L’assenza di futuro nell’età contemporanea

Hunting daisies by Paolo CastronovoNon so perché ma ho l’impressione che siamo a una svolta epocale. Tipo quelle epoche in cui finisce un mondo e ne comincia un altro. Si si, quando poi – tra un mondo e l’altro – finiscono schiacciate migliaia e migliaia di vite, esistenze, personalità, sentimenti, ideali. Come moscerini sul parabrezza di un’auto in corsa. Un po’ come i “vinti” di Verga, la feccia necessaria per il buon vino del progresso storico, ideale, spirituale dell’umanità. Macchè, manco questo c’è rimasto. Il positivismo ce lo siamo fumati, l’ottimismo di una volta è scappato via insieme all’edonismo reaganiano. Saranno andati a sposarsi a Las Vegas.

Leggendo George Steiner (ok ok, forse capisco il 20% di quello che dice, ma chissenefrega) ho ritrovato una sensazione familiare: l’assenza di futuro nell’età contemporanea. Non l’assenza di speranza per un futuro migliore. Quello magari c’è sempre, astrattamente. No, l’assenza di una percezione concreta del futuro. La difficoltà soltanto a pensarti – materialmente – tra dieci, venti o trent’anni. (La sparo o no?) E questo vale (ma si…) per la persona (davvero?) come per l’intera società (buum!).

Crisi occupazionale, mercato del lavoro saturo, solite storie da bamboccione ignobile, e tu generalizzi tanto per fare il figo? Sei angosciato perché non credevi che la post-adolescenza sarebbe stata ancora più tormentata e angosciata dell’adolescenza stessa? Ma no. Ma no. Penso soltanto che il sistema occidentale abbia qualche problemino serio. Che tutti i diritti elencati nelle costituzioni, spesso e volentieri, non sono più economicamente sostenibili. Qua gli stati vanno in bancarotta. È tempo di lacrime&sangue. Crolla il welfare state. E nessuno sa come rimpiazzarlo. Intanto la globalizzazione mette tutto il mondo sullo stesso piano, tutte le pietanze mescolate sullo stesso piatto. E rende secoli e secoli di lotte per i diritti – rivoluzioni, martiri, proclami ed epica – soltanto una contingenza storica, un piccolo fenomeno circoscritto e trascurabile di fronte ai grandi numeri del globo. Già, perché se guardi dall’alto, conta solo la quantità. E hai voglia di parlare di cultura, di politica, di diritti e roba del genere. Sono i numeri quelli che contano. Au revoir Occidente.

La foto è di Paolo Castronovo

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