Mal tempo sul bel paese

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Neppure il cielo riesce
a smaltire l’indecenza
sollevata da questa
terra e dopo sonori
movimenti intestini
piange sull’alibi autunnale.

L’aria elettrica illumina
code umane pronte
a ricevere la miseria
da teste di fila che
puzzano di marcio,
rifiuti del vivere onesto.

Il dettatore con le rughe
sulle nostre speranze
subisce l’ennesimo scacco,
ma la mossa del suo traditore
solo per caso corrisponde
a un interesse più ampio.

Chi ha risolto la propria
coscienza in merito
alle precedenze di valore
pensa bene di restarsene
in sella dicendo a tutto
di sì: assente con la testa.

Un sottile ombrello mi
ripara da questo battere
del tempo stretto fra
presagi di fame ulteriore,
culle di futuri analfabeti,
e uccisioni di brava gente sola.

Sempre più spesso nessun
cerchio dal sasso buttato e
si formano indisturbate le
pozzanghere in cui annega
la storia di chi ha cercato
dignità nell’essere italiano.

Dal 1981 racimola una laurea del primitivo ordinamento con tesi in semiotica della letteratura sul tempo nei racconti di Borges; un paio d’anni a scrivere per La Sicilia e un pirandelliano tesserino da giornalista professionista; diversi e non conclusi anni di teatro per ragazzi a muovere e suonare per i burattini; un progetto di digitalizzazione bibliotecaria alla Sapienza, qualche poesia sparsa in varie antologie e l’attuale attività di traduttore e lettore. Adora religiosamente i classici e la poesia.

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