Alfabeta2: tornano in campo i veterani per fronteggiare l’emergenza culturale?

Jannis Kounellis, Senza titolo, 2006 Milano
Jannis Kounellis, Senza titolo, 2006 Milano

La cosa più curiosa della nuova “Alfabeta2” è forse quell’espressione che – specie ai più giovani – può sembrare tremendamente stantia, superata, addirittura pacchiana. Rivista di intervento culturale. Muffa post-sessantottina, si potrebbe dire, residuato di un linguaggio pomposo e magniloquente di tempi che furono e non torneranno ma più. Non a caso il nuovo progetto editoriale di Eco, Ferraris e altri autorevoli intellettuali nasce dalle ceneri di una vecchia rivista che spopolò dal 1979 al 1988, superando le ventimila copie e rappresentando – si legge nell’editoriale – “l’ultima vera rivista di cultura del Novecento, il secolo delle riviste, e degli intellettuali”.

I vecchi e i giovani. “Quando la sinistra aveva già iniziato a suicidarsi ma esisteva ancora una cultura di sinistra” – scrive Carlo Formenti – nacque un dibattito “egemonizzato, se non dominato, da una rivista mensile il cui titolo – «Alfabeta» – finì per incarnare un progetto di ri-alfabetizzazione di una classe intellettuale prossima a perdere consapevolezza della propria responsabilità politica”.  Ma la redazione avverte: “Riprendere un filo interrotto così a lungo può facilmente far scadere – si capisce – nella nostalgia, nel reducismo, nei lucciconi del come eravamo e di anima mia. O nell’acrimonia del quantum mutatus ab illo, della gran bontà dei cavalieri antichi”. Invece no, precisano gli autori, perché la nuova rivista nasce “ per riaccendere il desiderio di un vero confronto intellettuale, laddove il «vero» sta per molte cose: non accademico, non ideologico, senza ipocrisie, eretico, irriverente, perfino maleducato, ove necessario”. Adesso infatti ci troviamo in un’epoca totalmente diversa, più complessa, stratificata, dove i mezzi di comunicazione hanno radicalmente destrutturato la realtà frammentandola e ricreandola. Ma c’è di più. Dopo i bizzarri Anni Zero del terzo millennio, scrivono gli autori, ci troviamo in una confusa situazione di “emergenza culturale, antropologica, economica. Dunque politica”.

Intellettuali e politica. Come far fronte al tempo presente? Quelli di Alfabeta2 sembrano avere le idee chiare. Le armi sono quelle dell’analisi, della critica e della riflessione intellettuale “in nome della complessità, dell’interdisciplinarità, dell’antropologia del presente”.  Leggendo comunicati ed editoriali, si capisce che la rivista si pone obiettivi ambiziosi. Addirittura l’intento è quello di rimodulare il rapporto tra intellettuali e politica. Ristabilendo, in modo inedito, il sacrosanto diritto di “ficcare il naso”. Scrive Eco: “È proprio dell’intellettuale, e tanto più in quanto sia libero e «disorganico», ritenersi impegnato nell’occuparsi della cosa pubblica, anzitutto in quanto cittadino, in secondo luogo in quanto cittadino che per mestiere è abituato a sottoporre i fenomeni al vaglio della riflessione e della critica – anche se nulla assicura che la sua riflessione e la sua critica siano infallibili – ma proprio per questo deve continuamente renderle pubbliche e aperte al controllo collettivo”. Intellettuali che, anche se “marginalizzati, precarizzati, destituiti di mandato e funzione”, non possono evitare il compito di “grillo parlante”. “Col rischio di essere poi spiaccicato contro il muro – osserva Eco –  Ma ogni attività comporta le proprie malattie professionali”.

Il risultato. Il primo numero della rivista fa ben sperare. Pochi svolazzi, pochissimi pomposismi inutili, nessun articolo fine a se stesso. Tutt’altro. Le armi intellettuali sembrano essere state oliate a dovere. La rivista ha la sua identità e una sua ben precisa mission. Come nella vecchia edizione, ogni numero verrà dedicato ad un artista visuale. Il primo numero tratta di Jannis Kounellis. Si parla inoltre di Università, omertà e Chiesa, politica internazionale, ambiente, storia e revisionismo, migranti ed emigranti, globalizzazione, giovani e cultura, musica, differenze di genere, nuove tecnologie, cyberspazio, consumismo, sorti ed identità dell’Occidente, fino alla Fiat di Pomigliano, al doppiaggio dei film stranieri e ai Mondiali di calcio. Non un guazzabuglio saccente e zeppo di tronfie citazioni, come potrebbe sembrare, ma una serie di interventi che spaziano sui temi più decisivi della contemporaneità con un atteggiamento smaliziato, comunicativo ed affascinante. Un approccio omogeneo, comune a tutti gli articoli e molto ben calibrato, che è realmente non-settoriale e multidisciplinare. Un autentico “pensatoio”, dunque, in senso positivo e propositivo.  Di sinistra? Certo, ma sinistra in senso lato. Nessuna acrimonia di parte e nessun mulino a cui portare acqua o cose del genere. Insomma, il primo numero è un piccolo e brillante esempio di – eh si – intervento culturale.

Il web. Il progetto, intelligentemente, vive anche sul web. “Alfabeta2 – scrivono gli autori – è anche un sito, in quanto ci pare difficile, oggi, concepire un laboratorio d’idee, analisi e scritture in forma puramente cartacea, senza godere dell’orizzontalità, della velocità e dell’apertura consentite dalla rete. Il sito di Alfabeta2 non è la semplice replica elettronica degli articoli della rivista, ma costituisce un polo complementare di discussione, ricerca e condivisione, ambendo a porsi come uno spazio di raccordo tra diverse esperienze e soggettività. Sono consultabili articoli della rivista e loro materiali aggiuntivi (testi, immagini, link, documenti audio e video), ma anche rubriche e testi destinati esclusivamente al sito. Se la rete, in quanto universo debolmente istituzionalizzato, permette la circolazione di energie vive e spregiudicate, allora una rivista a vocazione critica non può non confrontarsi con essa. Per questo motivo Alfabeta2 assume fin da subito una duplice prospettiva: quella sintetica e formalizzante della rivista mensile, capace di focalizzare l’attenzione su aspetti cruciali della realtà contemporanea, e quella aperta, grandangolare e rizomatica del sito, che si pone come crocevia di esperienze sociali ed esperimenti cognitivi”.

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