Serino, King e Melissa P.

Melissa P., grazie a Serino abbiamo finalmente capito che quella P sta per Poetessa

Abito il web letterario da dieci anni tondi tondi, leggo libri che ancora devono uscire, gioisco ancora quando il postino mi consegna la mia copia stampa d’un libro con cui lotterò per almeno un paio di giorni. Bene, so che la letteratura di consumo, quella che trovi anche al supermercato dovrei scansarla. Ma onestamente, perché? Posso fare un sereno outing, soprattutto dopo che Serino s’è definitivamente zappato i piedi definendo Melissa P. poetessa – e qui dopo due tesi di laurea combattendo con l’ostica Poesia di Celan e Zanzotto avrei dato fuoco a ogni copia esistente della pagina incriminata dell’amata Satisfiction. Se gridare ai quattro venti di desiderar una vagina riccia come una donna di colore fa ottenere diritto di cittadinanza (voglio essere una negra con grossa, negra e riccia fica/ che accumula bianco sperma di bianco di negro e poi/ partorisce figli bianchi o negri/tutti in piedi/ con il culo in aria aperto, i palmi delle mani/sudati), perché vergognarsi di voler leggere per semplice, puro e sottile piacere?

Ho letto 2666 di Bolaño, Horcynus Orca di D’Arrigo, Atemwende di Celan, Pedro Paramo di Juan Rulfo. Ma quando voglio semplicemente rilassarmi, spegnere attenzione e evidenziatore mentale, voglio solo parole che sommate assieme mi tengano compagnia sulle tre linee della metro milanese, ammazzino le 20 e passa ore di treno per tornare in Sicilia. Voglio leggere e rileggere Stephen King, che è soprattutto onesto. Racconta storie. Non vuol cambiare mondi o donarmi sguardi nuovi sul reale. Vuole divertirmi. Nel senso proprio e originale del termine, spostare la mia attenzione dalle preoccupazioni quotidiane: quanto dilaterò questo mese lo stipendio per arrivare alla fine senza acrobazie? Quante scatolette di tonno saranno la mia cena? Quante volte andrò per negozi per vedere di quante cose posso fare ancora a meno?

E il Re non lo batte nessuno. Con buona pace di Melissa P. Perfino la mamma del maghetto occhialuto in qualche pagina ha cercato d’insegnarci qualcosa. Steve, no. Steve ha preso me e un miliardo di altre persone e ci ha raccontato una storia. Come faceva quel grand’uomo ch’era mio padre in ogni cena di famiglia o con gli amici. Monopolizzava l’attenzione. Se c’era Giovanni Pintacuda tutti si divertivano, dimenticando il mutuo, i problemi dei figli, le storiacce di tutti i giorni che ci donano i calendari.

A spendere 20 euro per due-tre ore di divertimento di sti tempi uno ci pensa e ripensa. Così quando alla raccolta fondi del Don Orione ho trovato un paio di libri del Re del Maine che mi mancavano li ho presi. A tre euro l’uno, meno d’un mito Mondadori. E così in questi giorni, tra una conferenza stampa e l’altra mi son divorato  “Al crepuscolo”. Niente da dire, King nei racconti è insuperabile. N. è un viaggio nelle ossessioni della mente umana, lo leggevo all’aeroporto e s’avvicina di soppiatto un monaco Hare Krishna che voleva condurmi sul sentiero dell’illuminazione. Son saltato sulla sedia. Torno a prenderti è un racconto praticamente perfetto. Come lo è Muto, condotto su due piani temporali. E sull’ultima riga de Le cose che hanno lasciato indietro, omaggio kinghiano all’11 settembre mi sono commosso.

È l’ultima traduzione della storica voce italiana del Re, Tullio Dobner. Nino, il mio amico, collega e coinquilino m’ha donato per Natale l’ultimissimo libro di Steve. Vediamo se il nuovo traduttore Wu Ming 1 è all’altezza del precedente. Quando è morto Ferruccio Amendola Stallone ha perso per sempre la sua voce…

Sono buoni questi racconti? Sì, io credo di sì. È letteratura? Non lo so e non sono sicuro che m’importi; chiedetelo a un critico. Vi aiuteranno ad ammazzare la noia di un lungo viaggio? Spero di sì, perché quando succede è come essere toccati da una bacchetta magica.

Di sicuro, a me è piaciuto a scriverli. E spero che a voi piacerà leggerli, anche questo so. Spero che vi portino via. E finché ricorderò come si fa, non smetterò.

Stephen King

3 pensieri riguardo “Serino, King e Melissa P.”

  1. Grande! A proposito di Dobner, devo dire che ho letto Jack Higgins in originale e secondo me Tullio Dobner lo migliora. Assolutamente d’accordo che Tullio Dobner e’ Ferruccio Amendola.

  2. Tonino… Questa poesia della vagina riccia non ti è proprio andata giù…! ;-D
    Che ne sai? Magari Serino sogna una liason…
    Detto questo, vale sempre il titolo (ormai non più provocatorio) di un saggio di qualche anno fa: ‘King vs Gruppo 63’.
    Chi abbia vinto, è superfluo dirlo.
    A presto

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