SCRIVERE di Alessandro Carbone

Redemption or Myself (c) Paolo Castronovo
Redemption or Myself (c) Paolo Castronovo

Sapete qual è la fregatura? Che quando scrivi a leggerti non sarà mai realmente chi volevi fosse davvero a leggere ciò che hai scritto.

Si scrive per rabbia, per amore, per istinto, per voglia di non rimanere umidi nella solitudine di un pensiero qualsiasi, anche il più banale.

Così il più delle volte, i pensieri formulati ‘contro’ o ‘per’ diventano quadretti da appendere lungo le camere buie di discorsi che non portano da nessuna parte.

Mi capite? Voglio dire, uno si impegna, se li pensa sino infondo queste miracolate iniezioni di parole che viene male rimanere con la convinzione che il destinatario si bea allegramente di voi e delle vostre fatiche.

Scrivere, portarsi via solo un attimo. Raccogliersi intorno ad un fuoco tiepido di frasi buttate lì, come frasche buone solo per camini noiosi. Il mestiere dello scrittore, avrò letto almeno una decina di libri con un titolo simile, consigli, architetture, viaggi grammaticali, niente, vi giuro niente da cui cavare ragni, rimangono solo i buchi, quelli nei quali ogni tanto si sprofonda, si immalinconisce, ci si lascia addormentare, nella speranza che il bello o la bella di turno vengano a succhiarci la tristezza dagli occhi, da naso, dal cuore. Balle, puttanate, dico davvero, gran belle stronzate, tutte cose, da dimenticare appena lette. Non cè ricorso alla salvezza letteraria che non sia una bottiglia di buon Bourbon invecchiato a dovere e sigari brasiliani arrotolati a mano. E’ lì, nelle spire di fumo e nelle capriole dell’alcol nello stomaco , nei rigurgiti dei pasti frettolosi, nelle pasticche prese a sciogere il resto, il rimosso, il confesso, che poi si annida qualcosa, dico qualcosa che si avvicina, di poco, molto poco, alla verità. E’ quel movimento lì e quel tenersi dietro il fiato e lasciarlo andare poi pesante. Gonfio e sgonfio delle vostre lamentele esistenziali. Mi ama, non mi ama, mi lascia, lo lascio, mi scopa, si ma quanto, dove, mi manca, si mi manca, un attimo solo per pensare, per mettermi in silenzio, ad ascoltare.

Dello scrivere saprete tutto solo quando una notte d’estate uscirete fuori dal balcone, e fisserete distrattamente le stelle, che quella sera vi sembrano diverse. Vi sembrano enormi. Non avevate mai visto stelle così a dire il vero. Stelle, a milioni, miliardi. Come le parole, come tutte le parole che potete immaginare..

Prendete quella notte quello che rimane della fantasia e unite come potete i punti luminosi.
Se verrà fuori appena qualcosa di decente, allora, solo allora vi converrà mettervi a scrivere. Senza alzare la testa dal foglio, dallo schermo, fin quando la vostra anima pompa inchiostro sulle punte delle dita. Quando ogni goccia di ciò che avevate in corpo resterà appesa su ciò che di bianco avete usato per impregnare di voi l’umanità intera, di chi leggerà o non leggerà non ve ne fregherà più nulla. Nulla.

tratto da Reading Circus – fenomeni di narrazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *