E chi lo paga il conto dell’Ultima cena?

Moni Ovadia continua il suo viaggio nel mondo e nella cultura ebraica. L’ultimo campo di interesse è il cibo, protagonista del suo “Il conto dell’ultima cena”, scritto insieme al giornalista Gianni Di Santo e pubblicato da Einaudi nel gennaio 2010. L’ultimo libro del teatrante bulgaro, italiano d’adozione ma cittadino del mondo, è  “un omaggio alla memoria e all’accettazione dell’Altro, ultimo antidoto slow all’intolleranza e al tempo frenetico di oggi”. Un interessante itinerario tra rigide norme kasher, divagazioni teologiche, interviste, ricette e gustosissimi witz, caratteristiche storielle ebraiche di cui di seguito forniamo qualche esempio.


A ogni elezione di un nuovo papa, una delegazione della comunità ebraica romana si recava nei sacri palazzi portando un’antica pergamena sigillata che, regolarmente, il sommo pontefice rifiutava di accettare. Finchè un giorno, il papa, d’accordo con il rabbino capo, decise di consultarne il contenuto. L’intestazione recitava: “Il conto dell’ultima cena”.

Sam incontra il suo vecchio amico Morris.
⁃    Morris, mein fraynd – gli dice – ce l’è molti anni che no ci vediamo…Ma ce l’hai una facia oribile…Che cosa è con te suceso?
⁃    No tu lo crederai…lo sono tre volte in il ultimi tre anni che lo ho sepelito tre mogli.
⁃    Oribile. E come qvelo è acaduto?
⁃    Tre anni fa, ho sposato uno richisimo vedova, e dopo uno mese è lei morta dopo che lo ha mangiato il funghi velenoso. Il anno dopo di qvelo, lo ho incontrato uno benestante siniora che ha fato il divorzio, e anche lei lo è morta dopo un mese che avevamo fatto il khasene, il nozze, per aver lei mangiato funghi velenosi. Poi, il ultimo anno, mi ho sposato di nuovo, ancora una volta, e anche qvesta molie dopo qualche tempo è morto.
⁃    No mi lo dire – dice Sam – Il funghi velenosi.
⁃    No, il testa spacato. No lo voleva mangiare il funghi velenosi.

Un italiano dice: “Sono stanco e assetato; berrò un po’ di vino”.
Un messicano dice: “Sono stanco e assetato; berrò un po’ di tequila”.
Uno scozzese dice: “Sono stanco e assetato; berrò un po’ di whisky”.
Un russo dice: “Sono stanco e assetato; berrò un po’ di vodka”.
Un tedesco dice: “Sono stanco e assetato; berrò un po’ di birra”.
Un giapponese dice: “Sono stanco e assetato; berrò un po’ di sake”.
Un ebreo dice: “Lo sono stanco e ce  lo ho il sete;  devo avercelo diabete”.

Moyshele e Itzik sono seduti uno accanto all’altro al bancone di un bar.
⁃    Mi scusi tanto – dice Moyshele a Itzik – l’ho sentita parlare, e dall’accento mi pare che lei sia di Israele.
⁃    Lo sono, infatti – risponde orgoglioso Itzik.
⁃    Anch’io! E in che città vive?
⁃    A Gerusalemme.
⁃    Che combinazione! Anch’io vivo a Gerusalemme. E lei in che zona abita?
⁃    Ho un appartamento due chilometri a est del King David’s Hotel, non lontano dalla città vecchia.
⁃    No! Incredibile, proprio come me! E che scuola ha frequentato?
⁃    La Yeshiva University.
⁃    Pure io ho frequentato la Yeshiva. E mi dica, in che anno si è laureato?
⁃    Nel 1984.
⁃    Stupefacente! Proprio come me. Tutto questo lo vuole il destino. Dio ha voluto che noi due ci incontrassimo stanotte in questo bar.
Il barista li guarda e scuote la testa.
⁃    Sarà una lunga notte – commenta con un avventore – I gemelli Goldberg si sono ubriacati di nuovo.

Come mai gli ebrei non bevono?
Interferisce con la loro sofferenza.

Un sabato sera Sean entra in un pub irlandese di Boston. Fa conoscenza con un tizio e inizia a conversare con lui.
⁃    Devo smettere di bere tutto questo whisky irlandese – commenta Sean.
⁃    E perchè mai? – gli domando l’altro.
⁃    Perchè ogni sabato sera vado al pub, ne bevo una bottiglia, torno a casa ubriaco, faccio l’amore con mia moglie con grande passione, mi risveglio la domenica mattina e vado a messa.
⁃    Be’? E cosa c’è di sbagliato? Un sacco di irlandesi escono il sabato sera, si scolano una bottiglia di whisky, tornano a casa ubriachi, fanno l’amore con la moglie e vanno a messa la domenica mattina.
⁃    Lo so – dice Sean – ma io sono ebreo!

Shlomo e Abraham sono in un pub del centro per festeggiare la recente promozione di Abraham.
⁃    Ho fatto l’amore con tua madre! – grida all’improvviso Shlomo ad Abraham dopo essersi scolato un po’ di bicchieri.
Intorno si fa un gran silenzio, tutti i clienti si girano verso di loro.
⁃    Ho fatto l’amore con tua madre! – urla di nuovo Shlomo.
⁃    Lo so – ribatte calmo Abraham – Perchè non torniamo a casa, papà? Sei di nuovo ubriaco.

Avrumele è a letto, gravemente ammalato. Da un momento all’altro la morte lo coglierà. All’improvviso lo investe un profumo meraviglioso di arrosto di vitello, il suo cibo preferito. Raccoglie le ultime forze che gli rimangono, si alza a fatica e si trascina giù dalle scale, diretto in cucina.
Affannato, sbircia attraverso lo spiraglio della porta. Non fosse in agonia, penserebbe di essere già in paradiso:sul tavolo, infatti, troneggia il più grande arrosto di vitello che abbia mai visto.
Fa un ultimo grande sforzo, spalanca la porta e si tuffa letteralmente verso il tavolo, atterrando sulle ginocchia. Quel profumo inebriante sembra quasi riportarlo in vita; si lecca le labbra, afferra un coltello e fa per tagliare una grossa fetta di carne, quando la moglie gli sbatte sulla mano un mestolo enorme.
– Cosa lo stai facendo? Giù il mani! No tocare! Il arosto è per il ospiti, dopo il funerale!

(Nino Fricano)

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