Franco Scaldati, poesie

ScaldatiIn genere sono paziente e metto il giusto tempo nel canto a raccogliere notizie e fare ricerche, prima di dare alla luce un Pupo nuovo. Ma è successo già più volte che il sangue superi in prorompenza le maglie della ragione e il gusto di argomentare. Così ora, bruciato dalla poesia di Franco Scaldati e stanco di chiedermi se esista davvero un volume che raccoglie tutti o parte dei suoi versi (su amazon restano tracce di sue opere teatrali), ho deciso di proporne alcuni da me trascritti sull’esclusiva base audio di alcuni video in youtube.

Si tratta di quattro componimenti, sparsi tra questo documentario co-diretto dallo stesso Scaldati sulle tracce di Falcone e Borsellino, e un documentario di Franco Maresco, Gli uomini di questa città io non li conosco – Vita e teatro di Franco Scaldati, presentato Fuori Concorso a Venezia 72. Di nessuno sono riuscito a rintracciare il testo né il titolo (qualora esista). L’ultima di queste liriche però l’ho isolata in un contributo che trovate nel nostro canale: sentite il Sarto e questa sua voce unica; voce che dice cose, voce di una città perduta. Lacrimevole l’impossibilità di saggiarne le versioni originali, chiedo clemenza per il risultato: nient’altro che un mio gusto o intuito personale ha dovuto imporre gli accapo e la punteggiatura. Chiunque avesse modo di indicare la corretta versione da un raffronto con i testi (se mai) pubblicati, lo segnali nei commenti e fin d’ora lo ringrazio. Leggi tutto “Franco Scaldati, poesie”

Pino Maniaci, che delusione

Pino Maniaci, da oggi soprannominato per sempre “meno attacchi in cambio di soldi”, è stato finalmente sgamato da un’ipotesi di reato sparacchiata su Repubblica Palermo. L’avevo sempre sospettato. In fondo, dopo Fight Club ormai è facile pensare che ci si possa fare un occhio nero da soli e tentare di strozzarsi con la cravatta per poi dire in tv che è stato il figlio del boss locale; bruciarsi la macchina da soli e far credere a tua moglie e ai tuoi figli che rischiano davvero la vita; impiccarsi il cane da soli per poi piangere a favore di opinione pubblica; rinunciare alla libertà e farsi seguire da una scorta anche quando vai a pisciare, fare una vita di merda insomma, da anni, ed essere schifiato anche dalla categoria a cui in teoria appartieni ma si accapiglia per farti avere o meno il tesserino (!)

L’avevo sempre sospettato. Solo, non avevo capito perché e ora, grazie all’attento giornalismo indipendente di Repubblica che ha anticipato persino il recapito dell’avviso di garanzia all’interessato, ho capito: una vita di merda, una guerra fino alla morte e zero vacanze pagate o passerelle glamour sugli altri media, per chiedere tangenti in cambio di meno attacchi. Come ho fatto a non pensarci prima? Tutto quadra. Oltre che disonesto e criminale, però, è davvero un coglione, questo non l’avevo mai sospettato e forse è ancora più grave dei fatti ascritti. Se avevi deciso di vivere di tangenti, Pino, tutto sto bordello dovevi mettere in piedi? Mafioso sì, coglione no. Che delusione.

Pino Maniaci, directeur et fondateur de la tv "Tele Jato" dont le but est de lutter contre la Mafia
Pino Maniaci, directeur et fondateur de la tv “Tele Jato” dont le but est de lutter contre la Mafia

La pace terrificante dei “buoni”

di Elisa Nicolaci

Poster sovietici paceRoma, entro nella metro. Militari qua e là lungo il percorso. Un fiume di gente che attraversa con me. Poco prima delle scale mobili un militare, mitra in spalla, si infila tra la gente, molto vicino a me e “preleva” dal mezzo, in modo che a me appare troppo brusco, una persona. Barba e baffi incolti, una faccia straniera, forse dell’est. Senza fare la minima resistenza con un’espressione tipo “che volete da me, che ho fatto?” quello si lascia portare da parte.

