Vivere come il grande Lebowski

Lebowski

E se facessimo come Oliver Benjamin? Ascoltare per ore il canto di un passero, rimanere a scaldarsi sotto un raggio di sole, osservare il movimento di un orologio a pendolo allo stesso ritmo di un picchio che becca la corteccia di un tronco…

Oliver Benjamin è un giornalista americano di 43 anni rimasto folgorato da Dude, il personaggio inventato dai fratelli Coen, protagonista assoluto de Il grande Lebowski che nel 1998 conquistò il pubblico cinematografico con la sua visione della vita. Il giornalista americano dopo aver rivisto il film nel 2005 in Thailandia – dove adesso vive- ha avuto un’illuminazione in contrasto con la visione falsa della vita, soprattutto per chi come lui, era cresciuto nell’epoca ipocrita degli anni Ottanta. «Mi sentii come se avessi visto una storia che mi presentava il metodo per gestire le difficoltà della vita».

Mi vien da pensare che occorra veramente versare un intingolo diverso sulla nostra esistenza e calibrare il nostro “essere” davanti al mondo che gira vorticosamente. Almeno per due volte a settimana. Bisogna imporselo, esercitarsi. Così di tanto in tanto ci toglieremmo di dosso quella tuta di brutture, ansie, scadenze, maschere, competizioni, pentimenti, routine, che indossiamo un po’ tutti e che forse è distribuita dall’era del nostro tempo.

dudeismBenjamin da questa consapevolezza ne ha tirato fuori una nuova religione laica, quella del Dudeismo, che conta centomila seguaci. Esaltano la pigrizia e cercano di distogliere la gente dalla frenesia e dalle delusioni contemporanee. In parte hanno preso spunto proprio dall’ex hippie Dude, che nel film passava le giornata giocando a bowling con gli amici e bevendo white russian.

Ad oggi, la vita di un uomo in un mondo sempre più globalizzato, competitivo, veloce, cinico, ha fatto andare tutti fuori di testa. Di questo passo rimarremo presto rasi al suolo.

Una volta tra vicini di casa, al lunedì mattina incontrandosi, ci si chiedeva: ci sei andato ieri al bar del centro? Adesso si ci domanda: conosci un addetto al presetting disponibile a turni? Pensandoci bene il Dudeismo quindi, potrebbe essere un ottimo antidoto per sopravvivere, o vivere meglio, a secondo delle convinzioni di ognuno.

Sul sito italiano dudeismo.org, troviamo le idee principali: «La vita è corta e complessa e nessuno sa cosa farci. Prendila con calma. Smettila di preoccuparti così tanto di andare in finale. Rilassati con qualche amico e qualche soda d’avena (birra), e sia che fai strike (massimo punteggio) o gutters (zero punti) fai del tuo meglio per rimanere te stesso; che è come dire, tieni duro. O Sopporta e sorridi».

Secondo Benjamin se ne ritroverebbero, peraltro, tracce nella filosofia di Epicuro, Eraclito, Lao, Buddha, e il Gesù Cristo pre-ecclesiastico: «Noi sosteniamo che il grande Lebowski sia una forma moderna di Taoismo – dichiara Oliver alla Cnn.

Catapultati nelle nostre realtà, potremmo consigliare quindi di fare quello che normalmente non si apprezza: uscire più spesso, imparare a respirare l’erba selvaggia che cresce nelle periferie delle nostre città, brindare alla vita, leggere le favole ai nostri piccoli, inseguire la bellezza di noi stessi, attraversare col semaforo rosso, sorridere ai burberi, spegnere la tv, offrire un sambuca all’homeless sotto casa, uscire dai garage le lambrette dei nostri nonni per farsi un giro, comprare un pacco di Esportazione o un San Cristobal de la Habana e fumare con calma alla nostra vita!

«Cinquanta anni fa tutti pensavano che i robot avrebbero sostituito gli esseri umani nei lavori, mentre le persone si sarebbero dedicate ai passatempi e al tempo libero». Niente di questo è accaduto, e la specie umana è sempre più insofferente. Forse è meglio prendere tutto con un po’ più di leggerezza: mangiamoci un’oliva ascolana e beviamoci su… (Rogero Fiorentino)

3 pensieri riguardo “Vivere come il grande Lebowski”

  1. Questa storia del dudeismo mi ricorda la tribù minimalista di Dave Bruno( Vivere con 100 cose)
    Liberarsi di tutto il superfluo, resistere alla tentazione di nuovi acquisti impulsivi, che si oppone al materialismo il consumo critico, opporre alla frenesia la lentezza.
    Pensare l’economia in maniera umana ecosostenibile.Mi viene in mente anche lo Slow Food biologico di Carlo Petrini.
    A riguardo vorrei segnalarvi il libro di Michele Santamaria ”L’economia come scambio umano” http://digital.casalini.it/editori/default.asp?codice_opera=08601321&tipologia=M

    Saluti.:)

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