“Il bisogno dei segreti”, la voce di una generazione

il bisogno dei segretiMarco Candida probabilmente scrive soltanto per il piacere di scrivere. Di sicuro non è uno scrittore politico. Non ha intenti disvelatori nei confronti di alcunché. Non cerca chissà quali letture sociologiche della realtà. Non vuole spiegare niente. Nonostante questo la cosa più interessante del suo ultimo romanzo, “Il bisogno di segreti”, pubblicato da Las Vegas edizioni, è proprio il ritratto di una generazione che se ne ricava.

Una generazione che vive stretta in una morsa di precarietà e illusione di abbondanza. Che non compra più scarpe ma compra Nike o Adidas. Che non va più al supermercato ma va all’Esselunga. La generazione dei trentenni in Italia, senza grilli per la testa, pienamente osmotici col mondo in cui si ritrova, immersa in reti di relazioni online e offline, pervasività tecnologiche, angosce metropolitane. Mentre le registrazioni audio video, i social network, tutti i dati che seminano per la rete trasformano la sfera intima in privacy 2.0 – altissimo tasso di sputtanabilità – i trentenni si aggrappano alle relazioni come mai prima d’ora. Relazioni ossessivamente fondamentali, quindi. Ultimo baluardo contro la più totale spersonalizzazione. Ma ciò non esclude che si tratta di relazioni precarie, fragili come fuscelli al venti. Una precarietà che Candida, forse involontariamente, tratteggia a tinte forti. Slegato dal contesto socio-economico, questa diviene assoluta, esistenziale, immanente.

Poi c’è il corpo, la cura del corpo, l’attenzione del corpo e soprattutto l’angoscia del corpo. Del decadimento fisico, dello sfibramento e disfacimento. Non è solo la paura di invecchiare, la caducità che Roth ha raccontato in Everyman. È soprattutto la testimonianza di una generazione di giovani (condannati ad essere giovani per tanto tanto tempo) che fa i conti con tonnellate di disturbi psicosomatici derivanti dalle difficoltà di autorealizzazioni, dalle frenesie e dalle indigestioni di superstress.

Questa la trama:

Connie, sulla trentina, non particolarmente bella. Lavora in uno studio di avvocato. È gentile, corretta, educata, scrupolosa, ineccepibile. Una persona leale. Una di cui fidarsi. Tanto che gli amici la chiamano Connie la brava. Un giorno però qualcosa la sconvolge e lei comincia ad accanirsi contro le persone che ama. Lo fa con metodo. Ricatta il suo datore di lavoro, gli sconvolge la vita pubblicando sul web un filmato porno. Protagonista, la moglie. Poi scherzi su scherzi ai suoi amici. Scherzi di pessimo gusto. Scommesse livorose e distruttive. Una torta di calce viva per il compleanno di Ginevra. Sputtanamenti elaboratissimi. A Manuel fa credere di essere vittima di un reality alla The Truman Show. Lo stesso Manuel a cui ha distrutto la vita sociale registrando e facendo ascoltare ai diretti interessati tutte le sue confidenze ed esternazioni. Ma Connie ha qualcosa che non va. Ha la pelle biancastra, due cerchi intorno agli occhi. E per di più ha preso a puzzare in un modo orrendo. Connie sembra che, di pari passo col decadimento fisico, stia facendo di tutto per rendersi disgustosa la vita.

Il bisogno dei segreti è probabilmente il romanzo più maturo e meglio architettato della produzione di Marco Candida. Lo scrittore di Tortona, più apprezzato all’estero che in Italia, questa volta mette da parte le riflessioni metanarrative, gli intrecci fatti di abbozzi di storie, la fantasia dilagante e perversa, le estremizzazioni scrittorie. Questa volta, con un po’ più di autodisciplina, racconta una e una sola storia. Riuscendo a mantenere tutte le peculiarità della sua visione letteraria. La storia di Connie la brava è infatti estremamente delirante, distorta e paradossale. Una storia irreale ed artefatta, che a volte si lascia andare a suggestioni horror-splatter. Nonostante questo, come ho cercato di spiegare, non manca una rappresentazione veritiera della realtà. (Nino Fricano)

2 pensieri riguardo ““Il bisogno dei segreti”, la voce di una generazione”

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