Favola ermetica sul segreto di domani

C’è una volta a vela, una a botte e una a crociera. Sotto una di queste, sicuramente, il principe di un piccolo regno sta sposando la principessa del più grande reame di cui ogni favola dispone. Le nozze, preparate in tutto e per tutto dai maggiori esperti in cerimonie, seguono la straordinaria impresa di una spada: quella con cui il principe Amaranto ha sconfitto il ranocchio velenoso che da tempo minacciava il grande Stagno Bello.

Tanti colpi ha inferto all’avversario l’arma vincente per mano dell’eroe, quante giravolte il cicaleccio degli infidi sta riuscendo a insinuare un dubbio nelle orecchie dei suoi più fervidi ammiratori: quella spada non è veramente la sua spada. Così dicono. Non ne sarebbe mai entrato in possesso se prima non avesse incontrato nel Bosco dei Papiri il leggendario spirito della Penna e non fosse riuscito a rispondere al suo enigma. È stata quella la vera impresa, sono costretti ad ammettere i detrattori. Come c’è riuscito? E perché proprio lui? Il potente mago aveva sottoposto l’indovinello a una serie interminabile di eroi ma nessuno, fino a quel momento, era mai riuscito a comprenderne il significato.

È pur vero che – molti non lo sanno – la soluzione è arrivata al principe senza che nemmeno lui capisse quale specie di magia gliela stesse cavando fuori dal petto. E ancora oggi il nostro è lì che cerca invano spiegazioni! Per questo, non ci resta che un appello colmo di speranza e di fiducia nei confronti della Penna perché il suo spirito ci riveli il mistero di Amaranto, del perché proprio lui, evocando il lontano passato trascorso dal pover’uomo al centro di un modesto paese in ramingo disfacimento.

Era stato il suo paese, un piccolo regno che tutto si svuotò quando, per la scarsità di nutrimento sopraggiunta in quella zolla di tempo, gli morì anche l’ultimo suddito rimasto. Così, il principe restò solo con la propria consorte, o meglio, col grande amore che li aveva tenuti insieme anche dopo la scomparsa di lei (“starò con te per sempre”). Ed ecco perché, unicamente mosso da tale conforto, egli si era spinto poi al confine col grande Bosco dei Papiri: assistendo penosamente a quel desertico divenire, anche lui stava morendo di fame, una fame di carta su cui annotare i trascorsi bui del suo regno. Quale posto migliore, dunque?

Ma quale sfortuna più grande di quella capitatagli alle soglie della suddetta macchia, se non quella di trovarsi a cercare proprio sul sentiero dei Persieri! Fu così che in un baleno dimenticò ogni cosa: il suo paese abbandonato, la situazione attuale e il resto da venire (dimenticò anche di avere dimenticato). Smarrirsi nel ventre calloso di un bosco taciturno può sempre capitare; ma perdere in memoria anche il profilo della tua ombra non è roba da poco. Fu l’incontro con una gazza dispettosa a disporre quel tanto di storia che bastò per affibbiare la sua vita a un’altra direzione. Il corvide su un ramo al turno di vedetta gli parlò di un grande regno da salvare e una principessa da sposare per chi avesse sconfitto il ranocchio velenoso. Come se non bastasse, l’imbeccatrice nera gli disse che lui, pretendente al trono e alla principessa, stava cercando da giorni il nemico dello Stagno proprio tra i sentieri di quel verde. Non ricordava? Come? Neanche di lei si ricordava?

No, in cuor suo Amaranto non ricordava, ma non volle dirlo per non offendere l’amica. E poi, quelle parole calzavano perfette col suo trovarsi lì. Senza dubbio le cose erano quelle. Un sorriso un po’ sbadato al frullare di commiato della gazza nel fogliame verticale e da quel momento il suo passato era cambiato. Sostituito. Anzi, non era mai esistito. Tutto dimenticato. Eppure, quando Amaranto si trovò davanti allo spirito della Penna e al suo potente indovinello, avvertì la stessa forza di un turbine svenargli la miniera e cavargli l’unico tesoro che ancora non l’aveva abbandonato nel passaggio dall’oblio e fino a lì. Un istante e la chiave dell’enigma (“non sei solo”) gli sgusciò sola fuori dal petto valendogli la spada vincente del potente spirito. Un tale privilegio non gli fu certo regalato, ma la tremenda e misteriosa sensazione di svuotamento radicale che lo assalì quando venne risolto il possesso dell’arma prodigiosa, precipitandolo giorno e notte in un buco di afflizione, per fortuna non durò poi tanto a lungo. La prima volta che incrociò lo sguardo della sua futura moglie, infatti, per come era venuta l’angoscia gli passò.

Così, come si dice all’inizio, dopo aver trionfato contro il temibile animaletto, l’eroe solitario venuto dal nulla sposa la nota principessa. E chissà che bellezze riempiono i loro cuori di allegria tra le feste di palazzo e i fiori azzurri tutto intorno!

Sappiamo però che un giorno lontano, non oggi ma un domani, dopo tanti anni di vera gioia il nuovo principe si inoltrerà nel bosco in cerca di un fiore con cui omaggiare la sua dolce consorte. Ma, ahimè, egli si troverà ancora davanti al sentiero dei Pensieri persi (nome per esteso). Quest’altra volta, Amaranto non potrà riconoscere il luogo e nessuno gli avrà mai parlato dei poteri di quel varco. Come si può infatti tenere a mente il nulla? Dunque, il nostro eroe sparirà di nuovo.

Eppure, dopo questa favola (che deve ancora concludersi) qualcuno crede di sapere perché, nuovamente immemore della propria storia e sperduto chissà dove, non riuscirà il labirinto della sua terza vita a scorare l’Amar tanto principe vagante.

Autore: Marco Bisanti

mela penso

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