La mafia vince sull’invidia e sull’odio

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Non è successo niente. Oppure succederà di tutto. Tutto dipende da cosa farà la gente adesso. Se il tono della protesta non si alzerà ancor di più, significherà che i tanti cortei di oggi – già abbastanza tesi – sono stati tutti una buffonata. Per continuare a sostenere le ragioni che oggi li hanno fatti scendere in piazza, centinaia di migliaia di persone in tutta Italia adesso sono costrette ad aumentare la posta in gioco, rilanciando il dissenso con forme ancor più decise e violente.

Se così non fosse, che significato si dovrebbe dare a quello che è successo oggi? Se ora tornassero tutti a casa incazzati ma col capo chino, permetterebbero a qualcuno di pensare che i cortei di oggi erano una farsa. Se da domani la protesta non incrementerà ulteriormente il suo tenore si potrà pensare che la gente oggi è scesa sì incazzata, ma sicura che il governo sarebbe caduto e, quindi, pensando di potere mettere in calce alla probabilissima vittoria (di Fini, attenzione) la firma della loro marcia. E invece così non è andata. Alla mafia è bastato vincere di tre voti, di cui uno su tre frutto denunciato di minaccia alle aziende della finiana Polidori. La mafia vince sempre sull’invidia e sull’odio.

E ora che succederà nelle scuole? Si proseguirà l’occupazione e poi a gennaio – finite le ‘vacanze’ – tutti sui banchi, ognuno alla deriva per conto suo. Se oggi, invece, l’algebra parlamentare avesse dato ragione alla spallata politica tutta personale e sommamente interessata di Fini, le persone scese in piazza si sarebbero certo sentite parte di quel risultato. Ma a parte il sentimento di averci messo del proprio, null’altro avrebbero portato a casa. Una casa sempre più alla periferia dei diritti costituzionali. Anzi, avrebbero dato carne all’immagine di Fini come eroe della patria. Un eroe che rappresenta solo se stesso in una lotta di potere. Una patria che anche se scende in piazza non è protagonista, perchè i manovratori stanno tutti alle finestre.

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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