La magia esiste

Questa è la prefazione che ho firmato per il libretto Favole di bambini palermitani, curato da Ludovico Caldarera e pubblicato recentemente da Salvatore Coppola. La copertina è di Silvestro Nicolaci e forse rende il senso di questa antologia, unica nel suo genere, meglio delle parole. Tra le cose che ho fatte e a cui tengo di più. Disponibile sul sito dell’editore o a Palermo, presso il Teatrino delle Beffe, libreria Modus Vivendi e altre indipendenti.

«La magia esiste» è qualcosa che andrebbe insegnato ovunque e ricordato a tutti. Ma come insegni una cosa se non la sai più riconoscere? Ti rivolgi a chi se ne intende, a chi vede ancora bene tutti i nessi e non fa differenza fra una nuvola e un palazzo, un barbone e un meteorite, un vecchio albero e un amico. Ci sono bimbi nei paraggi?

Lo chiedo per me e giro la domanda a chi si accorge di loro sempre meno. Gli adulti. Stregati da un mondo senza fantasia, in questi tempi difficili spesso non riescono a vedere a un palmo dal loro naso quadrato e si allontanano sempre più dietro ai Fatti – ciascuno i suoi. Nella nostra amata Palermo, e quasi ovunque, così sono finite persino le briciole di Hansel…

In una favola tutto sarebbe più semplice, i bambini lo sanno. Ma sanno pure che nella realtà il Cavaliere mascherato non può vincere da solo “Mister X”, bisogna essere in tanti e uniti. E se li ascolti, ricordi la magia che si chiama «stare insieme», la chiusa di ogni favola.

C’erano una volta e per fortuna ancora oggi, i laboratori creativi che Ludovico Caldarera conduce nelle scuole elementari e medie palermitane, ma anche nel suo prodigioso Teatrino delle Beffe. Con burattini costruiti, animati e interpretati da loro stessi, i piccoli partecipanti devono inscenare delle storie. Quindi, prima inventarle. Hanno totale carta bianca: nessun limite o tema da seguire, fantasia a briglia sciolta. Negli anni, il capocomico ne ha selezionate alcune così com’erano, senza apportare modifiche o correzioni sugli originali, e ora eccole qua.

Sono straordinarie. Non c’è un aggettivo inutile, niente di superfluo, di contorno, tutto serve, tutto si tiene e si collega con geniale rigore. L’antologia sorprende anche perché non cita computer, web, videogiochi o beniamini dei cartoni animati (come poteva anche essere naturale) ma è piena di principi e principesse, animali, gnomi, fate e altro ancora. Con la stessa disarmante semplicità si parla di amore, natura, amicizia e desiderio ma anche di sacrificio, violenza, emarginazione e morte. Favole: niente di più serio.

E niente di più unico, in questo caso, perché scritte dai bambini. Ribaltando l’ordine costituito in base al quale sono i ‘grandi’ a scrivere per loro, queste pagine sincere esprimono tutta l’imprevedibilità dei loro autori, fino a rompere gli schemi e i tabù sacri ai più consumati favolisti: a volte le storie terminano sospese, altre volte lasciano un po’ di amaro in bocca, altre ancora non fanno sconti nemmeno al classico lieto fine e trasformano l’opera in un invito aperto a tutti: domanda di senso per gli adulti, stimolo per ogni piccolo collega narratore.

Fra le altre, rileggo sempre con meraviglia il Mondo delle A, sogno condiviso dove il soggetto è un «noi» che resta immutato anche dopo la sveglia, dando alla realtà lo stesso sapore gioioso. Un racconto profondo sullo stare – o meglio – sull’essere insieme comunque, in ogni forma e dimensione. Poche righe per una storia. O una formula? Chissà. I bambini hanno molto dentro, qualcosa di puro, di pulito, i semi di una magia che poi si dimentica. Sarebbe il caso di lasciarglieli coltivare mentre ci crescono accanto.

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