Qui in Sicilia

Riprendiamo dal blog del nostro Nino Fricano una riflessione sull’aria asfittica che in Sicilia spinge sempre più gente a emigrare e, al contempo, trasforma chi resta. Uno sguardo amaro dal Sud, forse parziale ma, per ciò stesso, potente e lucido come solo una denuncia “dall’interno” può essere. Qualcosa che ci sta a cuore e di cui abbiamo già parlato, anche in forma lirica. Una sveglia per chi pensa all’Isola ritratta nelle cartoline.

Tornando qui in Sicilia, costretto alla contro-emigrazione forzata, scopro la Sicilia degli adulti, degli arrivati-a-destinazione, di quelli che non hanno più “tutto da vivere, tutto da fare, tutto da immaginare”. Messo in stand-by il fermento di andarmene da qui a tutti i costi, mi guardo attorno. E cosa vedo.

Una terra bellissima, di una bellezza scomposta, eccessiva, contraddittoria, che prende alle viscere, che smuove il sangue, la schiuma, i fluidi. La vegetazione, ribelle e selvaggia, così altezzosa nella sua splendente deformità e durezza. Il sole, ti si conficca nel cervello e ti inietta energie che non sono le tue.

Una terra che ti riempie e ti svuota con poche zampate febbrili, muovendosi veloce, volando alto, come un rapace dei più belli e terribili. E la gente, la gente, modellata da millenni di “giochi di potere sulla nostra pelle”. I loro contorni si sono delineati piano piano, per sfregamento, contro una superficie spinosa, piena di chiodi aguzzi, quale è la Sicilia.

Sarà il contesto economico, sarà l’economia massacrata da governanti criminali – quasi come in Congo o in questi stati africani, ricchissimi e ridotti alla fame dallo schifo del potere – non so perché, ma qua la cifra sociale, lo spirito collettivo, sembra proprio essere quello della mediocrità.

La mediocrità è l’aria, e se non la respiri rischi di morire, o di subire lesioni permanenti alla corteccia.

Qua la gente di merda era gente di valore che poi, divorata dalla disillusione, diventa gente di merda. Stessa cosa per la gente con qualche ambizione, talento o libertà di pensiero. O impazzisce e si integra al mondo circostante, e diventa gente di merda che più di merda non si può, oppure impazzisce e non si integra. E allora spazio all’emarginazione sociale, psicologica, esistenziale, in tutte le sue più bastarde gradazioni.

Comunque impazzisce, la gente di valore, se non riesce ad esprimere il suo valore nel modo più puro e sorridente, senza compromessi che ti tagliuzzano la coscienza. E questo avviene quasi sempre. La follia è l’aria, per la gente di valore. Follia e mediocrità. Si sta giorni e giorni senza respirare, per stare bene.

Il fatto è che la frustrazione si trasforma sempre in cattiveria. E i migliori non ci stanno niente a diventare i peggiori. Le crudeltà intestine, gli scontri velenosi, o l’indifferenza impaurita, raggelante, sono all’ordine del giorno. Qui i vincenti sono i mediocri, gli ignoranti, gli insensibili e i leccaculo. Il sistema ha prodotto questo.

2 pensieri riguardo “Qui in Sicilia”

  1. mi piace molto la scrittura a tratti barocca a tratti solo crudele e basta di Nino; nell’apparente ridondanza nulla è superfluo
    gd

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