Sanremo: Dio ci salvi dalle mutande di Morandi!

gianni morandi in mutandePerché Sanremo è Sanremo!

Con questa esclamazione in tanti ricorderanno la kermesse canora più nota d’Italia, giunta ormai alla 61esima edizione, ed in onda tra poche ore sul primo canale di quella che una volta si chiamava Radio Audizioni Italiane.

Dopo cena quindi, molti di noi resteranno sintonizzati su Rai Uno. Alcuni per tradizione, altri per far contenti la mamma che da più di un mese aspetta l’evento televisivo più importante di febbraio.

Credo che per parecchi rappresenti un’isola felice dove per qualche sera è facile approdare e rimanerci con tranquillità. Meglio per loro.

Io ed una buona fetta di italiani invece, capiteremo da quelle parti solo durante uno zapping nervoso a conclusione di una giornata non proprio esaltante a lavoro, o per una cena venuta fuori un po’ male.

Tra noi e noi la parola d’ordine sarà: “d’accordo me l’accollo”. Ma solo perché c’è la Canalis, la Rodriguez e Franco (Battiato) che, da artista imprevedibile qual è, se la giocherà sul Teatro dell’Ariston insieme ai comuni mortali.

Sì, solo per questo. Per il semplice fatto che quello che “si fa mandare dalla mamma a prendere il latte” comincia a rompere le scatole e la musica italiana perde colpi. Con tutto il rispetto per l’eterno giovanotto dalle mani giganti, non se ne può più e vorremmo qualcuno come Fiorello o Chiambretti al suo posto.

Spero solo che il buon Gianni ci risparmi quello che ci mostrò qualche anno fa in prima serata: le sue mutande bianche e quel fisicaccio che si ritrova.

Il caro Raimondo Vianello da lassù si farà una grassa risata e si sintonizzerà su Ballarò al tre per tifare Berlusconi, e consiglierà a Sandra il film di Rete 4 con Meryl Streep, Bruce Willis e Isabella Rossellini: “La morte ti fa bella”.

In ogni caso tirando le somme, forse il Festival di Sanremo qualche bella canzonetta ce l’ha regalata. A parte quelle di Dj Francesco e Gigi D’Alessio, ricordo con piacere “Mistero” di Ruggeri, “La terra dei Cachi” di Elio e le storie tese, “La paranza” di Daniele Silvestri, “Grande Sud” di Eugenio Bennato e “Minchia signor tenente” di Giorgio Faletti. L’elenco potrebbe ripercorrere anche periodi più lontani passando per “Felicità” di Albano e Romina Power fino a “Uomini Soli” dei Pooh o “Vorrei” di Mino Reitano. Ma mi fermo qui e vedremo cosa ci darà da masticare la telly tra poco.

Mi auguro però che non ci assillino con tutti quei calcoli del televoto. Non ci ho mai capito niente e di matematica avevo cinque.

Ma c’è anche quell’uomo estrapolato da un racconto ottocentesco di nome Vessicchio?(Rogero Fiorentino)

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