Nessun dolore

Nessun doloreCos’è, Di Tullio, l’avvocato di CasaPound, un giovane vecchio militante “atipico” di destra da osservare come un Dowayo o uno scrittore? Io dico che Domenico Di Tullio è entrambe le cose, e prestate molta attenzione: è uno scrittore con tutta una bella serie di influenze e riferimenti culturali, sia rock (per dire, ama i Verdena) che letterari, e una sua già formata personalità autoriale. Ed è uno scrittore che ha il talento principe che deve avere uno scrittore: una chiara visione del mondo. Giusta o sbagliata, in letteratura, non importa: importa che sia. Altrimenti le dinamiche della narrazione sbarellano, e così gli equilibri interni. Quindi, in sintesi, andrei cauto, come critico, a fondare un’analisi su un approccio emi-antropologico emi-sociologico. È uno sbaglio. Di Tullio è un buon lettore (si vede) e un buon conoscitore dell’ambiente editoriale e letterario, non soltanto capitolino. È un autore che sta raccontando il suo mondo con amore e con trasporto. Sta dando letteratura a quella che sin qua era soltanto una storia. E questa letteratura esce per una delle più grandi case editrici italiane, la Rizzoli. Come a dire: esce per essere letta da chiunque, esce per entrare in tutte le librerie, non soltanto in quelle d’area. Esce per essere giudicata, odiata, fraintesa, amata. Esce per gridare d’essere viva, e sana, e giovane. E nient’affatto elitaria.

Gianfranco Franchi legge “Nessun dolore”, il primo romanzo di Domenico Di Tullio

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