Nel passaggio fra terre diverse

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Nel passaggio fra terre diverse
vince quella che mi abita,
il giardino sulla roccia del monte Gallo
sveglio di cipressi, palmizi e alberi sdentati
fra scale ombrate d’oleandri
e lampioncini gialli in mezzo ai rami.

È dove un giorno io
m’è rimasta l’anima impigliata.

È dove ancora nelle sere d’ottobre
fronte ai gattini ciechi
un vento la scuote
e una luna fissa dal cancello
panche di legno e giare cucite
come parte di una Realtà innegabile¹.

È dove oggi non io
al risveglio nel letto di un’altra città.

¹ cito un verso da Semplicità  di J. L. Borges (Fervore di Buenos Aires, 1923)

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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