Pagine d’umanità profonda nella Siracusa delle anime perdute

Geoanatomy III © Paolo Castronovo
Geoanatomy III © Paolo Castronovo

Una rivelazione, un pugno allo stomaco, una stretta al cuore. Una storia d’amore estrema e insensata. Un giovane polacco bellissimo e alcolizzato che vive la sua esistenza tra gli spiantati dei semafori, alloggi di fortuna, vino e vodka, e una donna di Siracusa, ancor più giovane,  ancor più folle. È “Sangue di cane” di Veronica Tomassini, pubblicato da Laurana Editore. Un romanzo di una forza e una profondità – un’umanità profonda –  che sconvolgono. Già, è l’unico verbo adatto. Sconvolgere.

Slawek non era un barbone. No, Slawek era l’angelo nero, gentile, gonfio soltanto un pochino, ma riuscivo ad intercettare i suoi occhi da slavo, origini ucraine, occhi allungati, non so spiegare. Era slavo.

Oggi sono adulta, posso ricordare. “Poco spicci, signora, poco spicci”. Io mi avvicinai, io ero lì, ero già lì, china sulla sua cinta, giù, non una parola. Giù. La mano sopra la mia testa. Giù.

E invece ero ancora al rosso. Rosso. Traffico fermo. “Poco spicci”, angelo mio. “Poco spicci”.

veronica tomassini
veronica tomassini

È la voce della donna che ci racconta le giornate dell’amore, le sue facce, i suoi luoghi. In un sottomondo umano – o forse un mondo sottoumano – dove miseria materiale e abiezione morale si intrecciano e si confondono, scopriamo la Siracusa delle anime perdute, delle miserie estreme, dei fegati spappolati, degli immigrati che puzzano di piscio e vomito. Lì, tra quei polacchi “che muoiono più spesso degli altri”. Tra quei disperati che piangono quando non sono del tutto ubriachi. Giovanotti perduti, morti prima del tempo. Barboni dal sorriso triste con il cartone di vino accanto. Tossici. Papponi. Puttane. Lì, tra il parchetto delle risse allucinate e delle vomitate, delle morti improvvise, del lento disfacimento fisico e mentale. Nella Casa dei Morti o in una degli altri ostelli improvvisati, fetidi e infestati dalle zecche. Un mondo in cui il lettore viene catapultato fin dall’incipit.

Marcin era morto. Io avevo i pidocchi. Cioè successe nello stesso momento, Marcin cagava sangue, stava morendo, beveva e cagava sangue. Io invece avevo prurito ovunque, dietro la nuca soprattutto. “C’hai la rogna”, mi diceva Tano, il pescatore, l’amico di Ivona. Ma Ivona stava con Marcin e Marcino stava morendo perchè cagava sangue. Io stavo con Slawek, Slawek Raczinski di Radom, Polonia. Mi ci portà Slawek in quel posto di merda, una casa a due piani, zona residenziale, bordello con mignotte dell’est, cuscini a forma di cuore, camere personalizzate, condom personalizzati, fellatio personalizzate. I pidocchi li presi comunque prima.

Una lingua potente, feroce, viscerale, quella della Tomassini. Capace di andare sempre più a fondo in tutti gli anfratti del reale.

Eri dolce infinitamente, lungamente, e sempre disperato, si, continuasti ad amare il mio corpo con disperazione e io me ne meravigliavo. Ero stupita da quanta abnegazione mettessi nell’accompagnarmi verso un piacere sempre più  esigente, ero convinta che il mio corpo non fosse abbastanza morbido e rassicurante per riceverlo.

Amavi la mia imperfezione, la mia bruttezza, non ero meravigliosa come certe donne che tu avevi esplorato con foga e poca soddisfazione, il cui ricordo resisteva appena, un labile trofeo di cui smarristi valore e sacrificio. Amavi la mia schiena da scoliotica, la baciavi ed affondavi in essa, sazio o commosso, fino a che la mia carne inquieta non ti pretendesse altrove.

Dieci anni d’amore in cui il polacco Slawek cade e si rialza infinite volte. La ragazza di Siracusa – la puttana di Albania, com’è conosciuta nell’ambiente –  lo segue e lo sostiene, lo lascia e lo riprende, prova a scacciarlo dalla sua vita e poi corre a cercarlo. Perché è destino, è predestinazione, come dice spesso lei. La loro storia ha qualcosa di religioso, di escatologico. Nel marcio più profondo, nell’amore più disinteressato, si cela forse l’ultimo barlume di vera Salvezza.

Intanto però la donna sogna una vita normale, e sembra che stia arrivando dopo un anno di comunità religiosa, di disintossicazione, una casetta in campagna dove vivere e crescere il piccolo Grzegorz, nato per sbaglio come il loro amore. Poi però di colpo Slawek sparisce, di nuovo. L’amore si sgretola proprio quando sembrava più reale.

Leggi la genesi del romanzo raccontata da Giulio Mozzi (Stilos) e dall’autrice (La Poesia e Lo Spirito). Leggi su vibrisse tutto ciò che è stato scritto su “Sangue di cane”.

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