Mi fermo a guardare la scena, non posso farne a meno. E forse trapela qualcosa del fastidio che sto provando. L’uomo mi fa pena e non mi viene facile per niente entrare in un ordine di idee come “Eli, dai, potrebbe essere un terrorista Kamikaze.” Quindi mi fermo a guardare da poca distanza per capire cosa succede, solo pochi secondi, mi basta vedere che si fruga le tasche. Mi rimetto in marcia mentre probabilmente quello si starà ancora cercando i documenti. Se fosse un suicida, penso, potrebbe farsi saltare adesso, lui con tutti i soldati, poveri tutti…

Mi viene da pensare come deve essere brutta come esperienza essere fermati mentre si sta camminando per la propria strada, e senza un motivo, solo per “la tua faccia”. Ormai sono sulla scala mobile. Mi sto chiedendo cosa stia provando lui, ma non riesco a mandare troppo in là i pensieri. Sento che una mano mi tira la spalla in modo prepotente. Un tizio mi sta parlando. È un gradino sopra di me sulla scala. Devo togliermi gli auricolari per capire cosa mi stia dicendo: «È un amico suo quello?». Forse ha dovuto ripetere la domanda due volte, appare irritato. Ha un tono minaccioso e ostile. Una faccia cattiva. Veramente brutta! Molto più dubbia di quella del tizio fermato. Una sola cosa mi è subito chiara, vuole mettermi paura. E ci riesce. D’altra parte non ci vuole molto per mettere paura a me! Dev’essere uno di loro in borghese. Per forza. La scena è accaduta molto distante da qui, quindi questo tizio mi ha vista e seguita. Ha un’aria inquisitoria. Mi batte fortissimo il cuore, non di meno sento nascere una irritazione smisurata. Penso, che cavolo vuoi? Mi vengono in mente una valanga di altri pensieri per quella domanda e per il tono di rimprovero e minaccia con cui è posta. Pensieri tipo: solo nella tua mentalità del cazzo ci si interessa alle persone solo se sono tue amiche.

Ma gli dico solo in tono di sfida: «Sicuramente è una persona alla quale mi sono interessata! E allora?». Leggi tutto “La pace terrificante dei “buoni””

‘Contro l’antimafia’. Il nuovo libro di Giacomo Di Girolamo

Sia maledetta questa luce derisoria, che si prende gioco di noi: non ve lo meritate tutto questo – sembra dire – non ve lo meritate

Pubblichiamo il prologo del nuovo libro di Giacomo Di Girolamo, Contro l’antimafia, edito dal Saggiatore. Qui l’autore ne parla con Attilio Bolzoni

Io non ho mai avuto paura.
Adesso sì.

Sia maledetto Goethe.
Sia maledetto tutto, di quel suo viaggio in Sicilia, dalla nave che lo portò a Palermo al taccuino su cui prese appunti: «il posto più stupendo del mondo», «l’unità armonica del cielo con il mare», «la purezza dei contorni»…
Siano maledetti tutti i viaggiatori d’Occidente, che hanno parlato di «capolavoro della natura», «divino museo d’architettura », «nuvola di rosa sorta dal mare».
Siano maledetti i paesaggi da cartolina. Le cartoline, no. Quelle non c’è bisogno di maledirle, già non esistono più.
Siano maledette, però, tutte le immagini sui social, i paesaggi su Instagram, i gruppi su Facebook del tipo «Noi viviamo in paradiso».
Siano maledetti i tramonti sul mare.

Sia maledetta la bellezza.

Sia maledetta la luce nella quale siamo immersi, che sembra una condanna.
Sia maledetta questa luce derisoria, che si prende gioco di noi: non ve lo meritate tutto questo – sembra dire – non ve lo meritate. Leggi tutto “‘Contro l’antimafia’. Il nuovo libro di Giacomo Di Girolamo”

Accogliere la vita

Era il 29 gennaio e don Charamsa rispondeva alla domanda importante di un fedele, ampliando nella seconda parte il tema su questioni profonde e basilari che oggi – nove mesi dopo – ha responsabilmente sollevato in tutto il mondo con la sua uscita pubblica. Già pubblicato su Zenit.

