Diario polacco n. 4. Tra currywurst e Celentano

azzurroNel paese dove le ragazze bevono boccali di birra teneramente con una cannuccia e dove non esistono barbieri ma barbiere, è arrivata la primavera con tutta la sua freschezza e le sue allergie. Mezzo dormitorio infatti a turno ha il raffreddore, starnutisce e tossisce in continuazione, trova interpreti per andare in farmacia a prendere sciroppi e medicine. Dopo il bollettino medico di Via Gagarina, una piccola indicazione per i connazionali che sventolano il tricolore: se vi trovate in Polonia, fate molta attenzione a chiedere indicazioni stradali. Tra droga (che vuol dire strada) e curva (che significa prostituta), qualche equivoco si può facilmente creare.

In queste settimane ho trovato anche il tempo per un week end a Berlino. Con il dolce ricordo di Fabio Caressa che grida “Andiamo a Berlino” dopo il gol di Del Piero contro la Germania nella semifinale dei Mondiali del 2006, sono giunto nella capitale tedesca. Il cielo sopra Berlino era grigio e resterà tale fino alla fine della mia permanenza. Grigia anche la città, ossessionata dalla sua travagliata storia recente, sempre pronta a ricordare vittime: dagli ebrei sterminati ai sovietici caduti per liberare Berlino dal nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale, non tralasciando tutte le storture e le divisioni tra Germania Est e Germania Ovest con testimone il famoso Muro, oramai campo prediletto per graffiti e affini. Paradossalmente la lingua che ho ascoltato maggiormente durante il viaggio è stato il turco. Essendo in compagnia anche di studenti erasmus provenienti da Istanbul, la via più facile per chiedere informazioni era rivolgersi all’onnipresente kebabbaro di turno, tipica faccia scura con barba mal curata che gestisce un chiosco di piccole dimensioni. Cosa resterà di questo breve week end berlinese? La musica di strada che accompagna ogni passo dalla Porta di Brandeburgo in poi, la visita di Alexander Platz e del suo museo storico della Germania, il buonissimo e ipercalorico currywurst, il ricordo di un casuale compagno di stanza irlandese nell’ostello che per due giorni ha fatto continuamente avanti e indietro dalla camera a regolari intervalli di trenta minuti.

Al mio rientro c’è stato spazio anche per le sempre piacevoli conversazioni con Eugen, il gigante tedesco che arriva da vicino Brema e che studia slavistica per complicate ragioni familiari. Durante una bella chiacchierata con un panino in mano ho scoperto quanto Adriano Celentano sia importante nella sua vita. Eugen ascolta molte sue canzoni, canticchia le note del Ragazzo della Via Gluck, pur non conoscendo bene il significato dei testi. Curiosità mia volle di conoscere come un tedesco venga a conoscenza del Molleggiato e come diventi un suo grande fan. Eugen allora mi ha raccontato che, quando viveva in Kazakistan con la sua famiglia, vedeva sempre i film di Celentano in televisione, dato che questi è molto famoso nell’ex Unione Sovietica, soprattutto nelle repubbliche dell’Asia Centrale. Tornato in Germania, il ricordo di Celentano non è svanito e YouTube ha fatto il resto. Con la promessa di tradurgli Azzurro un giorno, posso dire ufficialmente che Eugen è rock!

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