La resa di Henry Miller

henry millerAmore assoluto come libertà assoluta di due persone che liberamente si cercano e liberamente si trovano e si amano senza nessuna forzatura e in perfetta sintonia. L’Utopia dell’arrendersi vicendevolmente, dell’abbandonarsi alla fiducia totale. I Grandi Artisti sono sempre stati affascinati dalle altezze impossibili delle utopie e dalle sbarre invalicabili del possibile, dell’insopportabile stridore tra l’ultra-astratto e l’ultra-concreto. Henry Miller è uno di quelli che più ha approfondito, in lungo e in largo, tutte le sfaccettature dell’amore. La resa è forse il suo concetto più importante, espresso stupendamente in un lungo brano della sua Crocifissione Rosea.

In Tropico del Cancro, nella girandola di ritratti di amici e conoscenti, parole significative escono dalla bocca del personaggio discutibile – beh, tutto in Henry Miller è discutibile – di Van Norden.

In un certo senso Van Norden è pazzo, ne son convinto. La sua unica paura è di restar solo, e questa sua paura è così profonda e persistente che anche quando lui è sopra una donna, persino quando è saldato con lei non riesce a sfuggire al carcere che si è creato. “Provo ogni cosa”, mi spiega. “A volte addirittura mi metto a fare conti, o comincio a pensare a un problema filosofico, ma non serve. È come se io fossi due persone, una delle quali stesse lì a sorvegliarmi. Mi incazzo con me medesimo al punto che mi ucciderei….e in un certo senso è quello che mi succede ogni volta che ho l’orgasmo. Per un secondo, come dire? Dimentico me medesimo. Non c’è più nemmeno un me stesso allora…non c’è nulla….nemmeno la fica. È come comunicarsi. Dico veramente, dico sul serio.
(…) E in cambio di quell’attimo ti tocca sentire tutte quelle stronzate sull’amore…a volte mi fa impazzire…Mi viene voglia di buttarle fuori, immediatamente…di tanto in tanto lo faccio. Ma non basta a tenerle lontane. Perchè a loro anzi piace. Quanto meno gli dai retta, tanto più ti corrono dietro. Nelle donne c’è qualcosa di perverso…in fondo sono tutte masochiste…
“Ma allora cosa vuoi da una donna?” chiedo.(…)
Vorrei potermi arrendere a una donna” sbotta. “Vorrei che mi portasse via da me medesimo. Ma per far questo dovrebbe essere migliore di me; deve avere un cervello e non soltanto una fica. (…) Se soltanto riuscisse a farmi credere che sulla terra c’è qualcosa di più importante di me. Cristo, io odio me stesso!”.

“Specialmente quando ho una donna accanto, una donna mi mette a posto, più di ogni altra cosa. Questo solo chiedo alle donne, di dimenticarmici. A volte mi perdo nelle mie fantasticherie che non ricordo il nome della fica, o dove l’ho pescata. Buffo, vero? È bello trovarsi un corpo caldo, fresco, accanto a te quando ti svegli al mattino. Ti dà un senso di pulito. Diventi, come dire…spirituale…almeno fino a quando non attaccano quelle stronzate dell’amore eccetera. Ma perchè tutte queste fiche parlano sempre d’amore, me lo sai dire? A quanto pare non gli basta una bella scopata…vogliono anche l’anima tua…”.

In Insomnia, scritto nel 1974, un ormai anziano Henry Miller si innamora di una giovanissima e bellissima showgirl giapponese.

Quanto amo ciò che non posso ottenere!

Quel sorriso che mi concedeva così, come un regalo speciale, gradualmente mi resi conto che poteva concederlo praticamente a chiunque.

Nonostante tutti i sotterfugi, le frivolezze e le menzogne, io credevo in lei. Io le credevo anche quando sapevo che mi stava mentendo. Qualunque cosa sbagliata, stupida, sleale facesse, riuscivo sempre a trovare una scusa (…) Se ami devi credere, e se credi, capisci e perdoni.

Sentivo spesso la gente che diceva: “Una creatura così dolce, così adorabile”. Vero, se si guarda solo la maschera. Nel profondo del suo essere lei era un vulcano. Un demone regnava in lei. Era lui che dettava i suoi umori, lui che regolava i suoi appetiti, i suoi desideri, le sue brame e le sue voglie. Doveva averla posseduta quando era ancora piccola – doveva averle fatto un cunnilinctus, in poche parole.

L’amore, il vero amore, implica forse la resa totale? Questa è sempre stata la vera domanda. E non è forse umano aspettarsi qualcosa, per quanto piccolo, in cambio dell’amore? Bisogna essere dei supereroi oppure degli dei? Ci sono limiti al dare? Si può sanguinare per sempre? Qualcuno parla di strategia, come se fosse un gioco. Non far vedere le tue carte! Non perdere la calma! Prendi le distanze! Fingi, fingi! Anche se il tuo cuore si sta spezzando non tradire mai i tuoi veri sentimenti. Comportati sempre come se niente fosse importanti. È questo il tipo di consigli che vengono dati a chi si strugge per amore.

Sotto il mascara c’era l’ombra del suo sorriso, e sotto al sorriso si celava la malinconia della sua razza. Quando si toglieva le ciglia finte restavano due buchi neri attraverso i quali ci si poteva sporgere e vedere il fiume Stige. Niente veniva mai a galla in superficie. Tutte le gioie, tutti i dolori, tutti i sogni, tutte le illusioni erano ancorate nel profondo del fiume sotterraneo, nel tohu bohu della sua anima giapponese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *