L’albero finto

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Dal salotto arriva un suono di campanelle e vetri che trillano. Monica, uscendo, sfiora l’albero di Natale e lui dondola un saluto di lampadine colorate. È di plastica ma si muove al passaggio di tutti da sembrare quasi vivo; in fondo, ha più di vent’anni.
Da piccolo sgusciavo in salotto e sotto quei rami cercavo i regali per me. Poi, all’ultimo istante, preferivo salvare la gioia della sorpresa e interrompevo la caccia. Allora mi sfogavo curiosando tra gli altri doni e poi correvo da mia sorella per dirle cosa avrebbe ricevuto lei. Con una bugia aumentavo la sua gioia nel vedersi poi regalare una cosa diversa; se invece ero arrabbiato per qualche ragione, le dicevo la verità. Che pianti, allora! E i sorrisi… ricordo più quelli.
Col tempo quell’albero finto è diventato un miracolo vero. Chissà come fa a stare in piedi, sempre meno dritto, sempre più spelacchiato. L’anno prossimo ci sarà ancora? Ormai siamo grandi. Da anni la sua ombra scheletrica vigila su pochi pacchetti che sembrano lì solo per caso.

Dal salotto arriva un suono di campanelle e vetri che trillano. Monica è tornata e come un fulmine entra di corsa in camera mia. Le manca il fiato, farfuglia qualcosa. Io non capisco.
— Corri… L’albero!
elettrico della serpentina. nuova colora. di luci. posticce il verde. sparuto dei rami. finti. Il singhiozzo elettrico. della. serpentina nuova colora. di luci posticce. il verde sparuto. dei rami finti. Il singhiozzo. elettrico della. serpentina nuova. colora di luci. posticce. il.
— Guarda!
Tantissime scatoline ricoprono i piedi malconci dell’albero fino a nasconderli. Poco fa non c’era niente e ora questi cofanetti invadono il salotto quasi fino al corridoio. Nomi scritti sopra non ce ne sono, ormai siamo grandi.
Apriamo con cura decine e decine di pacchetti minuscoli, facendo attenzione a non rompere la carta. In ognuno troviamo un piccolo seme: di albero, di pianta, di fiore. Io e mia sorella ci guardiamo e siamo felici: meravigliarsi è ancora possibile. E forse è il regalo più bello.

 L'illustrazione è un disegno di Gipi.

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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