Giovanni Canzoneri, il colore di una Sicilia che forse non c’è più

conti zaffarani“Tu pensi che la moneta faccia la felicità?”…
“Minchia!”…
“Può darsi, ma senza sticchio l’uomo cos’è?”
“Di nuovo questa storia! Tempo al tempo. Non ti preoccupare, bisogna avere un po’ di pazienza, e vedrai che arriverà il giorno che ti farai pure gli arretrati”…
“Ho quarantasette anni, e in quest’arco di tempo l’unica cosa che mi ha dato benefici sessuali è stata questa…” mostrandogli la mano dritta “…manco le buttane mi vogliono. Una volta sola sono andato, era una sera d’inverno e faceva un freddo cane ed ero ammantato sino all’osso, la signorina si rese molto disponibile quando le feci vedere i soldi e sorridente ‘ncuminciò a spogliarsi. Man mano che si levava un pezzo mi allisciava facendomi acchianare le quaranate. Rimasta nuda, come mamma l’ha fatta, cominciò a denudarmi. Ci accuminciò di sutta, prima ‘i cavusi poi ‘i mutanni e via discurrendo, e mentre mi svestiva, si stricava come una gatta in calore, ma quando mi scoprì il volto, rimase paralizzata, appresso cuminciò a vociare come una pazza, tanto che richiamò la presenza del magnaccio, che mi pigliò per i capelli e mi buttò giù per le scale nudo e crudo, dopo una bella passata di legnate”.
“Una volta…sentii dire che ogni uomo, sulla terra, ha a disposizione sette donne”
“E chi è questo cornuto che ne ha quattordici?”
“Pensi che sono minchiate?”
“Non lo so, di una cosa sono certo, venderei l’anima al diavolo per farmi una santa fottuta”.


Giovanni Canzoneri
ha 36 anni ma racconta un mondo antico, usi e costumi, modi di pensare di una Sicilia scomparsa. Humus arcaico, valori lontani, umorismo “diverso”. Il tutto con una lingua inconfondibile, imbevuta di dialetto, snella, agile, appassionante, spesso esilarante. Già, perchè Canzoneri – della Sicilia passata – non si concentra sul melodramma, sull’epica, sul pomposo, quanto piuttosto sui piccoli siparietti comici, sulle furbizie e le stupidità del popolo, sui dettagli di colore.

giovanni canzoneriQuattro racconti per un libretto agile come i Conti Zafarani, pubblicato dalla Smasher edizioni, ovvero i racconti della zafarana, un sostituto dello zafferano, inventato a Palermo negli anni ’50, il cui colore arancione – spiega l’autore – “esprime allegria, spensieratezza e buonumore”.

Si comincia con la divertentissima versione del Faust in salsa sicula, “’U diavulu e ‘u viddanu”, passando per la commedia degli errori di “Vox populi” – piccolo saggio sulle voci di paese – poi sulle immancabili beghe adulterine di “Lo spavaldo, il saggio e la questione di corna” e infine la splendida “Amorosi sensi”, che racconti di amore, fortuna e sfortuna.

Un piccolo grande esordio per Canzoneri, scrittore che – sotto l’apparente ruvidezza del vernacolo – nasconde un’innata arguzia narrativa, oltre ad uno spiccato gusto per l’aneddoto.

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