About Marco Bisanti

mela penso

Mi dicono che è bel tempo lì da voi

Mi dicono che è bel tempo lì da voi
che ancora andate a mare
come qui non si fa più,
escluso per il fiume
che non lo ferma niente
nella corsa al sale tutto l’anno.
E l’estate che avete ancora dentro
si dà all’acqua bruna
per gli scossoni di ottobre
sulle alghe del fondale
che turbina di smania e natura.

Ad agosto non c’era questo vento
che alza tanto la sua voce.
C’era solo pelle dentro i costumi
sabbia nel mosaico di teli
noia di cosa facciamo stasera
e hai visto che sbaglio
le ferie in questo periodo.

Adesso, anche tardi la mattina
la spiaggia è un deserto grigio
silenzio di barche al sole
rete di pallavolo ferma
e baracche di legno inclinate.
Si fa un bagno veloce
ma come veloce attraversi
dove ormai non è il tuo posto.

Il posto è delle barche a pancia sotto
abbandonate, ferme e violate
dalla luce africana:
sanno dei pesci sott’acqua
e aspettano che passi il vento
le barche. Loro lo sanno,
voi invece stasera tornate a casa.
Allora sarò pronto, se vorrete
a dirvi di quel fiume.

Più di mille parole

Vale più di mille parole: non un silenzio, né un gesto, in questo caso, ma un’immagine. Esperimento: se valga più un articolo di critica argomentata sui rischi delle nuove dipendenze da abuso telematico oppure – visto il predicato di questa società – non basti un’immagine a illustrare tutto il discorso. Il formato del manifesto è volutamente enorme (cliccare per credere).

Cambiare le cose

Padre Pino, non sei riuscito a cambiare le cose, ma le persone che hai incontrato; non tutte, ma tante. Per loro, è stata una questione di fortuna incontrarti ma anche di scelta, forte, nel posto in cui le hai incontrate. Come ci si può aspettare che un uomo solo cambi le cose? Un uomo, se va bene, può cambiare le persone, perché mi sembra che le “cose” siano tali per definizione, altrimenti avrebbero un nome diverso – sarebbero altre cose – oppure si chiamerebbero persone, invece che “cose”.
Il nome delle persone, sì, contiene qualcosa di trasformabile. Non credo perciò che dire “sei morto inutilmente” sia rispettoso – anzi, credo sia quasi un’offesa – nei confronti dei singoli che oggi devono la loro vita onesta a te, padre Puglisi. Per loro, per i tuoi amici, inutile non sei stato e sappiamo: chi salva anche una sola vita, chi salva un bambino, salva il mondo intero. E in quel mondo, quante cose hai cambiato. Tutto.

Io sono Tony Scott

Glieri notte ovvisto il mare villoso documenta fiume di Maresco sul clarinettista Usa e jazz Tony Scott, oriundo from Salemi (Tp). Ne con siglio a tu la visionarietà. Tratta si dell’opera che Franco cedette prima dell’ultimo Belluscone. Mai mi è apparso di noscere così un cristiano che ante ignoravo, un musico straquotidiano. In sintetico, un uomo che visse troppo e morse di troppa vita. Lo pongo sotto a tutti i miei mici e ricopio l’evocazione con cui Franco Scaldati duce nella visione gli aspettatori.

Diciunu ca u munnu
lo creò un suono.
Diciunu ca un canto, po’,
creò ogn’immagine.
Diciunu ca è ‘a musica
n’antico ricordo.

 Clicca sull’immagine per vedere il documentario

Un’altra ruga di Palermo

Ricopio il bell’articolo di Daniele Billitteri uscito ieri sul Giornale di Sicilia. Da due anni il quartiere Vergine Maria di Palermo ha ripreso una storica festa di borgata, unendo all’intrattenimento anche la denuncia sul rischio che si perda tutto un mondo, una cultura e un’identità storica locale che per secoli ha ruotato intorno alla meravigliosa tonnara Bordonaro.

Ufficialmente è una festa. Di fatto è una protesta. Ma le due cose decidono di convivere e mettono su casa insieme diventando una festosa protesta. La borgata di Vergine Maria, per il secondo anno consecutivo (e dopo una pausa, chiamiamola così, di 30 anni), ha festeggiato i pescatori con una serie di manifestazioni iniziate giovedì scorso e finite ieri sera. Per rinfrescare la memoria, per parlare a tutta la città, per dire che il destino di una borgata non può essere quello di un satellite che gira attorno al Pianeta, che c’è una cultura che non va persa. Specie se con essa si perdono identità, connotati e cuore a vantaggio di un concetto di divertimento uguale dappertutto.

Gisella Taormina è la presidentessa dell’associazione “Nostra Donna del Rotolo”. “Noi – dice – con questa festa abbiamo raccontato la storia di Vergine Maria, una borgata bellissima, dal passato prestigioso”. E uno dei responsabili dell’associazione, Giuseppe Alessi, sottolinea: “Tanti anni fa Vergine Maria era un opificio a cielo aperto. Ma lei lo sa che qui si costruiva il cordame usato nella marineria di tutta Italia?”. E Agostino Prestigiacomo, 84 anni, racconta di essere stato anche lui un cordaro al punto di avere fatto di tutto con le corde: modellini di barche, perfino un presepe lodato dall’Arcivescovato. Ora lo invitano nelle scuole a insegnare ai ragazzini a fare i nodi marinari: il Savoia, il Parlato, le Gasse d’amante, la Bandiera.

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