“A Palermo non c’è il lavoro”…né la voglia di lavorare

probabili canicole di Paolo Castronovo

… si opta per rimanere a casa a mandare curricula, con capatina a Mondello nel pomeriggio, invece di imparare qualcosa di pratico seppure pagati “poco”. Troppo ardito pensare che una risorsa lavorativa che impara velocemente e produce possa ambire a un velocissimo aumento di stipendio e a ruoli manageriali (avendo a che fare con imprenditori onesti, s’intende). O peggio si va a Milano a farsi sfruttare a 1000 euro al mese, il che vuol dire che (tenuto conto del costo della vita) a fine mese non rimane nulla mentre qui qualcosa sarebbe rimasto… salvo poi tornare tra qualche anno e finire risucchiati dal vortice clientelare/affaristico di cui sopra.[…]

Ma non dobbiamo contare anche il “problema climatico”? Ad aprile, prima di partire per New York, c’era gente che sollecitata a “quagliare” su alcune cose mi diceva: «Ma ora c’è l’estate…». Tradotto: se ne parla a ottobre! […]

La beffa? Non è un problema di incapacità. È come se il contesto contribuisse a questa lagnusìa. Gli stessi palermitani appena vanno fuori diventano attivissimi e finiscono in posti chiave. Persino qui in America succede. Perché?

Tony Siino, Rosalio.it

la foto è di Paolo Castronovo

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