Una lingua meravigliosa
(collage in prosa jazz)

una rondine al clarinetto, con la voce un do di petto, tip tappava al pianoforte, non finisce con la morte.
respiravo questo gioco del mio mantra su di Lucio, se non che, ed in quel punto, fu bussato alla mia porta che si chiama fantasia¹. 
ALLORA ENTRÒ IN BOTTEGA UN VECCHIETTO TUTTO ARZILLO, IL QUALE AVEVA NOME GEPPETTO; MA I RAGAZZI DEL VICINATO, QUANDO LO VOLEVANO FAR MONTARE SU TUTTE LE FURIE, LO CHIAMAVANO COL SOPRANNOME DI POLENDINA, A MOTIVO DELLA SUA PARRUCCA GIALLA, CHE SOMIGLIAVA MOLTISSIMO ALLA POLENTA DI GRANOTURCO.

una rondine al clarinetto, con la voce un do di petto, tip tappava al pianoforte, non finisce con la morte.
e dov’è che poi finisce, mi chiedevo, l’uomo sotto il parrucchino? ma non è di questa terra la risposta, perché giace in fondo al mare, nel profondo di com’è. ed è per questo che alla rondine ora chiedo:

«È SEMPRE VIVO?».
«L’HO LASCIATO TRE GIORNI FA SULLA SPIAGGIA DEL MARE».
«CHE COSA FACEVA?».
«SI FABBRICAVA DA SÉ UNA PICCOLA BARCHETTA, PER TRAVERSARE L’OCEANO».

e dopo allora, la rondine mi musica la frase parlata ultima dal babbo, sul varare: “Ero pronto per partire sulla rotta di Cristoforo Colombo. Io volevo andare via: ai confini del mio mare, per scoprire un nuovo mondo”. ed alla ora lo capisco, se ripenso che in sibille mi diceva di continuo: “una notte senza stelle ho visto Dio, dentro nuvole leggere. Era ad ovest di Tahiti, anche lui è un marinaio, e a vederlo fa piacere”.

una rondine al clarinetto, con la voce un do di petto, tip tappava al pianoforte, non finisce con la morte.
òbbuondìocheattéluiccicredèva, vuoi vedere che per gli altri Polendina è bell’e morto quando invece l’ha inghiottitosàno il colosso Pesce-cane? alla ora non dev’essere che questo: sta solcando quegli abissi nella pancia del bestione ancora arzillo, canti e fischi, finalmente appresa in loco la risposta di com’è profondo il mare.
non è morto, è inghiottito, e se la spassa! così eccolo a distanza inventarmi la presente commozione, avverso tutti che lamentano la fame di vederlo e non si avvedono, come io che ora so, che l’epilogo funereo di domenica 4 marzo – prosieguo al triduo di giorni dalla sua spiaggiosa dipartita – corrisponde nella vece al falegname quando nasce, al dì cantato in nome di Gesù Bambino, ed alla volta che il numero anche messo sottosopra non inverte il senso della nascita indicata.

una rondine al clarinetto, con la voce un do di petto, tip tappava al pianoforte, non finisce con la morte.
Polendina, quando esci dallo stomaco del mare – e poi che dire ti potrò alla ora anche con gli occhi – parlerò legnosamente:

«OH! BABBINO MIO! FINALMENTE VI HO RITROVATO! ORA POI NON VI LASCIO PIÙ, MAI PIÙ, MAI PIÙ!!».

prevedibile richiesta da mia parte, a quel punto, verterà succosa avrai capito nelle viscere del mare, Polendina. e sento già la voce tua Futura dirmi che ora lo sai da mente vera com’è fatto il pensiero. ed è un sì come l’Oceano, ed è un no che non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.

Citazioni da:

– Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1883), di Carlo Collodi
– Sulla rotta di Cristoforo Colombo (1972), di Edoardo De Angelis e Lucio Dalla
– Il coyote (1973), musica di Lucio Dalla, parole di Roberto Roversi
– Tu parlavi una lingua meravigliosa (1974), musica di Lucio Dalla, parole di Roversi
– Com’è profondo il mare (1977), musica e parole di Lucio Dalla
– Futura (1980), musica e parole di Lucio Dalla

¹ Che Roberto definì come la vita, cioè coraggio e lotta dura con la voglia di inventare.
 

Autore: Marco Bisanti

mela penso

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