2.

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Guai a chi costruisce il suo mondo da solo.
Devi associarti a una consorteria
di violinisti guerci, di furbi larifari,
di nani del Veronese, di aiuole militari,
di impiegati al catasto, di accòliti della Schickerìa.
E ballare con loro il verde allegro dello sfacelo,
le gighe del marciume inorpellato,
inchinarti dinanzi al volere del cielo.
Guai a chi sulla terra è sprovvisto di santi,
guai a chi resta solo come un re disperato
fra i neri ceffi di lupi digrignanti.

Angelo Maria Ripellino (Lo splendido violino verde, Einaudi 1976)

Riprende oggi l’appuntamento settimanale con la nostra rubrica di segnalazioni poetiche, La Metafora viva! Rinnovo l’invito a inviare a pupidizuccaro@gmail.com le poesie che vi sono più care, scortate da poche parole libere che ne suggeriscano agli altri i motivi di bellezza. Angelo Ripellino, palermitano, per me è una recente scoperta. Passerò con lui altro tempo, perché la sua lingua barocca non è erudizione gratuita, ma ricerca e veicolo musicale di un’autenticità poetica, un vissuto di carne trasfigurato. Questo testo è il disperato ritratto di un contesto italiano che più attuale non saprei definire. Qui c’è altro materiale. (Marco Bisanti)

< La Metafora viva!

< Il giorno è andato lontano (“Scipione”) – Biglietto lasciato prima di non andare via (G. Caproni)>

 

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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