La vita e il mito di Roberto Bolaño

Qualche tempo fa un amico mi provoca: “C’è un autore cileno che non è una puttana, non è nemmeno un macho alla Hemingway e non è morto ammazzato nei ’70“. L’ovvietà dell’ultimo punto non è poi così scontata. Mesi dopo scoprì che molte delle intuizioni del mio amico erano prese dal saggio in chiusura de “Il gaucho insostenibile”. Scoprii, dal canto mio, la vita e il mito di Roberto Bolano, legate insieme a doppio filo a formare un’opera letteraria scritta con avidità e lucida determinazione. Ripercorrendone le tappe, non si può non pensare a RB come ad un autore del silenzio: in molti ne hanno descritto la vita come un funambolico show da rockstar maledetta – e certi risvolti dimostrano la spregiudicatezza fuori luogo di certe case editrici, un’immagine che certamente deve molto all’impegno politico, ad un iter da vagabondo e a certe parole come “rivoluzione” e “poesia”. Per me RB ha sempre significato il silenzio, la quiete malinconica del deserto e delle coste sudamericane, e questo non perché nei suoi romanzi/poesie/racconti manchi praticamente del tutto anche solo un riferimento alla musica, ma perché il canto del Tempo che scorre non ha bisogno di altra colonna sonora se non il lento sfregare della penna su un foglio di carta spiegazzato. continua a leggere

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