Il programma del 390esimo Festino di Santa Rosalia

Riceviamo e pubblichiamo

Monica Maimone regista e direttore artistico della Mymoon ha presentato il programma artistico del 390° Festino di Santa Rosalia circondata da tutti gli artisti che vi prenderanno parte. Insieme a lei l’assessore alla cultura del Comune di Palermo, Francesco Giambrone.

 

LO SPETTACOLO. Il programma artistico, sarà articolato, a partire dal 10 luglio, in vari luoghi del centro storico della città, e culminerà con lo spettacolo sul piano della Cattedrale e con il consueto corteo trionfale lungo il Cassaro e il lungomare di Palermo la notte del 14 luglio. Più di cinquanta performer, attori e danzatori daranno vita a Solitaria di Dio, scritto e ideato dalla Maimone in forma di grande spettacolo popolare che prende le mosse dal racconto della vita di Rosalia, Santuzza virtuosa e ribelle. In otto quadri e un prologo (durata 50’), con l’ausilio di proiezioni e video-scenografie sulla facciata della Cattedrale, sarà ricostruito il percorso che porta la ragazza, appartenente alla corte del re, a rifiutare i privilegi della sua posizione e, attraverso il gesto simbolico del taglio dei capelli, a scegliere di dedicare la sua vita agli ultimi. La voce potente di Serena Laocuntastorie siciliana, tuonerà da una terrazza della cattedrale, sullo sfondo di videoscenografie animate come un cartellone da cantastorie.

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Salvatore Quasimodo,
l’anacronismo del vento

«Si vede che la Poesia ama le terre che galleggiano sul mare». Chi parla è Salvatore Quasimodo all’indomani del Nobel (1959), come spiegando la bella notizia e insieme la coincidenza con altri due già premiati all’epoca dall’accademia svedese, Deledda e Pirandello, anch’essi isolani. Quasimodo non ha certo bisogno d’essere difeso. Chi scrive invece si attacca a uno stupore provato l’altro giorno, come cercando una scusa (ormai quel giorno è scaduto e con lui l’attenzione al tema) per lottare ancora contro lo svanire, non certo del poeta siciliano, e capire cosa può esserci dietro un sorriso.

La traccia su Quasimodo per la prima prova alla maturità di quest’anno mi ha molto sorpreso: da vari commenti di addetti ai lavori ho scoperto solo ora che molti lo ritengono un poeta superato o non fondamentale, “anacronistico e non più vivissimo nella considerazione della critica”, ispiratore di coming out socialmente liberatori sulla sua marginalità o sopravvalutazione e, insomma, destinato all’oblio e compagnia bella.

Sorrido. Quarantasei anni fa il poeta ha raggiunto l’altra riva degli affetti e tanto sarebbe bastato per sminuirlo, in base a criteri la cui “dimostrabilità” soltanto potrebbe infondere a quel coro tanta fiducia e compiacenza nell’infallibilità del proprio giudizio. Come dire, Quasimodo è stato tutto un equivoco. Ho letto anche – forse a dimostrazione di tanta sua irrilevanza – che è scomparso o sta scomparendo dalle antologie delle scuole medie. Credo per inciso che fra quattro anni, al cinquantenario della scomparsa, parte dello stesso coro si unirà al suo prevedibile rispolvero editoriale.

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Trame. 3 – Festival dei libri sulle mafie

«La trama è il filo che costituisce la parte trasversale del tessuto; avvolto sulle spole, viene introdotto per mezzo della navetta tra i fili dell’ordito per ottenere l’intreccio del tessuto». La Treccani conferma che la trama serve, molto in breve, a tenere insieme un tessuto; che sia di stoffa, vegetale, animale, sociale, narrativo, il dato già acquisito resta la sua coesione. Non potevano scegliere parola migliore – penso entrando per la prima volta a Montecitorio – per battezzare questo “festival dei libri sulle mafie” che si terrà per il terzo anno consecutivo a Lamezia Terme, dal 19 al 23 giugno. Iniziativa lodevole perché in alcune terre e contesti l’aggregazione serve e salva più che altrove. E potrei anche finirla qua: definizione, oggetto, luogo, raccomandazione.

Invece, poso gli oggetti antipatici al metal detector e passo con un cartoncino pinzato alla tasca – conferenza in sala Aldo Moro – da questa parte del Palazzo, «è necessario tenerlo sempre in vista, signore». Qui dentro sono tutti puliti, sistemati ecco, il vestito non fa una piega e sorridono quando ti guardano o camminano in sordina, è il loro lavoro; se no conversano in mezzo a tanto legno e ottone, tramando fili di voce nelle miriadi cubiche d’aria impassibile per i metri d’altezza ai soffitti dipinti. Qui si fa la nostra Storia, o almeno si ratifica quella che per lo più è decisa in case che non sono palazzi dove la gente sorride, per viuzze lontano da quel piazzale: l’Italia, spesso e non sempre, è un mistero che conoscono in tanti, il segreto di Pulcinella.

