Io non sono esterno, leggete Giuseppe Merico

A febbraio esce per i tipi della Castelvecchi Io non sono esterno, romanzo di Giuseppe Merico. Cercherò di parlarne il meno possibile, almeno a livello di trama. Vi anticipo solo l’incredula soddisfazione che proverete alla fine nell’averlo acquistato. Tra i riferimenti letterari di Merico spiccano Raymond Carver, David Foster Wallace e Kafka. Ha una scrittura davvero personale, essenziale, lineare, cruda, martellante; a metà tra il pulp e la prosa intimista, una visionarietà che mima i toni del realismo, un ritmo sostenuto fra lampi di una tenerezza improvvisa.

Tutto inizia al buio, in una dimensione che oscura ogni cosa: dal computo dei giorni a uno spazio in cui brancolano i passi bambini del protagonista. La sua voce in prima persona rompe quest’assenza di luce e parla come dal fondo di un pozzo dimenticato. Da lì sale un inchiostro secco, spacca budella, e inizia il racconto che mai vorresti sentire. Racconto di segregazione minorile, ambientato nella provincia marginale e violenta del Salento, che ci porta nelle penose profondità in cui il degrado paterno si ripercuote sulla vita di un innocente: rapporti familiari, odio e amore, non entrando troppo nel dettaglio che consisterebbe in un elenco sfibrante di atrocità. Ma la vita grida il suo sì anche dagli antri più neri.

E vi accorgerete che tanto materiale disturbante non ha nulla a che vedere con la gratuità di genere. Suggerisce invece l’urgenza narrativa di una storia tagliente che non può essere altrimenti. È difficile far finta di niente, difficile voltare lo sguardo, perché questa storia non poteva che andare così. La fatica iniziale con cui ho digerito io stesso i contenuti del romanzo, prima di abituarmi alle perverse evoluzioni del suo scenario, è il segno della sua efficacia. Il fastidio che a volte può suscitare ricorda la stessa contraddittoria predilezione che da bimbi ci spinge verso le cose repellenti. Allora capisci che è in gioco qualcosa di autentico. Non un cosiddetto “messaggio”, ma una voce che ti arriva alla pancia.

Chi pensa a una versione kafkiana del famoso Io non ho paura di Ammaniti viene ben presto smentito. Persino l’apparizione di un personaggio surreale che potreste dubitare di aver già incontrato in qualche film di Kusturica non cade a sproposito. Il romanzo di Merico rappresenta anche uno di quei casi in cui la citazione iniziale riesce davvero a esprimere il senso profondo del libro. Motivo sufficiente per affidarle la raccomandazione finale: tenete d’occhio Merico che sta già scrivendo il suo terzo romanzo – titolo provvisorio “Per esempio camminare da solo” – e intanto regalatevi Io non sono esterno.

(Marco Bisanti)

La verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te.

David Foster Wallace

 


 

 

Autore: Marco Bisanti

mela penso

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