La bambina che guardava al cuore

Della manifestazione “Se non ora quando?” tanto si è discusso e tanto ancora si discuterà. Ma per adesso, nel turbinio di colori del corteo palermitano – ventimila partecipanti, tante donne e tanti uomini – c’è un rosso di cui mi piace parlare. Uno striscione cremisi ha fatto da cornice laica all’immagine della peruviana Sarita Colonia: una “santa eletta dal popolo” che l’omonimo “Nucleo Clandestino” – otto donne e un uomo – ha scelto per raccontarsi.

Vissuta all’inizio del secolo scorso nella provincia del Callao, Sarita Colonia apprese giovanissima l’arte delle cure con erbe naturali che le valse l’appellativo di “curandera”, e pur poverissima si dedicò a opere di carità nelle zone più depresse della sua terra. Soprattutto verso gli “ultimi”. Ladri per fame, prostitute, omosessuali: quelli che nessuno avrebbe aiutato, per lei erano semplicemente persone bisognose. Davanti a Dio, si racconta, intercedeva per piccole grazie: far uscire il marito dal carcere, far trovare i soldi per pagare l’affitto, far tornare l’amante perduto.

Se la Chiesa si è rifiutata di riconoscerla come santa, poco importa. Perché il racconto della sua solidarietà, capace di guardare oltre ogni differenza sociale, le ha già guadagnato l’acclamazione della gente. E nel “Nucleo Clandestino Sarita Colonia” si condensa in un messaggio inequivocabilmente laico: non si può difendere la dignità femminile senza, anzitutto, archiviare ogni distinzione interna fra «donne perbene e donne permale» fondata sulle scelte sessuali o di vita. «Ci siamo ritrovati – recita il manifesto del “Nucleo” – a partire dalla bella storia di Sarita, a parlare di politica, di diritti, di eguaglianza, di diversità, nella consapevolezza di poter fare la differenza; nove persone diverse fra loro ma accomunate da inquietitudine, insofferenza, rabbia. E dall’orrore per ogni forma di moralismo: le donne non sono il problema, sono la soluzione.»

Ma c’è un’immagine che risalta più di tutte, ed è quella del primo miracolo di Sarita. Un giorno, nel mezzo della Plaza de Armas di Huaraz, il commissario mostrò il cadavere del bandolero Luis Pardo che aveva ucciso colpendolo alle spalle, nonostante fosse suo compare. Per celebrare l’assassinio il commissario sparò verso il cielo urlando evviva al “Supremo Governo” e distribuendo liquore di canna fra i presenti, quando, all’improvviso, gli si avvicinò una bambina piccola dalla pelle scura e gli fece: «Lei già non è più lei. Non esiste nessuno dietro ai suoi occhi. Il risultato è che io non lo vedo più, signor commissario». All’inizio l’uomo non fece caso alla bambina, ma alzando il bicchiere per brindare colse l’occasione per palpare il posto dove sarebbe dovuto essere il suo cuore e non sentì alcun battito: si consolò pensando che così doveva essere il cuore dei “machos”. Questo accadde un sette di luglio, il settimo mese dell’anno. Sette giorni più tardi, alle sette della sera, il “muy macho” morì in quella stessa piazza. Sarita colonia aveva profetizzato la sua morte.

«Come la bimba che esclama “il re è nudo” – continua il manifesto – Sarita bambina e il suo primo miracolo a noi dice questo: lo spettacolo circense e indecoroso del tramonto del berlusconismo porta con sé l’epifania della fine del patriarcato. Questo animale morente è spaccone, rumoroso e pericoloso nella sua tentazione onnipotente, ma il suo baccano è proporzionale al grado di putrefazione: il suo cuore non batte già più.»

«E quanto potere c’è invece, quanta dignità, nello sguardo di una bambina che non si lascia abbagliare dagli spari e dal liquore di canna? Il suo spettacolo, signor commissario, noi non lo vediamo più.»

(Fabio Vento)

(Foto manifestazione Palermo: Giulio Azzarello)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *