La Repubblica delle Lettere: un turbine masturbatorio di vuote forme stilistiche

letteratura–   Questi intellettuali hanno rotto il cazzo. Ci provo a leggere ste riviste letterarie, ‘sti blog, ‘sti siti pieni e pieni di parole

–   Non ci riesci?

–   No! Fanno a gara a chi sa infilare più paroloni in quattro frasi. Si divertono con le citazioni. Chi ne sa di più vince. Fanno i fighi con filosofi e scrittori e professori amici loro. Più sono sconosciuti e più ci godono.

–   Che palle, mi stai diventando Banale. Stai tirando fuori solo Luoghi Comuni. Gli Intellettuali sulla loro Torre D’Avorio. Gli Intellettuali che si guardano l’Ombelico.

–   Giusto!

–   Ma finiscila! Se non ci fosse Gente che Pensa, che cerca di Capire, Studiare, Analizzare, dove andrebbe a finire la Coscienza Collettiva, l’Opinione Pubblica?

–   Non dico che gli intellettuali sono inutili, per carità. Mi chiedo solo perché cazzo sono così…così…come posso dire….

–   Autoreferenziali?

–   Cioè?

–   Che si riferiscono solo a loro stessi. Che utilizzano un Codice Comunicazionale Esoterico.

–  Parla potabile…

–   Che si capiscono solo tra di loro. Che non fanno capire niente agli altri. Ai comuni mortali.

–   Esatto. Sono autoreferenziali.

–   Ma dai. Le Citazioni, i Paroloni…non ti puoi attaccare a cose così…sono Dettagli, Vezzi, Raffinatezze…prova a capire cosa c’è sotto, cosa vogliono dire. Perché – se non tutti, almeno qualcuno – gli Intellettuali hanno ancora Molto da dire.

–  Ma si, ma si. Questo te lo concedo. Ma cazzo, perché devono stare sempre a scrivere di letteratura, di generi letterari, di tecniche di narrazione, di stile. Questa parola: stile, stile e sempre stile! Come se la storia della letteratura e del pensiero fosse solo un turbinare masturbatorio di forme stilistiche. Come se ai letterati interessasse solo l’arida tecnica, come fossero interessati solo a quello che devono infilare nella propria Grande Opera! E quanto, ma quanto, gossip! E quanto scopava quello scrittore, e quanto era stronzo quell’altro, e i dolori di quell’altro ancora! E il mondo? E la vita? Quando ne parlano di queste cose? Non dovrebbe essere il loro campo d’interesse? Non dovrebbero concentrarsi su cose più serie?

–   Dio mio, sei decisamente peggiorato negli ultimi tempi. Una volta non eri così Superficiale. Confondi la Letteratura con la Filosofia…ma che dico! La confondi con la Critica Letteraria! È come confondere Bruno Pizzul con Pelè. Forse leggi troppi che scrivono di Letteratura e troppo pochi che fanno Letteratura.

–   Ah, perché, c’è differenza?

–   Stronzo.

–   Parlo seriamente. Cosa intendi con “fare letteratura”?

–   Senti, non mi va di fare Discorsi così Complicati con te.

–   Ah, sono troppo ignorante?

–   No, solo Aggressivo.

–   Allora senti questa: secondo me tutti questi intellettuali della mia minchia si sono scordati cosa significa fare letteratura. Raccontare e dire qualcosa sul mondo. Trovarne l’angolazione, cercarne le chiavi di volta. Non esistono più. Sono ciechi, pallidi e senza vita. Non si pongono più domande, se non sulle quattro cazzate che hanno studiato qua e là. Ancora devono riprendersi dalla botta di aver perso l’aureola… e che sarà stato mai!

–  Visto? Sai pure parlarmi dell’Aureola. Mica sei Ignorante come credi.

–  Non mi hai risposto.

–  Non mi va: parli di artisti, letterati, intellettuali come fossero la stessa cosa. Confondi tutto e su tutto spari a zero. Prima fatti un’idea di certe categorie e poi ne parliamo. Sei troppo Superficiale, così non ne vale la pena.

–  Vaffanculo.

–   E sei pure pieno di Pregiudizi.

–   Olè.

–   Ti dico una sola cosa e me ne vado: è dall’Alba dei Tempi che Lo Stile è Fondamentale.

–   Lo stile è fondamentale quando l’arte non ha più nulla da dire.

–   Basta, devo andare.

–   Solo un’ultima cosa.

–   Che c’è?

–   La prossima volta usa meno Maiuscole altrimenti sarò costretto a vomitare.

–   Non credo ci sarà un’altra volta.

–   Ma dai! Ti sei incazzato veramente?

–   No, devo finire il romanzo della vita. Dovrò chiudermi in casa per il resto dei miei giorni.

7 pensieri riguardo “La Repubblica delle Lettere: un turbine masturbatorio di vuote forme stilistiche”

  1. se penso alle discussioni letterarie che insorgono come virus a casa della lipperini, ma anche su nazione indiana (ma meno), ho l’impressione, da lettore, che nulla si stia dicendo davvero. è un’impressione desolante. cresce un discorso che solo nella forma ha una sostanza?

  2. Il punto è questo: come fare a introdurre il lettore-non-aspirante-scrittore nel magico mondo della Repubblica delle Lettere. Forse non c’è più spazio per lui?

  3. Ninuzzu, ci ho provato con tutto il cuore a far una mappa del web letterario. Impresa vana. Voglio libri che mi raccontino una storia, che mi aprano un mondo. Che mi rubino due ore in cambio di pura gioia. Come fece quel gran figlio d’una mignotta di Stephen King una dozzina d’anni fa con It o Stevenson con “l’isola del tesoro” e perfino Cartesio con il “Discorso sul metodo”. Pura narrazione. Mondi in cui accada qualcosa e non tutto sto sfregamento di sinapsi per vedere dove collide il male naturale, l’angoscia esistenziale e altre menate. L’ultima volta che ho provato sta sensazione è stato alle Colonne di San Lorenzo quando quella gran testa brillante di Paolo Melissi m’ha incantato coi suoi viaggi nella Metro di Milano, soprattutto coi suoi esercizi inutili. Pensar che un libro possa cambiare il mondo è una gran fregnaccia. Pensare che possa spiegar questa vasca di squali che chiamiamo vita è pura follia. Voglio storie, storie che mi facciano ridere, piangere e pensare. Ma in modo naturale. Senza che lo scrivente si metta sotto il riflettore a dirmi che lui ha capito tutto di come si smerigliano parole. Leggiti “La voce del torrente” di Sherwood Anderson o “Pedro Paramo” di Juan Rulfo. E impara!

  4. chi scrive di letteratura dovrebbe per prima cosa fare ciò che ha fatto kipling o stevenson con la letteratura o conrad. arrivo dal blog di lucio angelini dove i conati di vomito sono a stento trattenuti…

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