Caro Amico,

mi hai posto una domanda. Visto che la domanda è importante, come sono importanti tutte le domande riguardanti la nostra salvezza, questa notte stessa mi sono messo davanti al computer per darti la risposta. Tu mi chiedi: La Santa Messa e altre azioni sacramentali compiute da un sacerdote che è nel peccato sono valide?
Sì. Assolutamente sì. La validità dei sacramenti non dipende dalla santità o meno dei ministri che li amministrano. L’insegnamento di San Tommaso d’Aquino al riguardo è molto chiaro, e non manca di chiarezza la dottrina della Chiesa (cfr Concilio di Trento, Sess. VII, can. 8, DS 851: i sacramenti agiscono “ex opere operato”, ovvero per il fatto stesso di essere posto in atto, e non “ex opere operantis” che richiederebbe la santità del ministro, una bella sintesi di tutto ciò troverai nel catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1127-1128).

Su questo punto ci vuole una piena serenità del credente, certo che il peccato dei ministri non “contamina” la validità dell’azione sacramentaria di Dio. È vero che Dio ha affidato alle nostre povere mani i suoi mezzi di salvezza. In un certo senso, si potrebbe dire, nell’incarnazione del Verbo, vuole “dipendere” da noi, si è fatto “dipendere” da noi, ma lasciando che dipenda da Lui la validità dei sacramenti, indipendentemente dai ministri.
Per questa ragione ciò che preoccupa per la validità dei sacramenti è il mantenimento della forma ecclesiale, che assicura la validità dell’azione posta. Credo che per questa ragione la Chiesa addirittura riconosce la validità del battesimo, anche se – nei casi limite – fosse fatto da un pagano. Senza badare al suo personale stato di peccato, ci si preoccupa se tale persona ha compiuto “ciò che intende fare la Chiesa”. Se lo ha fatto, ad esempio, su pressante richiesta di uno morente, desideroso del battesimo, che ha avuto accesso solo a questa persona pagana e non ad un sacerdote o ad un altro cristiano, una volta battezzato con la formula trinitaria, è diventato figlio di Dio e della Chiesa. Tale battesimo, indipendentemente dallo stato personale di colui che, sta battezzando, ha fatto ciò che intende la Chiesa, è valido.

Questa totale libertà di Dio nei confronti della validità in realtà è una responsabilità per noi. Pensa, ad esempio, ad un vescovo scomunicato, che rimane in stato di peccato, (purtroppo succede anche questo), se ordinasse un sacerdote o un altro vescovo, il sacramento conferito sarà valido. Non sarà lecito, ma sarà valido, suscitando drammatiche sofferenze o addirittura scismi nella comunità della Chiesa.
D’altro canto, anche i sacerdoti sospesi non perdono il potere di amministrare validamente i sacramenti. Tale esercizio gli viene vietato, ma non perdono la capacità di celebrare validamente. Per questo in pericolo di morte di una persona, anche un sacerdote sospeso può offrirle il sacramento valido. E quante volte è successo, dando la pace e la grazia di Dio ad un morente.

Ora mi chiedo che cosa intendi quando parli di un sacerdote che è nel peccato. Siamo tutti peccatori. Nessuno di noi è del tutto libero dal peccato. Ultimamente su questo triste fatto insiste il nostro Santo Padre Francesco, fino al punto che a molti è apparso incomodo se non insopportabile (forse perché provvidenzialmente ha toccato il nascosto problema delle loro anime). Prima del Papa, però, come ricordi bene, era il nostro Signore a dirci “chi è senza peccato, lanci la prima pietra” Come per dire: “quelli senza peccato, avanti, colpite rapido e efficace”… Siamo peccatori e questo influisce purtroppo sui frutti spirituali dei sacramenti, ma in questo campo (non di validità oggettiva, ma di frutti che si instaurano nell’animo), ciascuno è responsabile per se stesso. Leggi tutto “Accogliere la vita”