Ma non voglio andare fuori trama, e poi ho deciso di venire qui dando una tregua ad alcuni miei pregiudizi, già tanto solleticati dai tank media telematici: ai festival fiere saloni e compagnia bella sui libri si registra sempre tanta affluenza; con la galassia pubblicistico-immaginativa sulle mafie si fanno tanti bei dindi. Non dico sia facile, ma ogni tanto è bene ricordarsi che esistono anche le persone vere, ascoltare senza filtro le cose che fanno in carne e ossa, sentirle parlare della lotta che portano avanti lontano da qui, in una realtà ad aria compressa. Continue reading

DIARIO INGLESE
La neve a Windy Birmy

di Donatella Piazza

Eccomi qui. È già trascorso un mese dalla prima puntata, dove vi ho raccontato la serie di fortunati eventi che mi ha portato a Birmingham. E cosi è trascorso anche il secondo mese qui a Birmy: io la chiamo affettuosamente così, ma qui la sentirete chiamare Brums.Windy Birmy, ebbene sì, ho scoperto che è una città ventosa. Del resto le mie origini sono a Bagheria, la porta del vento, ed il vento è destinato quindi a seguirmi in tutti i miei spostamenti.

È arrivata la primavera. Fin da piccoli ci insegnano che il 21 di marzo l’inverno si fa da parte: il freddo che ci ha costretti a casa o ad uscite più sporadiche si fa da parte per lasciare spazio alla colorata e fiorita primavera,  gli  animali escono dal letargo e con le camicette a fiori si va in campagna per un picnic. Immagine di altri tempi? Ebbene, il 21 di marzo, qui a Birmy è arrivata la neve. Ma non una leggera spolverata di fiocchetti bianchi, come da saluto ad una stagione che rivedremo tra qualche mese, ma una nevicata di quelle che in Inghilterra non si vedeva da decenni,  come titolavano i giornali accompagnando il titolo alle immagini delle principali città inglesi completamente imbiancate.

Così, come una gigante gomma bianca, ma un po’ più fredda e scivolosa, le lastre di ghiaccio hanno cancellato l’immagine retrò della primavera per qualcosa di innovativo. Continue reading

Passaggi obbligati: cambiare pelle a Milano

di Silvia B.

Che sì, è vero. Fa tanto male. La schiena, ogni giorno, da tre anni, mi duole. L’altro giorno ero in ufficio, seduta sulla mia bella sedia di pelle nera, di quelle che girano e ci posso giocare come quando ero bambina ma, chissà perché, in ufficio non mi viene mai di giocarci. E ho lasciato il mio capo esterrefatto. Io scricchiolo. Scricchiolo tutta: mi scricchiolano i gomiti le spalle le dita il collo le caviglie le braccia la schiena. Lui dice che si tratta di un problema grave di cartilagine. Io sono dell’idea che sia un punto di non ritorno. Tre anni fa non scricchiolavo così. È uno dei regali di Milano. Ogni “tac” del mio corpo mi ricorda una stanchezza, un affanno, una corsa.

Da quando ho scelto di vivere qui non mi sono mai fermata, i calendari mentali mi parlano di una lotta (almeno) al mese. Un contratto, una collega stronza, una conferma, una risposta, una nuova coinquilina da imparare, una persona da capire, una famiglia da gestire a distanza, una casa da scegliere. E i mesi passano, gli anni passano, scanditi dal binomio 5-2-5-2-5-2 dei giorni, settimana lavorativa – week end. Anche quando pensi che la firma di un contratto possa darti un briciolo di tranquillità, ti ritrovi a capire che ogni giorno ha una sua personalissima capacità: dimostrarti che “tranquilla” non è definizione consona alle circostanze.

Così questa vita da bypass coronarico ti prende ti sbatte e ti schiaffeggia, come un vento che ti spettina comunque, qualsiasi sia il posto in cui tu debba andare. Nello scorrere dei giorni e delle settimane simpatizzi per piccole manie, che ti ancorano a altrettanto piccole certezze, e costruisci un equilibrio in cui troppo spesso ti trovi a chiederti il fatidico “Che ci faccio qui?”. Anche ora, mentre scrivo, ruoto i polsi ed entrambi suonano una musica tutta loro. Al ritmo di quello che Milano impone. Continue reading