Ricordo di Salvatore Coppola

Chi resta umano non svanisce e credo di poter dire che Salvatore Coppola, con tutti i pregi e i difetti del caso, lo è rimasto fino alla fine. Vivo e impegnatissimo, gioioso anche ai margini del grande palco, ha creduto e si è speso in tante battaglie per la legalità, la cultura e i diritti: sognava e insieme a tanti altri “rompeva i coglioni” in modo splendido. La sua leggendaria magrezza mi ha sempre dato la sensazione, vedendolo in mezzo alla gente o anche solo venirti incontro per un appuntamento, che non avesse altro se non ciò che allora si portava dietro: una borsa o uno zaino, la sciarpa, la coppola e il tabacco da rollare. Viaggiava leggero, ecco, come chi sa volare.
Ed è stato un editore vero. Tutti sanno dei suoi pizzini. Io ci ho avuto a che fare quando ha deciso di pubblicare un libretto unico, una raccolta di testi scritti da bambini palermitani senza apportare correzioni sugli evidenti errori linguistici, grammaticali e sintattici. Sapeva che insieme agli errori si sarebbe cancellata anche la magia di quelle favole, incorniciata da un progetto a lui caro, sul teatro come palestra di fantasia e relazione. Nessun altro editore avrebbe avuto il coraggio di mandare in libreria un testo così spontaneo, senza alcun tipo di editing. Meno di due mesi fa l’avevo incontrato a Trappeto, in una manifestazione dedicata alla memoria di Danilo Dolci; era là per presentare un libro e come al solito mi è parso lieve, sempre pronto a scambiare due parole e regalarti il quadro astratto della sua bocca sorridente.
Ora non c’è più e molti lo hanno conosciuto e frequentato più di me. Così, forse, quel poco che ho scritto potrà essere smentito. In mezzo agli errori però – ho imparato – sa nascondersi anche la magia; quella che teneva magicamente in piedi il fil di ferro della sua figura, per cui lo ringrazio e lo ricordo a nome di tutti i Pupi.

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