanno chiuso i battenti anche i riuscitissimi cazzeggi letterari del traduttore Lucio Angelini.

Accanto a più o meno blasonati blog di letteratura che tramontano, altri prendono vita con le idee chiare e un piano redazionale dettagliato. Come il magazine di “lettura creativa” Finzioni, giunto già al terzo numero con una grafica leggera e ben curata. Un coinciso manifesto ci informa che “le idee buone sono sempre brevi. E innumerevoli. Ogni libro, reale o inesistente, le porta con sé. L’impegno di queste pagine, e di quelle future, sarà di parlare di libri attraverso le loro idee: brevi, diagonali, alla svelta. Sarà di non entrare in nessun libro ma circolare in tutti. […]Per questo vogliamo essere lettori, non scrittori. Crediamo che la lettura sia un atto creativo e, semplicemente, la trascriviamo”.

Lo scrittore, consulente editoriale e talent-scout Giulio Mozzi ha traslocato prima da dada.net su giuliomozzi.com per poi approdare a un sottodominio della sua creatura vibrissebollettino.net, per tornare infine a gestire solamente vibrisse, sfumando i confini già labili tra il bollettino e il resoconto del suo lavoro nel mondo dell’editoria. Il suo nuovo diario coincide semplicemente con la nuova casa del suo bollettino.

Lo scrittore Giuseppe Genna ha lasciato come mastodontico archivio i suoi Miserabili e ha ripreso ad accatastare materiali letterari e piccole perle nel suo sito personale.

Sopravvivono immutate Nazione Indiana e Il primo amore, quest’ultimo ha un equivalente cartaceo d’ottimo livello pubblicato dalle edizioni Effigie.

Sempre più seguito il blog letterario La poesia e lo spirito, capitanato da don Fabrizio Centofanti, che ha assistito sino all’ultimo quel grand’uomo che fu Don Mario Torregrossa, parroco della Chiesa San Carlo da Sezze d’Acilia.

Concludo questa prima, parziale, monca e incompleta ricognizione segnalando le ultime parole di Gino Tasca, che amò Shakespeare e scrisse sino a poche settimane prima della morte sulle pagine della sua compagnia di scrittura.

“Il mio nome è legione”: buio caravaggesco e un’imperfezione per amare

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Si passeggiava lungo via Dante tra piramidi di munnizza, in compagnia del buon Nino e mentre le pale meccaniche tentavano di riportare la situazione alla normalità, si parlava di letteratura.

Ché i libri se hanno un’utilità è proprio questa: servono quando il mondo s’accartoccia inevitabilmente su se stesso, sino a schiacciarci tra roghi di rifiuti in fiamme.  A consigliar classici per rimpolpar la faretra delle citazioni siamo tutti bravi. La faccenda si complica parecchio quando ti chiedono giovani autori, abitanti a te coevi della Repubblica delle Lettere.

Ho dovuto meditare non poco, tra il miasma della decomposizione delle vestigia della nostra epoca. E poi ho tirato le somme. Da evitare il celebratissimo “capolavoro” di Giorgio Vasta, che scriverà pure bene e insegnerà anche agli altri come si mettono in fila parole ma è solo una bella confezione, con copertina pluripremiata ma vuoto a rendere. L’attenzione agli anni Settanta da parte di tutti sti letterati sarà pure cosa buona e giusta ma lascia immobili e non indaga su questi anni, non offre appigli e ci regala le fantasime d’un’epoca che fu e che tanto danno fece. Non offre che vani riflessi d’auto in fiamme e gatti morti di cimurro.

Tematiche analoghe ma diverso modo d’approciarle in uno dei primi testi che posso suggerire e/o imporre senza temer colpi di copertine sulla zucca: “Il mio nome è legione”. Smilzo e densissimo ultimo lavoro di Paolin, pubblicato dalla Transeuropa dopo l’appello di Genna del 2007, un perentorio “pubblicate Paolin!”. Keep Reading

Pupi su facebook e qualcosa vera e sincera

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Di sciocchezze in rete ne passano che basterebbero a riempire dozzine e dozzine di castelli d’elenchi telefonici: catene vecchie come stegosauri, test inutili che succhiano tempo ed energie, commenti sull’imminente fine della carta stampata, bufale più o meno riuscite.

Quindi, quando capita qualcosa così vera e sincera, merita attenta lettura.

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