di Silvia B.
Che sì, è vero. Fa tanto male. La schiena, ogni giorno, da tre anni, mi duole. L’altro giorno ero in ufficio, seduta sulla mia bella sedia di pelle nera, di quelle che girano e ci posso giocare come quando ero bambina ma, chissà perché, in ufficio non mi viene mai di giocarci. E ho lasciato il mio capo esterrefatto. Io scricchiolo. Scricchiolo tutta: mi scricchiolano i gomiti le spalle le dita il collo le caviglie le braccia la schiena. Lui dice che si tratta di un problema grave di cartilagine. Io sono dell’idea che sia un punto di non ritorno. Tre anni fa non scricchiolavo così. È uno dei regali di Milano. Ogni “tac” del mio corpo mi ricorda una stanchezza, un affanno, una corsa.
Da quando ho scelto di vivere qui non mi sono mai fermata, i calendari mentali mi parlano di una lotta (almeno) al mese. Un contratto, una collega stronza, una conferma, una risposta, una nuova coinquilina da imparare, una persona da capire, una famiglia da gestire a distanza, una casa da scegliere. E i mesi passano, gli anni passano, scanditi dal binomio 5-2-5-2-5-2 dei giorni, settimana lavorativa – week end. Anche quando pensi che la firma di un contratto possa darti un briciolo di tranquillità, ti ritrovi a capire che ogni giorno ha una sua personalissima capacità: dimostrarti che “tranquilla” non è definizione consona alle circostanze.
Così questa vita da bypass coronarico ti prende ti sbatte e ti schiaffeggia, come un vento che ti spettina comunque, qualsiasi sia il posto in cui tu debba andare. Nello scorrere dei giorni e delle settimane simpatizzi per piccole manie, che ti ancorano a altrettanto piccole certezze, e costruisci un equilibrio in cui troppo spesso ti trovi a chiederti il fatidico “Che ci faccio qui?”. Anche ora, mentre scrivo, ruoto i polsi ed entrambi suonano una musica tutta loro. Al ritmo di quello che Milano impone. Continue reading




