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Buzzati e il logorio dell’attesa

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"I'm waiting for Alice" © Paolo Castronovo
"I'm waiting for Alice" © Paolo Castronovo

«Dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o scriva, io perseguo il medesimo scopo: quello di raccontare delle storie».

Questa frase di Dino Buzzati (1906-1972) sintetizza perfettamente il senso del suo narrare eclettico. Il Deserto dei Tartari è il suo capolavoro che festeggia proprio quest’anno i settant’anni, originale e profondo, troppo spesso accostato e schiacciato dal paragone con le pagine di Kafka.

Il Deserto è una grande metafora, lo stesso Buzzati raccontò più volte la genealogia del suo romanzo. Lo spunto gli venne dalla monotona routine redazionale notturna, che faceva in quei tempi: “Molto spesso avevo l’impressione che quel tran-tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. E’ un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nella esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva: nulla di meglio di una fortezza all’estremo confine, mi parve, si poteva trovare per esprimere appunto il logorio di quell’attesa” (Il Giorno, 26 Maggio 1959). Keep Reading

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