Traduzione di Marco Bisanti
Il martin pescatore schizza dall’onda nera
come un blu fiore, nel becco
ha una foglia d’argento. Non penso
a cosa più bella – escluso il badare
al suo lento morire, dov’è
giorno senza fiotto di gioia?
Ci sono più pesci che foglie
su alberi a mille, e comunque il martin pescatore
non nasce per questo pensare, o altro che sia.
Quando l’onda s’increspa sulla testina blu, l’acqua
resta acqua – la fame è l’unica storia
di cui nella vita potrebbe fidarsi.
Non dico ha ragione. Né
dico ha torto. Religiosamente ingoia la foglia d’argento
e il suo fiume svenato – con lacrime facili e spesse
non schizzerei dal mio corpo profondo
pur se ne andasse della mia vita – si avvita all’indietro
sul mare lucente a ripetersi, e infine riuscirci
(finché riesco a sognare qualcosa, niente) perfettamente.
Mary Oliver (House of Light, 1990)
L’hanno definita “una pattugliatrice delle paludi allo stesso modo in cui Thoreau era un’esploratrice delle bufere di neve” e “una infaticabile guida al mondo naturale”, la Oliver osserva con sguardo fresco la Natura e ne ricava immagini potenti. Il martin pescatore le regala uno dei suoi più bei versi: “how could there be a day in your whole life/ that doesn’t have its splash of happiness?”. Il fiume e il martin pescatore ci ricordano che ogni giorno nasconde uno schizzo di felicità. (Tonino Pintacuda)




