Le dimensioni contano

Marco Candida ha appena pubblicato la terza puntata del suo diario americano sulla rivista Fernandel: «Da quando sono tornato ho proprio la sensazione d’essere un gigante. I palazzi e i grattacieli americani camminano con me per le strade, me li sento nelle ossa, nelle cosce e specialmente all’altezza del petto. È una strana sensazione di indistruttibilità che non avevo ancora provato. In treno attraverso un campo di grano con qualche covone e mi sento come se potessi allungare una mano dal finestrino e prendere un covone, chiuderlo nel palmo. Per strada a volte mi sembra di poter allungare il collo per guardare al di là di un tetto di tegole, antenne e comignoli. Le sedie, gli alberi, la vegetazione, gli oggetti, tutto si è ristretto, come se in questi ultimi venti giorni Elizabeth avesse messo in lavatrice non solo i miei pantaloni e le mie camicie per farmi il bucato, ma anche sedie, piastrelle, soprammobili, tavolini, strade, automobili, palazzi, chiese e un po’ tutta quanta l’Italia».

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