Più libri, più liberi… ma meno Sicilia

Nell’era del digitale che avanza e dei bit che sullo schermo simulano il giro di pagina (triplicati nel 2010 i titoli italiani di e-book), i numeri rubano il primato descrittivo alle parole. E noi dopo un anno possiamo definirci veggenti: i record del 2009 sono stati infranti. L’industria dei medi e piccoli editori ci è saltata addosso anche stavolta come una fiera indomita che si ciba di nuove fette di mercato. La conferma arriva dai dati di Bookscan (Il 2010 è l’anno dei piccoli e medi editori: +6% il loro giro d’affari, meglio del resto del mercato che è +1%) e dalla conta dei primi due giorni (+ 5% di affluenza nel week-end di apertura rispetto al 2009). Ma in questo contesto di rigoglio e progressivismo, la Sicilia si distingue esprimendo una controtendenza. Se cresce anche il numero di italiani che entrano nel mercato del libro (il milione in più di quest’anno fa salire la percentuale dei lettori al 46,8%), l’Isola non ne approfitta e il suo gettone di presenza negli stand registra un calo di valore rispetto all’anno passato, confermando peraltro la tendenza decrescente del 2009. Da Palermo a Catania, passando per le isole Eolie, sono soltanto sei le bandierine della Trinacria letteraria: Sellerio, due punti, Nuova Ipsa e Qanat (Pa), Gruppo editoriale Bonanno (Ct) e Centro studi eoliano (Me). A breve entreremo più nel dettaglio.

Autore: Marco Bisanti

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