Giustizia per una voce libera, riapre il processo Rostagno

Da dove cominciamo? È una storia lunga e complessa quella di Mauro Rostagno, il giornalista, (che giornalista formalmente non era, ma che esercitava questa professione meglio di molti illustri pensatori) ucciso il 26 settembre del 1988 da mani, secondo gli inquirenti, mafiose. L’inchiesta, dopo abbagli clamorosi, corroborati anche da alcune “autorevoli” firme, vira dritta verso quella che è la strada che appare come la più giusta. O perlomeno, è innegabile che la criminalità organizzata abbia preso parte, in qualche modo, a quest’omicidio. Almeno come braccio armato, probabilmente come mandante, verosimilmente in combutta con altri sistemi di potere deviati. Politica? Massoneria? Servizi segreti? Chissà, la storia di Mauro Rostagno racconta tanto e niente, ma in un certo senso coinvolge tutto ciò.

Chi era Mauro Rostagno? A me piace sottolineare che Mauro Rostagno era un giornalista, più che un sociologo, che era trapanese ma non era trapanese. Si sentiva trapanese (di Trapani, ndr) molto più di tanti altri, ma non lo era. Veniva dal nord, in Sicilia, a fare quello che, in una delle province più mafiose della Sicilia, i trapanesi non facevano. E cioè fare giornalismo. Di Cosa Nostra, della politica corrotta, della massoneria deviata e di tanto altro Mauro Rostagno aveva denunciato, nelle sue roventi trasmissioni televisive, fatti e misfatti. Tirava sassate all’organizzazione criminale, proprio in casa sua, dove troppo spesso era meraviglioso tacere. Il fatto, come sosteneva egli stesso, di non avere peli sulla lingua, la sua indole ribelle ma pacata, il suo modo diretto e informale di spiegare gli avvenimenti, anche i più difficili, rappresentarono certamente una rottura col conformismo storico televisivo. Almeno questo è il punto di vista del comunicatore. Ma Rostagno non sapeva essere unico solo in questo.

Le indagini si sono riaperte nel 2009, a vent’anni e qualche mese dalla sua morte. Il processo è iniziato lo scorso 2 febbraio dinanzi alla Corte di Assise di Trapani, nei confronti di Vincenzo Virga, capo mandamento della mafia in quel periodo a Trapani, e Vito Mazzara, killer mafioso; entrambi scontano già il 41 bis per altri motivi. Il presidente della Corte è il giudice Angelo Pellino, giudice a latere ed estensore della sentenza nel processo per la morte di Peppino Impastato, quello che riguardò Vito Palazzolo, che fu condannato a 30 anni. Stessa crudele sorte per entrambi i giornalisti, accomunati, però da evidenti considerazioni: entrambi sfidavano la mafia.

La prima udienza del processo del 2 febbraio è servita fondamentalmente alla costituzione delle parti civili e all’acquisizione dei testi. I due imputati erano assenti: Vincenzo Virga è detenuto a Parma (ha seguito in videoconferenza), Vito Mazzara detenuto per altri reati e trasferito da Biella a Pagliarelli (Palermo) non si è presentato. Si è precisato il quadro delle parti civili: sono 15 quelle ammesse su 22 richiedenti. Tra gli ammessi, le figlie di Mauro Rostagno, Maddalena e Monica, la sorella Carla, la sua compagna Chicca Roveri e la prima moglie Maria Teresa Conversano. Ammesse anche l’associazione Saman, la Provincia e il Comune di Trapani, i comuni di Erice e Valderice, la Regione siciliana, l’Assostampa e l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, le associazioni Libera e Antiracket di Trapani.

La seconda parte del processo si è svolta il 16 dello stesso mese. All’udienza del processo la Procura ha messo agli atti una memoria di Rostagno sul delitto Calabresi trovata tra le carte nel suo alloggio. Ascoltati, inoltre, i primi undici testimoni, tra cui ex investigatori in servizio quando fu ucciso Rostagno, medici legali e funzionari di polizia, tra cui spicca il nome dell’ex capo della squadra mobile Rino Germanà, il commissario che collaborò con Paolo Borsellino e che 14 anni fa scampò ad un agguato mafioso. Sono stati sentiti, tra gli altri, anche il medico legale Nunzia Montalbano e il funzionario di polizia Annamaria Mistretta.

Appuntamento al 2 marzo, quando si entrerà nel vivo del processo con altri testimoni, tra i quali Maddalena Rostagno e Chicca Roveri. Nella speranza che tutto presto non finisca nel dimenticatoio, chiudo con delle considerazioni che Roberto Puglisi ha scritto su “S” nel luglio 2009. «Il paese reclama il sangue dei martiri. Non sa che farsene del battito e del respiro di uomini sereni. Abbiamo bisogno di altari, urne e cippi per dimenticare il meglio».

(Nino Maltese)

Di seguito spezzoni delle trasmissioni di Mauro Rostagno da uno speciale di Telesud:

 

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