Quando la Francia fu salata come tonnina

In Sicilia, il malcontento contro gli Angioini esplode durante la festa della chiesa dello Spirito Santo a Palermo: i Francesi di Palermo vennero massacrati e venne costituito un governo popolare. Le città siciliane chiesero la protezione di Papa Martino IV che però rifiutò intimando la sottomissione al re Carlo d’Angiò, pena la scomunica.

La nobiltà siciliana si mette a capo del Vespro e viene acclamato Re Pietro III d’Aragona.

Il Papa scomunica Pietro e indice una crociata contro la Sicilia.

i vespri siciliani

 

A generare l’episodio fu – per quanto ricostruito – la reazione al gesto di un soldato dell’esercito francese, tale Drouet o Droetto, che si era rivolto in maniera irriguardosa ad una donna, mettendole le mani addosso con la scusa di doverla perquisire. Evidentemente esagerò: sposo, parenti e la gente sul sagrato della chiesa reagirono malamente. Fu il caos. La rabbia esplose incontrollata contro i francesi e il loro malgoverno.

Le campane suonarono per quello che verranno denominati “I Vespri siciliani”.

Quel gesto fu appunto la scintilla che dette inizio alla rivolta. Nel corso delle notti che ne seguirono, i palermitani, al grido di “mora, mora!”, si abbandonarono ad una vera e propria caccia ai francesi che dilagò in breve tempo in tutta l’isola.

Si racconta che i siciliani, per individuare i francesi che si camuffavano fra i popolani, mostravano loro dei ceci («cìciri») chiedendo di pronunziarne il nome. Quelli che venivano traditi dalla pronuncia francese per le difficoltà di suono (è difficile infatti pronunciare cìciri per chi parla un’altra lingua) venivano immediatamente uccisi.

Famoso simbolo di quella lotta divenne il termine «Antudo!»; una parola d’ordine usata dagli esponenti della rivolta che ha accompagnato e accompagna ancora, sia i movimenti separatisti che le liste autonomistiche siciliane.

I siciliani con i Vespri si liberarono sorprendentemente da soli. Il tumulto andò oltre: la Città si elesse come libero comune. Alcuni palermitani come Enrico Baverio, Niccolò Ebdemonia, Ruggero Mastrangelo, Nicoloso Ortoleva, furono chiamati ad amministrarla.

In sostanza, le motivazioni della rivolta vanno ricercate nel malgoverno di Carlo d’Angiò. Con angherie, soprusi e crudeltà, impose in Sicilia un fiscalismo spietato, difficile da sopportare per la popolazione già impoverita dalle diverse tasse degli svevi.

Venne adottata la bandiera giallo-rossa, con al centro la Trinacria: diverrà il vessillo di Sicilia.

La bandiera venne formata dal rosso di Corleone e dal giallo di Palermo a seguito di un atto di confederazione stipulato da ventinove rappresentanti delle due città. La scritta “Antudo” fu inserita anche nel vessillo.

Riguardo al rapporto tra la Sicilia e l’Italia meridionale vi fù una grave frattura politica che venne ricomposta solo con il «Regno delle Due Sicilie» dei Borboni nel 1816.

Sotto i Normanni i siciliani avevano creato una società moderna con una struttura burocratica, indipendente dal papato, e con un parlamento. Con i Vespri diedero origine alla ricerca dell’autodeterminazione dei popoli. I siciliani, cioè, precorsero i tempi di molti aspetti che si realizzarono successivamente in Europa secoli dopo.

Entra nella storia la rivolta di un intero popolo, il siciliano, che non subì il volere di un re o di un altro, ma proclamò la sua stessa volontà nella libertà. Siamo nel 1282, le rivoluzioni americana e francese arriveranno molto dopo. Lo stesso Dante Alighieri sembra intuire l’eccezionalità dell’avvenimento e ne parla nella sua opera.

Il termine “vespro” sta ad indicare la penultima delle ore canoniche, – che vanno da «mattutino» a «compieta» – quando si ringrazia Dio della giornata trascorsa con l’ultima funzione di preghiera. Il termine ha origine dal latino Vesper, che definisce l’ultima ora di luce e l’arrivo della sera.

 

“La storia dell’eccidio dei Francesi, avvenuto a Palermo il 31 Marzo 1282, non fu soltanto un dramma isolato di cospiratori e tagliagole, né un episodio emozionante dell’epica tragedia vissuta dalla Sicilia e dai suoi oppressori, ma fu uno di quegli eventi storici che mutarono il destino di nazioni e di istituzioni di rilievo mondiale”.

Anche lo storico siciliano Michele Amari nel 1842 additò questa pagina di storia isolana, quale esempio trascinante di libertà, a tutti i popoli d’Europa, scrivendo testualmente: “Tali furono, o Siciliani, le gesta dei vostri padri nel secolo decimo terzo! Ripigliarono così la indipendenza di nazione, la dignità di uomini; e ne dettero esempio alla Scozia, alla Fiandra, alla Svizzera, che scuotevano, a un dipresso a quel tempo, la dominazione straniera”.

La storia dei Vespri è racchiusa, in modo significativo, anche in questo canto popolare siciliano:

E il francese con la sua potenza
in Sicilia si comportava male
ci toglieva il pane dalla mensa
si vedevano Francesi in ogni stanza
essi fidando nella loro potenza
e noi, miseri, sotto la loro lancia!
In un’ora fu distrutta quella razza
la Francia fu salata come tonnina.
Senti la Francia che suona a mortorio
no, la Francia non verrà più in Sicilia;
viva la Sicilia, che porta vittoria
viva Palermo, fece meraviglie!
Suonate tutte le campane a gloria
fate tutti miracoli tremendi con le armi
perché eterna resterà la memoria
che i Francesi rimasero morti in Sicilia!

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